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L'apocalisse muta che cambiò la storia dell'Urss (e del nucleare)

Gorbaciov ne parlò solo il 14 maggio. La fobia dell'atomico nacque allora

L'apocalisse muta che cambiò la storia dell'Urss (e del nucleare)
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Il 26 aprile del 1986 è un sabato. A Pripyat, città modello a pochi chilometri da Chernobyl, la vita scorre come al solito: secondo i programmi si svolgono all'aperto 16 matrimoni organizzati dalla Lega dei giovani comunisti, i bambini giocano per strada, gli appassionati vanno a pescare nei ruscelli della zona. Tutti aspettano la festa del Primo maggio, quando sarà inaugurata la grande ruota panoramica. Nessuno sa ancora la verità: all'1.23 della notte il quarto reattore della centrale nucleare, orgoglio della scienza sovietica, è scoppiato. L'esplosione assomiglia a un terremoto, tanto che un tecnico al lavoro pensa all'inizio della guerra atomica con gli Stati Uniti. Non è così: imprudenza, sciatteria e disattenzione, trasformano l'incidente in una tragedia.

Il direttore, Viktor Bryukanov, 50 anni, da 16 a Chernobyl, aspetta il trasferimento a Mosca per un incarico importante: alle 8 del mattino informa il governo e, quando i rilevatori sono già impazziti, dice che gli effetti radioattivi sono "ancora in via di valutazione". Alla sera arriva a Kiev, un centinaio di chilometri di distanza, il vice-ministro Boris Shcherbina, inviato per dare un occhio alla situazione. A chi gli parla della possibilità di far evacuare la popolazione risponde quasi irritato: "Perché vi fate prendere dal panico?". Dà del vigliacco al ministro ucraino che insiste per mettere al sicuro almeno i bambini. Visita la zona dell'incidente senza alcun tipo di protezione (e forse per questo morirà di tumore nel 1990). In serata gli telefona Michail Gorbaciov dal Cremlino: lui risponde che la situazione è complicata ma che è in grado di tenerla sotto controllo. Poi nella notte la realtà ha la meglio: all'alba richiama Mosca e chiede l'autorizzazione di evacuare i civili. L'ordine viene reso noto nel primo pomeriggio della domenica.

Ma anche a questo punto a dominare è l'ipocrisia della burocrazia sovietica: il provvedimento di evacuazione viene diffuso in modo parziale e solo in un secondo tempo allargato a tutta la zona circostante, nessuno spiega niente a nessuno, una prima versione sull'incidente arriva dal telegiornale Vremya il lunedì sera: poche righe lette da un annunciatore come ventunesima notizia. Il giovedì successivo, primo maggio, è in programma a Kiev la tradizionale sfilata. Il vento ha già portato le radiazioni a livelli centinaia di volte superiori a quelli consentiti. Ma il segretario del partito dice che la manifestazione si svolgerà lo stesso per le strade della città, sia pure in forma ridotta. Anzi, per dimostrare quanto sono tranquille le autorità, tutti i funzionari dovranno partecipare con le famiglie. Il primo intervento pubblico di Gorbaciov su Cernobyl è del 14 maggio: riassume per gli ignari cittadini sovietici quanto è successo e poi dedica metà del tempo ad attaccare la stampa occidentale accusata di fare dello strumentale allarmismo.

Sì, perché nel frattempo la notizia e le dimensioni del disastro sono ormai note in tutto il mondo. E l'incidente, con livelli di radiazioni centinaia di volte superiori a quelli di Hiroshima, contribuirà a cambiare anche la storia dell'Occidente. Insieme al disastro di Fukushima, allontanerà molti Paesi (compreso il nostro, dopo il referendum del 1987) dall'energia nucleare. Quanto all'ex Urss, sono in molti a pensare che la storia dell'Ucraina Sovietica sia finita proprio quel 26 aprile: la dimostrazione di inefficienza, competenza e disinteresse fornita dal potere di Mosca finirà per allontanare molti ucraini, anche di lingua russa. E la controprova si avrà nel referendum per l'indipendenza di pochi anni dopo.

Oggi sul reattore russi e ucraini litigano ancora: i combattimenti attorno alla centrale hanno aperto un buco di 15 metri quadrati nel sarcofago da 2 miliardi di euro costruito per fermare le radiazioni del reattore maledetto. Per il momento le perdite non sembrano rappresentare una minaccia, ma il pericolo resta.

Da quelle parti c'è chi non manca di ricordare che in ucraino la parola Chernobyl indica anche l'assenzio e la "stella di nome Assenzio" è protagonista di uno dei versetti dell'Apocalisse di Giovanni: al suono della terza tromba cadrà dal cielo, irradiando il suo potere come una torcia ardente, rendendo amare le acque dei fiumi e facendo morire una grande quantità di uomini.

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