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L'allerta del Viminale: vertice sulla sicurezza. Meloni chiama il Colle

La premier sente i leader dell'Ue e del Golfo. Oggi l'informativa del governo in Parlamento

L'allerta del Viminale: vertice sulla sicurezza. Meloni chiama il Colle
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E insomma, il Golfo brucia, non è ancora tempo di feluche. "Certo, di principio noi eravamo favorevoli a una strada negoziale - racconta Antonio Tajani - e il presidente del Consiglio lo ha ripetuto più volte". Roma ha pure ospitato una tornata di colloqui Usa-Iran, con mediazione omanita, ma tant'è, questa è l'ora del realismo, spiega il ministro degli Esteri, che oggi riferirà a Palazzo Madama sugli sviluppi della crisi. "Facciamo il punto. Innanzitutto è inaccettabile che Teheran costruisse la bomba nucleare e incrementasse il numero dei missili: l'irrigidimento ha provocato la reazione di Israele e Stati Uniti. Secondo, noi condanniamo con nettezza gli attacchi iraniani violenti e privi di senso contro Paesi che non c'entrano nulla. Il regime è isolato". Al terzo punto, se Washington ha avuto ragione a scatenare il blitz, risponde Matteo Salvini. "Preferisco sempre la diplomazia. Però se un regime sanguinario prepara l'atomica e vuole cancellare l'Occidente dalla faccia della terra, allora chi è intervenuto ha fatto bene".

Nel pomeriggio Giorgia Meloni chiama Sergio Mattarella e lo "aggiorna sugli sviluppi della situazione e sui contatti intercorsi". Sono infatti ore di consultazioni frenetiche, tra preoccupazione e speranze, alla ricerca di spiragli. Il presidente degli Emirati e il principe saudita, il sultano dell'Oman e il re di Giordania, poi i governanti di Bahrein, Qatar, Kuwait, senza dimenticare Ursula e i partner europei. Ecco la tela di Giorgia, le relazioni che la premier sta mantenendo pensando al dopo. Palazzo Chigi sosterrà "ogni iniziativa che possa condurre alla de-escalation e a un allentamento della tensione". L'Italia è vicina "alla popolazione civile che esiste e chiede il rispetto dei diritti civili e politici" e anche agli Stati presi di mira dal regime degli ayatollah. "Gli attacchi contro di voi sono ingiustificabili", ha detto ai leader del Golfo.

C'è pure un risvolto interno da non sottovalutare, il pericolo di ritorsioni terroristiche. Segnalazioni, allarmi. Oggi pomeriggio Matteo Piantedosi riunirà al Viminale il comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica: polizia e servizi segreti hanno già preparato una mappa con 28 mila possibili obbiettivi sensibili, 4.500 solo a Roma. Stazioni, porti, aeroporti, luoghi di culto, ambasciate, luoghi di culto, manifestazioni pubbliche.

E alle 15 Tajani, che la notte scorsa ha partecipato a un vertice online del G7 con il segretario di Stato americano Marco Rubio, comparirà al Senato davanti alle commissioni Esteri e Difesa per illustrare la posizione italiana, da punto di vista della politica estera e di quello dell'assistenza ai nostri connazionali bloccati nelle zone calde. "Tutto ciò che stiamo facendo lo raccontiamo minuto per minuto, ho parlato pure con i leader delle opposizioni che chiedevano informazioni. Sono pronto a riferire".

A destare maggiori problemi al momento sono proprio le condizioni degli italiani, il numero degli intrappolati dal blocco aereo. "Soprattutto a Dubai e Abu Dhabi. Sono migliaia. Il nostro consolato è operativo, abbiamo aggiunto altre sei linee di emergenza. Ci sono gruppi di ragazzi, tutti assistiti e ospitati negli alberghi, sostenuti economicamente anche dagli Emirati Arabi Uniti". La situazione, dice il ministro, è sotto controllo.

"Il nostro obbiettivo ora è rassicurare le famiglie che hanno parenti in viaggio o che vivono lì". Non corrono rischi, sono fisicamente al sicuro, però "comincia a serpeggiare la paura". E si preannuncia una certa difficoltà di gestione, visto la quantità delle persone bloccate da riportare a casa.

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