Leggi il settimanale

L'arma della sinistra alle urne: 1,7 milioni di musulmani per bocciare referendum e Meloni

L'arma della sinistra alle urne: 1,7 milioni di musulmani per bocciare referendum e Meloni

La strategia dell'islam politico, da "semplice" spauracchio sta diventando realtà, manifestandosi in modo sempre più evidente. Ma ora c'è il primo vero banco di prova per una fetta di società che ha come mira quella di influire sulla politica nostrana, contando anche sulla complicità dei partiti che li frequentano e coinvolgono in pubbliche iniziative, come Pd, 5S, Avs. E quel banco vede due date precise: il 22 e 23 marzo.

Il giorno in cui gli italiani saranno chiamati alle urne per approvare o meno il referendum costituzionale sulla giustizia. Un momento che la comunità islamica non ha evidentemente intenzione di tralasciare, ed è infatti sempre più insistente la vicinanza della sfera pro Pal al fronte del no, resa manifesta tramite eventi, video sui social, apparizioni in cui convergono anche le sigle extraparlamentari. Ma qual è il reale peso dell'islam in Italia? Stando a fonti istituzionali, è interessante analizzare prima di tutto quante sono le cittadinanze concesse nel periodo che va dal 2021 al 2025 a cittadini provenienti da paesi musulmani. Un calcolo che esclude i Paesi in cui figurano musulmani, ma non sono loro a rappresentare la maggioranza. Ecco quindi che nel quinquennio in questione sono state registrate 114.953 nuove cittadinanze. Un dato centrale, perché si tratta di persone che certamente avranno la possibilità di esprimere il loro voto. Ed è altrettanto centrale riscontrare come la comunità in sé sia in costante espansione: la Fondazione ISMU stima che, in base alle più recenti ricerche sul campo e ai dati anagrafici Istat, al 1° gennaio 2025 "la maggioranza degli stranieri residenti in Italia è, anche quest'anno, di religione cristiana. Ma i musulmani, per la prima volta, hanno superato la soglia del 30% della popolazione straniera residente, con circa 1,7 milioni di persone".

C'è però un secondo elemento ancora più inquietante che viene evidenziato dalla fondazione: "Se si considerano separatamente le principali confessioni cristiane, rispetto a esse i musulmani risultano essere il gruppo religioso più numeroso tra gli stranieri presenti in Italia, superando i cristiani ortodossi, che erano in maggioranza e già si attestano, invece, a poco più di un milione e mezzo di persone". E determinati islamici sono perfettamente consci della loro potenza numerica, tanto che oggi ci sono volti che tentano di incidere su argomenti come quello della riforma, piuttosto che sul ddl sicurezza. Sull'ultimo aspetto si è di recente espresso Davide Piccardo, italiano convertito all'islam, che ha duramente criticato la misura adottata dal governo. Così come il suo amico Brahim Baya, volto della comunità islamica di Torino, ha fatto con il referendum, invitando gli italiani a votare "no" per mandare a casa questo esecutivo.

Poi in un secondo post ha attaccato Il Giornale lanciando l'evento di lunedì 2 marzo alla Poderosa di Torino: "Assemblea pubblica per discutere idee e proposte per resistere alla guerra e al governo autoritario che la promuove". Tra i partecipanti gli esponenti notoriamente pacifisti di Askatasuna, la giornalista Angela Lano, oggi indagata nella maxi inchiesta sulla cupola di Hamas in Italia in quanto a capo di "Infopal", il sito di propaganda di Mohammad Hannoun, ritenuto a capo dell'organizzazione terroristica nel nostro Paese. Non solo: ci saranno anche coloro che scendono solitamente in piazza come "Torino per Gaza", "Cobas", "Arci" e persino la Cgil. Si riuniscono con l'obiettivo di lanciare "idee e proposte per costruire un movimento di massa contro la guerra e il governo".

In una fusione tra sigle che non si sono discostate dalle violenze ai danni dei poliziotti avvenute a Torino a fine gennaio, islamici come Brahim Baya che elogiano la vita di terroristi come quella della mente dell'attacco del 7 ottobre, e il sindacato più longevo della storia italiana, va in scena una forma di opposizione che inevitabilmente e in modo sistematico poggia sulla complicità della comunità islamica. Un'unione che si evince anche dalla nascita del "Comitato nazionale per il NO sociale": "Siamo quelli che hanno animato le piazze di questi mesi per la Palestina; siamo i portuali che hanno invocato e praticato il Blocchiamo tutto dando voce all'indignazione di milioni di persone contro il genocidio e la complicità del nostro governo", è così che si presentano.

Per poi spiegare il motivo della loro iniziativa: "Ci sentiamo impegnati in prima persona in un referendum che deve sbarrare la strada a un governo autoritario, antidemocratico e antipopolare". È lapalissiano che il referendum in questione sia solo ed esclusivamente l'ultima trovata per fare un'opposizione ideologica, sistematica, in cui "sconfiggere il governo diventa un obiettivo da praticare e far crescere in ogni ambito sociale, politico, culturale del paese". Non si vuole entrare nel merito. In questa preoccupante saldatura tra un mondo islamico in crescita costante e una sinistra sempre più radicalizzata, è evidente che il disegno dell'islam politico necessiti di chiunque sposi il loro disegno, anche se solo per convenienza.

E quel qualcuno si chiama sinistra, conscia di non poter prescindere da un certo mondo pur di portare a casa seggi, voti, consensi. Una sinistra che, pur di detenere il potere perduto da tempo, ha deciso di strizzare l'occhio a chi ha come scopo la non più lenta conquista dell'Occidente libero e liberale.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica