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L'addio nella "sacra" Pontida. Salvini: "Lo onoreremo con il Sì"

Niente esequie di Stato, la cerimonia nell'abbazia a due passi dallo storico pratone e mercoledì alla Camera. Il segretario a casa Bossi: "È stato molto commovente"

L'addio nella "sacra" Pontida. Salvini: "Lo onoreremo con il Sì"
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Nel silenzio composto di Abbazia di San Giacomo Maggiore, tra pietre antiche e memorie che affondano nel Medioevo, si prepara l'ultimo saluto a Umberto Bossi, fissato per domani alle 12, a urne aperte. Non un funerale di Stato, non le solenni liturgie delle istituzioni, ma una scelta diversa, intima e insieme profondamente politica: quella di tornare a Pontida, nel cuore simbolico di una storia che lui stesso aveva contribuito a trasformare in mito contemporaneo. È stata la famiglia a volerlo. Condivisione, ma anche riservatezza. Popolo, ma senza clamore istituzionale in quel monastero che il fondatore della Lega amava visitare prima di ogni ritrovo. Così il "Senatur" compie il suo ultimo viaggio tra le valli e i prati che avevano visto nascere il racconto della Lega, là dove ogni anno si celebrava un'identità fatta di appartenenza, radici e rivendicazione. A pochi passi dal "pratone", quel luogo torna a essere teatro non di un raduno, ma di un commiato. Per annunciare il funerale del padre, il figlio Renzo pubblica sui social una storia in cui sono riprodotte vecchie immagini di militanti a Pontida, mentre sventolano le bandiere con il Sole delle Alpi, il Leone di San Marco e della Lega autonomista lombarda.

La rinuncia ai funerali di Stato segna una linea chiara: Bossi non viene restituito alla Repubblica come figura da canonizzare, ma alla sua comunità. Una comunità che, per decenni, si è riconosciuta in un simbolo. Eppure, le istituzioni non mancheranno. Accanto ai dirigenti del Carroccio ci saranno Giorgia Meloni e Antonio Tajani, insieme ai vertici parlamentari. Una presenza che testimonia il peso storico di una figura capace di segnare un'epoca, pur restando sempre "contro". Bossi sarà anche ricordato alla Camera mercoledì alle 16.15.

Nel lutto la Lega si raccoglie nella riflessione. Gli eventi annullati, le sedi aperte, gli striscioni che parlano un linguaggio semplice e diretto: "Grazie Capo", "Siamo tutti figli tuoi". È un lutto che assume i tratti di una memoria collettiva, quasi familiare. Matteo Salvini, a Radio Libertà, insiste proprio su questo: la Lega come comunità, come seconda famiglia. Un luogo dove la perdita di uno diventa perdita di tutti. Ieri, a Gemonio, il leader leghista ha incontrato la famiglia Bossi per un'ora e mezzo. Un incontro "molto emozionante" e "caratterizzato da toccanti riflessioni umane e politiche". "Domenica saremo in tanti ad abbracciare Umberto nella sua Pontida" aggiunge Salvini. Nella villetta di Gemonio arrivano Giancarlo Giorgetti, poi l'ex capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni e il governatore lombardo Attilio Fontana.

Nelle parole di Salvini alla radio, commozione e continuità. Bossi viene raccontato come radice viva, origine di un percorso che non si interrompe. "Gagliarda" dice, usando un aggettivo caro al fondatore. Una Lega ancora combattiva, ancora identitaria, ancora capace di resistere e rilanciarsi. "Per onorare la memoria e dare corpo al pensiero politico del fondatore Umberto Bossi, tutto il popolo leghista sarà ancora più determinato nel votare Sì al referendum sulla Giustizia - dice Salvini - Anche perché proprio Bossi e la Lega, più di altri, hanno subito e ancora subiscono in prima persona gli attacchi di certa magistratura politicizzata".

In segno di lutto però la Lega cancella gli eventi, anche per le suppletive del collegio di Rovigo, dove corre il tesoriere Alberto Di Rubba. Stretta in attesa dell'ultimo saluto al padre fondatore. Un leader che nel suo addio, torna esattamente lì: tra la sua gente, nel luogo dove tutto era cominciato.

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