Il killer in libertà vigilata. E l'Italia teme i complici

Kujtim Fejzulai, prima di seminare il terrore nel centro di Vienna, aveva postato su Instagram una sua foto con machete, pistola e kalaschinikov usati per la mattanza

Kujtim Fejzulai, prima di seminare il terrore nel centro di Vienna, aveva postato su Instagram una sua foto con machete, pistola e kalaschinikov usati per la mattanza. E la didascalia era il giuramento di fedeltà al nuovo Califfo dell'Isis, «il capo di tutti i credenti Abu Ibrahim Al Ahshimi al Qurayshi». Ma chi ha radicalizzato il giovane jihadista nato in un sobborgo della capitale austriaca da un famiglia albanese del nord della Macedonia? E se ha comprato con un complice le munizioni in Slovacchia, dove si è procurato le armi e chi lo ha addestrato, dopo il suo fallito tentativo di raggiungere il Califfato in Siria? Dai Balcani potrebbero essere arrivati, altri membri del commando o fiancheggiatori, le armi e forse l'addestramento. Non è un caso che ieri all'aeroporto di Pristina, capitale del Kosovo siano stati aumentati sicurezza e controlli temendo arrivi di complici in fuga dall'Austria. Due arresti collegati all'attacco sono stati eseguiti in Svizzera, a Winthertur dove il 30% degli stranieri proviene dalla ex Jugoslavia. Il comune del Cantone tedesco è già stato oggetto di raid contro cellule jihadiste.

La Questura di Udine ha allertato il confine con l'Austria a Tarvisio e rafforzato i controlli anche sui treni. Al momento Vienna si è chiusa a riccio, ma il timore è che possano passare per l'Italia complici o fiancheggiatori diretti verso l'ex Jugoslavia. Il terrorista ventenne era vestito con una specie di tuta bianca, colore del «martirio», molto simile all'uniforme invernale dei mujaheddin stranieri ai tempi della guerra contro i serbi in Bosnia. La deriva radicale di Fejzulai inizia da adolescente, quando frequenta assieme ad un amico, Burak K., la discussa moschea Melit-Ibrahim di Vienna chiusa nel 2018 e poi passata di mano con varie polemiche su controllo e finanziamenti turchi. La moschea era considerata un luogo d'incontro per fedeli «dalle convinzioni islamiche radicali», dove si manifestava «disprezzo verso le istituzioni democratiche» secondo una fonte viennese. Fejzulai nel 2018 compra un biglietto per Kabul, dove voleva aderire all'Isis, ma pensava che non ci volesse il visto. Così cambia idea e parte per la Turchia con i contatti già in tasca. Ad Hatay viene ospitato per qualche giorno in un «rifugio» dei volontari europei della guerra santa, dove conosce un jihadista belga e due tedeschi. Il 15 settembre 2018 i turchi lo arrestano trattenendolo per 4 mesi prima di rimandarlo a casa. A Vienna subisce un processo assieme al sodale Burak K. ed entrambi ammettono che erano pronti a combattere con l'Isis «per una vita e reddito migliori». Furbescamente Fejzulai dichiara di avere rinunciato al richiamo del Califfato e gli avvocati fanno il resto. Nikolaus Rast sostiene: «Se i due non avessero frequentato una moschea, ma una scuola di Kung Fu, sarebbero andati in Tibet diventando monaci Shaolin». Il tribunale lo condanna a 22 mesi di carcere, ma esce il 5 dicembre in libertà vigilata. Il ministro dell'Interno, Karl Nehammer, adesso ammette che il terrorista «è riuscito a ingannare il programma di deradicalizzazione del sistema giudiziario».

Durante l'azione spara senza sprecare munizioni e con calma, come se fosse stato addestrato militarmente. Il governo austriaco sostiene che i corpi speciali Wega l'hanno eliminato in 9 minuti dall'inizio dell'attacco. Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz pensa che fosse solo «ma non abbiamo ancora il 100% di certezza». Una teoria assurda tenendo conto che sono state uccise 5 persone e feriti una ventina in sei punti diversi, anche se non lontani. «Tutto da solo e in 9 minuti? Non ci credo neppure se lo vedo - spiega una fonte militare - Era un'operazione pianificata che avrà coinvolto almeno una decina di jihadisti fra membri del commando e fiancheggiatori».

La polizia austriaca ha fermato14 sospetti. Non a caso in gran parte originari di paesi balcanici e dal Caucaso. L'arresto chiave sarebbe quello di Linz, altra roccaforte di centri islamici turchi e bosniaci. Un noto islamista, che forse ha ispirato il foreign fighter mancato e l'attacco nel cuore di Vienna.

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