"L'Anm tutela i propri privilegi, non i cittadini"

L'avvocato radicale: "Da parte di certi magistrati solo difesa corporativa delle correnti"

"L'Anm tutela i propri privilegi, non i cittadini"

Il referendum sulla giustizia innervosisce la magistratura, già travolta dallo scandalo dei recenti intrallazzi emersi al suo interno. Le toghe hanno paura e l'Associazione nazionale dei magistrati non perde occasione per attaccare Lega e Partito Radicale, promotori dei quesiti e dal 2 luglio impegnati nella raccolta firme.

L'avvocato Giuseppe Rossodivita, segretario del comitato Radicale per la Giustizia «Piero Calamandrei» tratteggia un quadro della situazione partendo dalle scomposte dichiarazioni di Giuseppe Santalucia, presidente dell'Anm, che ha annunciato una «ferma reazione» poiché «il fatto stesso che si porti avanti il tema referendario sembra esprimere un giudizio di sostanziale inadeguatezza dell'impianto riformatore messo su dal governo».

Avvocato Rossodivita, come interpreta la reazione dell'Anm?

«La ferma reazione annunciata da Santalucia a me fa solo piacere».

Come mai?

«Perché così il popolo italiano può comprendere che l'Anm tutela solo interessi di parte, una tutela corporativa di privilegi non solo dei singoli magistrati ma soprattutto delle correnti dei magistrati e non tutela invece l'interesse della gente. Questo i cittadini lo devono avere ben chiaro».

Forse la ferma reazione avrebbe dovuto essere di altro tipo...».

«Esatto. Se ci fosse stata davvero una ferma reazione da parte della magistratura al suo interno probabilmente oggi non saremmo qui a parlare di referendum. Dopo quello che è accaduto la gente si sarebbe aspettata una ferma reazione sì, ma per fare la pulizia dentro la magistratura. L'Anm avrebbe dovuto attuare subito questa ferma reazione invece di scagliarsi oggi contro i referendum. Sono passati due anni senza che abbia mosso un dito».

In effetti il referendum è ancora uno strumento di democrazia diretta previsto dalla Costituzione, no?

«Infatti, eppure, rispetto ad uno strumento previsto dalla Costituzione i giudici si permettono di dire che ci vuole una ferma reazione. È evidente che questa ferma reazione non tutela chi va a votare, non tutela il popolo trattato come uno stupido sciocco che non è in grado di capire certe dinamiche. I nostri padri costituenti, invece, scrissero che i cittadini avrebbero potuto esprimersi anche su temi legati alla giustizia ma questo a certi membri della magistratura non va giù».

E chi invece dice che i quesiti si sovrapporrebbero al percorso di riforma del ministro Cartabia?

«Dice una bugia. I quesiti riguardano la separazione delle carriere, la responsabilità civile dei magistrati, la valutazione della professionalità dei magistrati anche da parte degli avvocati, l'abolizione della legge Severino, la limitazione al ricorso della custodia cautelare e l'abolizione della raccolta firme per presentare la candidatura dei magistrati per l'elezione al Csm. I nostri referendum affrontano nel 90% temi che non sono all'ordine del giorno delle riforme proposte dal ministro Cartabia e chi lo afferma lo fa solo per strumentalizzare il problema».

I Radicali ci hanno visto lungo.

«In tempi non sospetti auspicai una spallata referendaria perché si è in parte inverato il tema del diritto alla conoscenza cioè gli italiani hanno potuto conoscere il mondo della giustizia attraverso il libro di Palamara».

Che, infatti, è passato dalla vostra parte.

«Le racconto un aneddoto. Quando ci incontrammo un anno fa, mi venne incontro e mi disse: Alla fine avevate ragione tu e Pannella, io stavo dalla parte del regime. E io gli risposi: vuoi venire con noi a raccontarlo? Palamara presentò la sua collaborazione col Partito Radicale il giorno stesso della radiazione da parte del Csm e non è stata una scelta casuale».

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