Ira di Forza Italia sul voto contrario dei dissidenti. "Hanno deluso gli elettori, i partiti non sono taxi"

Nota a sorpresa della Fascina, compagna di Berlusconi, dopo il no di Toti e l'addio a Fi della Bartolozzi. Il Cavaliere chiede chiarimenti al telefono

Ira di Forza Italia sul voto contrario dei dissidenti. "Hanno deluso gli elettori, i partiti non sono taxi"

Clima di tensione in Forza Italia il giorno dopo la bocciatura della richiesta di ampliamento della materia presentata da Forza Italia sulla riforma Cartabia, ovvero il disegno di legge per l'efficienza del processo penale e la celere definizione dei procedimenti giudiziari pendenti presso le Corti d'appello. Voto favorevole di Lega e Fdi, mentre i parlamentari (e non solo) di Forza Italia e dintorni «disobbedienti» o «poco impegnati» nella causa hanno avvertito il malumore di Silvio Berlusconi attraverso una nota a sorpresa di Marta Fascina, deputata azzurra ma soprattutto attuale compagna del presidente di Fi. In sintesi: «I partiti non sono taxi, non si tradisce il mandato elettorale». Messaggio rivolto agli azzurri ma anche a Giovanni Toti.

L'antefatto martedì scorso in commissione Giustizia della Camera: Fi chiede di «ampliare il perimetro» del testo, con la modifica dell'articolo 323 del codice penale sull'abuso d'ufficio (voluta da molti sindaci che si sentono le mani legate) e delle definizioni di «pubblico ufficiale», «incaricato di pubblico servizio» e «persona esercente di pubblica necessità». Tra gli emendamenti in arrivo se fosse stata approvata la questione procedurale, la sinistra, soprattutto grillina, aveva parlato dell'esistenza di una norma ad personam, che sarebbe stata scritta da Niccolò Ghedini e presentata dall'azzurro Pierantonio Zanettin per aiutare Berlusconi nel processo Ruby ter. Anche se Zanettin, a nome del gruppo, ha insistito «respingendo le recenti spiacevoli illazioni strumentali da parte della stampa», la richiesta è stata bocciata ugualmente.

C'è il no del magistrato azzurro Giusi Bartolozzi, che ha poi lasciato Forza Italia per entrare nel gruppo misto (dove prevede di restare almeno fino alla fine di agosto senza assumere ulteriori decisioni), del rappresentante di Coraggio Italia di Toti e Brugnaro, di Costa (per Calenda), di due esponenti di Alternativa c'è, gli esuli grillini. C'è l'astensione di Maurizio Lupi di Noi con l'Italia, che precisa: «Sono d'accordo nel merito, ma il mio timore era di perdere tempo nell'approvazione della riforma». Oltre tutto i voti di Lupi e del totiano non sarebbero stati comunque decisivi. La votazione è finita 25 a 19.

La questione era già stata posta in ufficio di presidenza e il presidente della Camera, il 5s Roberto Fico, si era pronunciato contro ma Forza Italia ha comunque voluto andare al voto. «I partiti non sono taxi per raggiungere lauti stipendi e posizioni di potere, salvo poi (una volta raggiunto l'obbiettivo) cambiare idea, ideali, valori, partito» scrive Marta Fascina, che parla di «ridare dignità alla politica» modificando la Costituzione sul vincolo di mandato, ovvero la possibilità di deputati e senatori di lasciare il partito con cui sono stati eletti. Parla Fascina ma a molti è sembrato di sentire Berlusconi (che ha poi parlato al telefono con i diretti interessati): «Chi, tradendo il mandato elettorale dei cittadini ha contestato i nostri emendamenti» deve riflettere sul «rispetto del mandato elettorale».

Nonostante la prima bocciatura, la modifica del reato di abuso d'ufficio che coinvolge molti sindaci arriverà a destinazione: se non nella «delega anticorruzione» prevista dal Pnrr per Renato Brunetta, nella proposta di legge dell'azzurro Roberto Pella (modifiche al testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) che sarà discusso a settembre in commissione.

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