"Votate, votate, votate", perché finora la malagiustizia ha danneggiato il Pil e le aziende ed è costato all'Italia almeno 40 miliardi di euro all'anno. Il mondo delle imprese chiama gli italiani alle urne al referendum del 22 e 23 marzo. In una lettera i presidenti di Coldiretti, Confagricoltura, Confartigianato, Confcooperative, Confcommercio e Confindustria chiedono di partecipare al voto "per prenderci cura della qualità delle istituzioni e contribuire attivamente alla costruzione delle regole che determinano lo sviluppo economico e sociale del Paese". In apparenza non si tratta di tifare per il "Sì" o per il "No" ma di un ragionamento di buon senso. Se la giustizia funziona, l'economia ci guadagna: "Il buon andamento della giustizia è un interesse pubblico fondamentale sancito dalla Costituzione. Per chi fa impresa, inoltre, la giustizia è una vera e propria infrastruttura del sistema produttivo, al pari delle reti, dell'energia o della logistica, essenziale per assicurare la massima efficienza del sistema e, conseguentemente, poter programmare con fiducia, innovare, competere e produrre ricchezza per il Paese".
E la giustizia, come sappiamo, non funziona. Colpa di giudici troppo appiattiti sui pm, di una liason dangerouse che ha generato una spirale che il referendum ha in animo di spezzare, anche perché ha una ricaduta sul Pil enorme. Nel 2021 Confindustria e Ufficio studi di Banca d'Italia stimarono un costo tra i due e i cinque punti di Pil, recentemente Carlo Nordio ha fissato l'asticella a 40 miliardi di euro per colpa "della lentezza dei processi e dell'incertezza del diritto" che tengono lontane le aziende straniere che vogliono investire in Italia senza rischiare di finire impantanate: "Se per ottenere il pagamento di un credito ci vogliono anni e se una sentenza viene ribaltata da appelli e contro-appelli, difficilmente uno straniero verrebbe in Italia a fare affari", era stato il ragionamento del Guardasigilli.
Stavolta sul tavolo ci sono "la qualità delle istituzioni e la costruzione delle regole che determinano lo sviluppo economico e sociale del Paese", dunque "chi fa impresa, ma anche cittadini e lavoratori" devono "partecipare informati al voto".
"Più ampia
sarà la partecipazione di artigiani, commercianti, agricoltori e imprenditori, tanto maggiori saranno le possibilità che si affermino le ragioni del Sì", sottolinea Maurizio Gasparri, presidente del senatori di Forza Italia.