Iuventa, 24 gli indagati. Ecco come le Ong pilotavano i salvataggi

Contatti diretti con gli scafisti. Nell'inchiesta Medici senza frontiere e Save the children

Iuventa, 24 gli indagati. Ecco come le Ong pilotavano i salvataggi

Agivano deliberatamente per recuperare i migranti in mare, dopo contatti, anche via WhatsApp, con gli scafisti e quindi si facevano trovare nel punto di passaggio del barcone. Dopodiché veniva allertato l'Imrcc di Roma, il centro di coordinamento e soccorso della Guardia costiera, che era obbligato a inviare la nave Ong, ovviamente la più vicina ai «naufraghi», come previsto dalla normativa internazionale.

Un giochetto che è stato scoperto grazie alla collaborazione tra il Nucleo speciale di intervento del comando generale delle Capitanerie di Porto con lo Sco (Servizio centrale operativo) della Polizia di Stato e con la Squadra mobile di Trapani, coordinata dalla Procura della città siciliana. Un'inchiesta che ha portato a indagare 24 soggetti, che ora rischiano il rinvio a giudizio. Sono comandanti, personale di bordo, team leader e rappresentanti di Jugend Rettet, che gestiva la nave Iuventa, di Medici senza frontiere e di Save the Children, tra il 2016 e il 2017 in attività con le navi di soccorso Vos Prudence e Vos Hestia.

Gli indagati sono Roger Emilio Alonso Margui, team leader di Save The Children, Marco Amato, comandante Von Hestia, Ignazino Arena (comandante pro tempore Vos Hestia), Dariush Agha Mohamad Beigui, comandante della Iuventa nel 2017, Pietro Maurizio Catania (comandante pro tempore Vos Prudence), Andrea Cavo (Vroon Offshore) Tommaso Fabbri (capo progetto Medici senza frontiere), Marco Gianardi (Vroon Offshore), Sascha Girke, capo missione Jugend Rettet su nave Iuventa, Matthias Kennes (team leader Medici senza frontiere), Romain Lasjuilliaras, team leader di Save the children, Gillian Cristina Moyes, team leader di Save the children, Giuseppe Russo, comandante Von Hestia, Paolo Alfonso Rino Russo, comandante Von Hestia, Guido Scajola (Vroon Offshore), Kathrin Irina Stephanie Schmidt, team leader della Jugend Rettet, Giulio Torre (Vroon Offshore), Michele Trainiti (coordinatore operazioni Sar Msf) , Lutz Ulrich Martin Troeder, comandante della Iuventa nel 2016, Stephan Van Diest (team leader Msf), Cristiano Vattuone (Vroon Offshore), la Vroon Offshore services, società armatrice di Vos Hestia e Vos Prudence con sede in Olanda e uffici anche a Genova e le Ong Save the children international e Medici senza frontiere.

L'attività ha preso il via nel 2016 e ha portato a circa 200mila intercettazioni.

Il 18 giugno 2017, al termine di un'operazione di soccorso, alcuni membri dell'equipaggio della Iuventa hanno recuperato tre barconi vuoti, da cui erano stati «salvati» migranti per poi restituirli agli scafisti. Uno dei barconi è stato poi riutilizzato in un successivo trasbordo, 8 giorni dopo.

Ma c'è di più, perché dalle intercettazioni emerge anche come alcuni rappresentati di Save the children e Medici senza frontiere, impiegati sulle navi, abbiano intrattenuto rapporti, attraverso canali riservati come Whatsapp, Facebook, email, con soggetti che operavano sulle coste libiche (c'era anche un'«agenzia» di Zawia) in grado di dare loro informazioni per individuare le coordinate di passaggio del barcone e gli orari di partenza.

Dall'inchiesta appare chiaro anche come nessuno dei migranti poi recuperati fosse realmente «naufrago» o in pericolo di vita, in quanto su imbarcazioni in linea di galleggiamento e con motori ben funzionanti. Questo fa pensare a consegne concordate di esseri umani.

I contratti di noleggio venivano stipulati dalle Ong con la Vroon Offshore Services. Nelle carte si legge, ad esempio, che Troeder, Beigui, Girke e Schmidt, «in concorso con altri soggetti rimasti ignoti, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, effettuavano il trasporto di stranieri e compivano altri atti diretti a procurarne illegalmente l'ingresso nel territorio dello Stato italiano».

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