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Iran, Meloni teme l'escalation militare. Crosetto sulle basi Usa: "Rispettare gli accordi non significa essere in guerra"

La premier: "I civili iraniani non paghino le colpe del regime. Serve una soluzione negoziale". Il governo al lavoro sul rischio crisi energetica

Iran, Meloni teme l'escalation militare. Crosetto sulle basi Usa: "Rispettare gli accordi non significa essere in guerra"
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"Cosa farà Donald Trump stanotte quando scadrà l'ultimatum?". È questa la domanda che rimbalza sulle bocche di quasi tutti i parlamentari che affollano il Transatlantico prima che inizi l'informativa urgente di Guido Crosetto. Il ministro della Difesa deve riferire sull'uso delle basi Usa in territorio italiano dopo che lo scorso 27 marzo il governo ha negato l'utilizzo di Sigonella per far atterrare e poi ripartire verso il Medio Oriente due caccia americani. Ma è chiaro che la questione è ben più ampia e che il vero nodo è da una parte il rischio di una imminente escalation del conflitto ("stanotte un'intera civiltà morirà per sempre", la minaccia di un Trump sempre più fuori controllo) e dall'altra l'eventualità di una crisi energetica così violenta da riportare mezza Europa all'anno del Covid (con il contingentamento di carburanti e gas che comporterà necessariamente una forte riduzione degli spostamenti).

In serata è proprio una nota di Palazzo Chigi a sottolineare come sia concreto "il rischio di un'ulteriore escalation militare che potrebbe coinvolgere l'intero territorio iraniano senza distinzione tra obiettivi militari e civili". Per ribadendo una "ferma condanna nei confronti del regime di Teheran e delle sua condotte destabilizzanti" (dagli gli attacchi missilistici ai Paesi del Golfo fino alla chiusura di Hormuz), Giorgia Meloni sottolinea come sia fondamentale "distinguere tra le responsabilità di un regime e il destino di milioni di civili iraniani". Per questo il governo auspica che si possa presto raggiungere "una soluzione negoziale della crisi".

Anche Crosetto alla Camera non nasconde quanto il momento sia critico, definisce la guerra una "follia" e tende la mano alle opposizioni perché "il Paese ha bisogno di unità". Poi affronta la questione Sigonella e spiega che "l'applicazione degli accordi sull'uso delle basi militari americane in Italia è sempre stata caratterizzata da un'assoluta, coerente continuità da oltre 75 anni". Insomma, "nessun governo, di nessun colore politico, ha mai disatteso, messo in discussione o anche solo ventilato l'ipotesi di non attuare i trattati internazionali fra Italia e Stati Uniti. Ne ha preso atto e li ha applicati". Secondo il ministro della Difesa, dunque, "non bisogna essere coraggiosi per dire no agli Stati Uniti" ma semplicemente "far rispettare gli accordi". Anche perché, aggiunge, con gli Usa siamo "legati da un rapporto quasi secolare di amicizia", che non vuol però dire "essere coinvolti in una guerra". E a chi nell'opposizione chiede una postura diversa dell'Italia nei confronti di Washington, Crosetto replica che il governo "non può assecondare rotture isteriche né subordinazione infantile".

Un discorso, quello del ministro della Difesa, inframezzato dagli applausi arrivati dai banchi della maggioranza, in particolare da Fdi visto che tra Forza Italia e Lega erano presenti all'incirca una decina di deputati. In Aula, anche i ministri Tommaso Foti, Roberto Calderoli e Gianmarco Mazzi. Crosetto affronta poi la questione della crisi energetica. Che, dice in serata durante la trasmissione Cinque minuti (Rai1), già "c'è" e "lo vediamo sui prezzi alla pompa e sul costo del gas". Ragione per cui, aggiunge, "stiamo cercando di lavorare per ridurre l'impatto in Italia sia con l'intervento che c'è stato sui carburanti sia con il viaggio che Meloni ha fatto nel Golfo".

La situazione, però, resta difficile. Anche perché nel governo il convincimento è che Stati Uniti e Israele non si fermeranno nell'offensiva contro Teheran. Certo, si attende di capire cosa farà Trump nella notte, ma - spiega Crosetto - l'esperienza ci insegna che "un Paese non cade in una notte, ma neanche in un giorno o in un mese, e che la resistenza degli Stati è data dalla capacità di soffrire che hanno le popolazioni".

Insomma, nonostante l'ultimatum del presidente americano, i tempi rischiano di essere ancora lunghi. Ecco perché, è l'auspicio del viceministro leghista Edoardo Rixi, l'Europa dovrebbe sospendere il Patto di stabilità e tornare a importare petrolio dalla Russia.

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