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Le iraniane alla sinistra: "Avete taciuto sul regime"

Le voci delle donne che vivono in Italia: "Per 47 anni arresti, torture ed esecuzioni da parte degli ayatollah"

Le iraniane alla sinistra: "Avete taciuto sul regime"
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Aida, 40 anni, ci risponde da Milano. "Quando sento parlare dell'Iran in Europa, ho l'impressione che molti parlino senza conoscere la nostra storia". Vivono sentimenti contrastanti molti degli iraniani in Italia che incontriamo in piazza e con cui parliamo da quando è iniziato l'attacco degli Stati Uniti e di Israele alla Repubblica Islamica. Da un lato la speranza e la gioia per le bombe - molti la chiamano proprio così - dall'altro la sensazione di non essere compresi da un pezzo della società occidentale che manifesta contro la "guerra sionista" di Netanyahu e Trump. Le donne iraniane, il simbolo dell'oppressione brutale degli Ayatollah, avvertono una certa distanza da parte della galassia femminista pronte a scendere in piazza per l'8 marzo.

Aida è una manager nel settore della moda. "Per 47 anni la risposta del regime è stata sempre la stessa: arresti, torture, esecuzioni. E davanti a tutto questo? Troppo spesso il silenzio. La sinistra e le femministe hanno riempito le piazze per altre cause, e questo è legittimo. Ma per le iraniane invece le piazze spesso restano vuote. Nessuno vuole la guerra - chiarisce - Ma quale strada resta? Ignorare la realtà dell'Iran o ridurre tutto a slogan ideologici significa lasciare 80 milioni di persone sole in una dittatura". E si rivolge alle associazioni femministe: "L'8 marzo se e il femminismo è davvero universale, ricordate anche le iraniane".

Tala vive a Roma, ma ha ancora la madre e parte della famiglia a Teheran. "Sono nata e cresciuta in Iran - ci dice - e quando ascolto il dibattito pubblico ho la sensazione che manchi una parte della realtà. Comprendo chi manifesta per la pace. Nessuno più del popolo iraniano la desidera, ma non può significare il mantenimento dello status quo. La libertà non è una questione di destra o di sinistra. Molti pensano che gli iraniani sostengano Stati Uniti o Israele per ragioni ideologiche. Non è così, la logica è semplice e molto umana: chi si oppone al regime che opprime il nostro popolo viene visto come un alleato. La sinistra occidentale li percepisce invece come avversari politici o ideologici". E poi, aggiunge Tala, "parte della sinistra non ha difeso il popolo iraniano di fronte alle atrocità del regime. E le donne iraniane non chiedono interpretazioni ideologiche della loro lotta".

Sam, 46 anni, fotografa, ci risponde da Bologna. "Alla sinistra italiana e occidentale voglio fare una domanda molto semplice: dove eravate quando il regime arrestava, torturava e impiccava gli iraniani? Per decenni siete stati in silenzio - ribadisce - Ma vi basta sentire il nome Israele o Trump e improvvisamente vi svegliate e parlate di pace, come se sapeste cosa è meglio per noi. Non sapete niente dell'Iran. Io ci sono nata e cresciuta, sono stata arrestata diverse volte. Molti iraniani non la chiamano guerra, perché è un'operazione contro un Paese che da 47 anni fa la guerra al suo popolo. Alla sinistra vorrei dire solo questo: siete rimasti zitti mentre il regime sanguinario islamico uccideva gli iraniani, oggi abbiate l'onestà di non parlare al posto nostro".

Media Ataei, è una giovane attivista iraniana, ha studiato in Italia e oggi è farmacista. Anche la sua famiglia è a Teheran. "Dove erano le associazioni che difendono i diritti delle donne mentre ammazzavano le ragazze in Iran? - si chiede - Mi dà molto fastidio il finto sostegno alle iraniane da parte di chi non ha mai fatto una manifestazione.

Dove erano le femministe quando per settimane noi denunciamo la sparizione dei corpi delle donne uccise nell'ultima repressione? La sinistra non capisce che la Repubblica Islamica è pericolosa per la sicurezza di tutto l'Occidente".

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