L'abbraccio dell'Italia Girone finalmente a casa dopo 4 anni da recluso

Il fuciliere partito da Nuova Delhi su un volo di linea A bordo del nostro Falcon militare solo da Abu Dhabi

L'abbraccio dell'Italia Girone finalmente a casa dopo 4 anni da recluso

Un saluto militare e una veloce stretta di mano al ministro Paolo Gentiloni. Un abbraccio lungo, caloroso e prolungato con il ministro della Difesa Roberta Pinotti. Sono i primi due gesti del fuciliere di marina Salvatore Girone affacciatosi in impeccabile divisa blu, alle 17.59 di ieri, dal portellone del Falcon 900 che l'ha riportato in Italia. Dietro quel portellone ha già baciato, lontano dagli occhi di pubblico e telecamere, i figli Martina e Michele e la moglie Vania Ardito saliti sull'aereo per riabbracciarlo. Nei gesti rapidi, quasi bruschi, con cui il marò firma il proprio rientro c'è la sintesi di un'odissea durata 1564 giorni. Un saluto formale, quasi sbrigativo, per l'attuale capo di una diplomazia che in questi 4 anni ha inanellato non pochi insuccessi prima d'imboccare la strada di quell'arbitrato decisivo per sottrarlo alla melassa della (in) giustizia indiana.

Una stretta calorosa ad una Pinotti che - pur non avendo molta voce nella soluzione del caso - ha sempre fatto sentire presenza e calore umano al marò lontano. Un calore umano servito a curare anche la coltellata alla schiena patita da Girone e dal commilitone Massimiliano La Torre nel marzo 2012 quando un altro ministro della difesa non si vergognò di sottoscrivere la loro restituzione all'India. Subito dopo - in questa breve e rapida semiologia del rientro - arriva il saluto a mani congiunte alla folla in attesa dietro le autorità. Un segno compiaciuto di vittoria e di successo esibito con la stessa compassata discrezione con cui Salvatore Girone ha vissuto - anche nei momenti più bui - questi quattro anni da recluso ed esiliato. Nella semiologia del rientro vanno comunque inserite anche le due tratte che hanno reso più lungo e più lento il rientro di Salvatore Girone. Il Falcon 900 dell'Aereonautica militare che l'ha riportato a Ciampino non ha potuto prenderlo a bordo all'aeroporto di Nuova Delhi, ma soltanto allo scalo di Abu Dhabi dove il fuciliere di marina è arrivato con un normale volo di linea. Una scelta dettata, secondo fonti della Difesa sentite da Il Giornale, dalla necessità di accelerare i tempi della partenza. Un'accelerazione indispensabile per prevenire eventuali contromosse delle autorità del Kerala, lo stato indiano governato dai comunisti dove il 15 febbraio del 2012 ebbe inizio l'odissea dei due marò. Il neo designato governatore del Kerala Pinarayi Vijayan, perfettamente in linea con quei rappresentanti dello stato che 4 anni fa chiedevano l'impiccagione dei nostri militari, ha già bollato come «inaccettabile» il rientro in patria di Girone. Del resto le sinistre e i più o meno «ex comunisti» di casa nostra non sembrano meno colpevolisti di quelli del Kerala. Non a caso Michele Serra su Repubblica suggerisce ai nostri politici di essere soltanto «discretamente affettuosi» nei confronti di Salvatore Girone e di Massimiliano Latorre avvallando, ancora una volta, l'ipotesi di una loro responsabilità nella morte di due pescatori indiani. Insomma le accuse indiane rischiano ora di lasciar spazio a quelle di tanti sinistri italici poco disposti a credere alla palese innocenza di due militari che al momento dell'uccisione dei due pescatori indiani navigavano in acque lontane. Una prima cartina di tornasole sull'atteggiamento riservato ai nostri due militari arriverà il prossimo 2 giugno quando capiremo se Girone e Latorre avranno qualche spazio all'interno della parata del 2 giugno. Per ora l'unica cosa certa è l'invito del Capo dello Stato Sergio Mattarella che ieri, dopo un incontro con i familiari di Girone ha fatto sapere di attendere pure lui al Quirinale. Nel frattempo, in attesa della sentenza della Corte Internazionale chiamata a decidere se il giudizio dei due militari spetti all'Italia o all'India, Girone deve rispettare le quattro condizioni poste da Nuova Delhi per consentire il suo rientro. Dovrà quindi presentarsi alla polizia all'inizio d'ogni mese riconoscere la giurisdizione della Corte Suprema indiana e non manomettere le prove. Un ulteriore snervante esercizio di pazienza in attesa di una sentenza attesa all'Aja soltanto per l'estate del 2018.

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