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L'appello della premier: "Ecco perché votare Sì. Con la riforma le toghe libere dalla politica. Se sconfitta non lascio"

Un video di 13 minuti per fare chiarezza: "Troppe bufale in circolazione. La magistratura perde autorevolezza". E alla Camera nasce l’Intergruppo di chi è a favore

L'appello della premier: "Ecco perché votare Sì. Con la riforma le toghe libere dalla politica. Se sconfitta non lascio"
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Con l'approssimarsi del voto sul referendum sulla giustizia, la campagna referendaria entra nella sua fase più dura e il governo sceglie di alzare i toni dello scontro politico. In un video diffuso sui social e girato sulla terrazza del Pincio, con Roma sullo sfondo, Giorgia Meloni lancia un appello per il Sì e attacca frontalmente il fronte del No, accusato di evitare il confronto sul merito della riforma e di puntare invece su paure e "fake news. Troppe bufale messe in circolazione".

Nel messaggio la premier respinge una delle accuse più ricorrenti degli oppositori, secondo cui la riforma rischierebbe di indebolire il potere giudiziario rafforzando il controllo dell'esecutivo. "Voglio essere chiara: siamo quasi alla fantascienza, questa è una menzogna. La riforma fa l'esatto contrario. E nella gran parte dei paesi europei la separazione delle carriere già esiste".

Secondo Meloni l'obiettivo è proprio quello di sottrarre i magistrati a logiche politiche e di appartenenza interne alla magistratura. "La riforma della giustizia è stata fatta anche per liberare i magistrati dal controllo della politica perché è nell'attuale sistema che i giudici sono spesso costretti a rispondere a una logica politica, atteso che le loro carriere sono decise da persone scelte in Parlamento o da correnti ideologizzate interne alla magistratura. La magistratura ha perso autorevolezza ed efficiacia".

Nel video la premier cita anche le parole del presidente del tribunale di Brescia, contrario alla riforma e sostenitore del No: "Se io sono un membro del Csm eletto da una corrente progressista e voto in un incarico direttivo un membro che la pensa diversamente dovrò poi rispondere alla corrente di quello che ho fatto. Se invece noi mettessimo dei membri sorteggiati, questi decideranno secondo il loro arbitrio".

"Con l'attuale sistema se vuoi fare carriera devi rispondere alla corrente, con il sorteggio no: quale dei due sistemi secondo voi garantisce più libertà dalla politica e quale si concentra sul valore del singolo piuttosto che sulla sua appartenenza", aggiunge la presidente del Consiglio, insistendo su uno dei punti chiave della riforma: ridurre il peso delle correnti nella gestione delle carriere dei magistrati e rafforzare criteri di valutazione più legati al merito.

E ancora: "La giustizia è uno dei tre poteri fondamentali dello Stato, è indispensabile per far funzionare l'Italia. Se non è efficiente, efficace, meritocratica, una parte fondamentale del meccanismo che definisce il nostro benessere si inceppa, e i cittadini lo pagano".

La premier chiude con un attacco diretto alla sinistra: "Il vero problema che ha la sinistra con questa riforma è che noi liberiamo i magistrati da quel controllo e da quel condizionamento, perché la sinistra ha sempre usato la giustizia quando non riusciva a vincere le elezioni". "Questa riforma rompe quel meccanismo conclude ma non per sostituirlo con magistrati controllati dalla destra, tutt'altro. Ma con magistrati liberi da tutti che potranno fare carriera perché sono bravi e non perché sono di destra o di sinistra".

Dietro l'intensificarsi della campagna referendaria c'è una valutazione politica più ampia. Secondo diversi sondaggi circolati nelle ultime settimane, l'elettorato di sinistra appare mediamente più motivato a partecipare al voto, mentre tra gli elettori di centrodestra si registra ancora una certa freddezza. Un elemento che preoccupa i partiti di governo. Per questo motivo, nelle prossime settimane, la strategia comunicativa dell'esecutivo potrebbe puntare sempre più su messaggi capaci di coinvolgere emotivamente l'elettorato, citando anche alcuni eclatanti errori giudiziari. L'obiettivo è evitare che una parte significativa dei simpatizzanti del centrodestra scelga di disertare le urne per scarso interesse. Lo scoppio della guerra in Iran ha complicato la pianificazione delle uscite mediatiche ma Giorgia Meloni non si tirerà indietro. In ogni caso la premier rassicura: "Il governo non si dimetterà in caso di vittoria del No. Vogliamo farci giudicare alle elezioni politiche. Tra un anno".

Ma non tutta l'opposizione è contro.

Oggi, per esempio, alla Camera nasce l'Intergruppo Parlamentare per il "Sì". Squadra trasversale e che annovera Roberto Giachetti, Valentina Grippo, Stefano Ceccanti, Ettore Rosato, Luigi Marattin, Federico Mollicone, Benedetto Della Vedova, Pina Picierno e Stefano Esposito. Tutti di sinistra.

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