"Sono stato spiato su database riservati, non ho avuto alcuna comunicazione ufficiale. Sono io, semmai, che leggendo i giornali ho cercato di capire di che cosa si trattava". Nicola Procaccini, europarlamentare di Fdi e presidente del gruppo Ecr, commenta col Giornale il caso Striano. L'ipotesi che quegli accessi abusivi alle banche dati prima del voto del 2022 mirassero a frenare la corsa a Palazzo Chigi di Giorgia Meloni, per lui, è "possibile", ma "non posso dire con certezza quale fosse l'obiettivo", chiarisce. "Di certo prosegue - non è una coincidenza che il 90 per cento dei politici spiati siano di centrodestra. Questo mi fa pensare che evidentemente ci fosse un mandato politico, o quantomeno un'opportunità politica: francamente è inquietante".
La presidente della commissione Antimafia Colosimo parla di "interessi esterni concreti" e di "ambienti e contesti" per i quali quei dati erano utili. Ambienti e contesti politici, dunque?
"Può darsi. Potrebbe esserci una molteplice chiave di lettura. I dati potevano servire per colpire movimenti politici come pure per inchieste giornalistiche, sappiamo per esempio del rapporto tra Striano e la trasmissione Report. È una vicenda inquietante. E trovo surreale che in Europa si parli con un'intensità polemica inaudita del presunto spionaggio a cui sarebbero stati sottoposti Luca Casarini e Francesco Cancellato, mentre su questa vicenda vige l'assoluto silenzio: mai un'interrogazione, mai un dibattito parlamentare".
Come spiega questa sottovalutazione del caso Striano in Europa?
"Forse è anche colpa dell'atteggiamento di ritrosia del centrodestra, che non ama spostare in Europa polemiche del dibattito nazionale, ritrosia che a sinistra non esiste. Poi noi volevamo saperne di più e scoprire i mandanti, che poi è il cuore della questione".
Per Colosimo è un "problema sistemico", e se è un sistema, è lecito pensare qualcuno questo disegno lo abbia portato avanti con una finalità precisa
"Certo. Se poi questa attività metapolitica diventa politica a tutti gli effetti, per esempio con un procuratore che diventa parlamentare, questo disegno diventa anche più evidente. Non attacco nessuno in assenza di tutte le prove, però è un dato di fatto che Striano era al servizio dell'allora procuratore antimafia Federico Cafiero de Raho, poi divenuto un attore politico a tutti gli effetti, candidandosi nel M5s ed entrando in Parlamento".
Il caso Striano non è l'unico: c'è il rischio di un uso politico delle banche dati?
"Il rischio esiste, e la permeabilità di queste banche dati è un problema che investe molti aspetti. Oltre che per finalità politiche, gli accessi abusivi possono diventare strumento di concorrenza sleale per attività economiche, o di condizionamento per attività finanziarie o produttive. Identificare i mandanti è fondamentale a garanzia non solo della classe politica, ma del sistema Paese nel suo complesso".
Ha un'idea su come si potrebbe arginare il fenomeno degli accessi abusivi?
"Per cominciare l'attività giudiziaria dovrebbe sempre essere formalizzata, e mai svolgersi in modo informale.
Va certificata nero su bianco l'esigenza pubblica di acquisire determinate informazioni, su questo penso che il sistema si possa migliorare. Certo, le norme, per bene che siano scritte, si possono sempre violare. Ma intanto scriviamole bene".