Il documento con le "Linee guida per l'uso della lingua come fattore di uguaglianza e inclusività" finanziato dall'Unione europea per i nuovi stati membri in cui si vietano l'utilizzo delle parole come "signori e signore", "maschile e femminile" e "patria" scoperto da Il Giornale, diventa un caso politico.
Fratelli d'Italia e Lega sono infatti intervenute stigmatizzando la propaganda woke e politicamente corretta portata avanti da Bruxelles con i soldi dei cittadini europei. Carlo Fidanza, capo delegazione di Fdi al Parlamento europeo, ha affermato che "è l'apoteosi dell'ideologia woke travestita da istituzione. Un documento impone ai Paesi che vogliono entrare nell'Ue di abbandonare termini come marito e moglie, padre e madre, signore e signori, patria". Fidanza ha poi aggiunto: "Obbligatorio, insomma, il lessico woke, con tanto di benedizione delle Nazioni Unite. E con un progetto costato 1,5 milioni di euro, il Gender Equality Facility, pagato naturalmente dai cittadini europei. Queste follie hanno stufato".
Anche la Lega è intervenuta con l'europarlamentare Isabella Tovaglieri che ha chiesto "basta wokismo!" affermando come "l'ideologia woke e il politicamente corretto vogliono cancellare il nostro linguaggio, la nostra storia e le nostre tradizioni. Aderire all'ideologia woke come condizione per entrare in Ue è assolutamente inaccettabile. Vergogna!".
È intervenuta anche la capogruppo di Iv al Senato, Raffaella Paita: "La notizia rivelata dal Giornale preoccupa certo per il rispetto della libertà di espressione. Ma resto scioccata soprattutto davanti a un fatto evidente: L'Europa è irrilevante nello scacchiere geopolitico, schiacciata da USA, Russia e Cina e di cosa si preoccupa? Di finanziare documenti che scambiano la censura con l'inclusivitá".
Eppure, quanto raccontato ieri è solo la punta dell'iceberg di un sistema di contributi e indottrinamento più ampio messo in campo da Bruxelles nei confronti degli Stati che vogliono aderire all'Unione europea. Tutto passa attraverso il programma Gender Equality Facility, si tratta di un'iniziativa guidata da Un Women "per i paesi candidati all'adesione all'Ue, che fornisce supporto tecnico e capacity building ai governi per integrare la parità di genere nelle leggi, nelle politiche e nella pubblica amministrazione, in linea con gli standard dell'Ue al fine di raggiungere l'equità socioeconomica e il buon governo".
Il programma in questione "comprende la formazione dei funzionari pubblici, l'analisi della legislazione e l'integrazione della dimensione di genere nei processi di adesione all'Ue e nei finanziamenti". Tra i requisiti necessari all'adesione c'è appunto il linguaggio che viene normato in documenti come le "Linee guida per l'uso della lingua come fattore di uguaglianza e inclusività".
Dietro questa volontà c'è perciò un tentativo di indottrinamento al woke che viene lautamente finanziato. L'importo di 1,5 milioni di euro che abbiamo evidenziato riguarda infatti il solo programma Gender Equality Facility per il Kosovo ma questa cifra va moltiplicata in eccesso per praticamente ognuno degli Stati che hanno avviato un percorso per entrare nell'Unione europea. Per fare un esempio, l'Albania riceve 2 milioni di euro finanziati dall'Ue con l'obiettivo di "rafforzare le capacità del governo albanese per integrare la prospettiva di genere nelle leggi, politiche e programmi a livello centrale e locale, in linea con gli standard Ue di parità di genere".
Il programma, in origine focalizzato sui Balcani occidentali (Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia del Nord), dovrebbe allargarsi anche alla Georgia e perfino all'Ucraina che al momento ha ben altre priorità dell'inclusività nel linguaggio.