L'assordante silenzio della sinistra sulle offese alla Meloni

La scelta di Giorgia Meloni di non aderire al governo Draghi ha generato una serie di offese nei suoi confronti eppure il mondo politico, culturale e giornalistico progressista tace di fronte agli attacchi

L'assordante silenzio della sinistra sulle offese alla Meloni

Passano gli anni, cambiano le situazioni e i contesti politici ma la sinistra non perde il vizio di utilizzare due pesi e due misure per giudicare i fatti di attualità in particolare se riguardano persone o esponenti politici di destra.

L’articolo pubblicato su “la Stampa” con le parole oltraggiose rivolte a Giorgia Meloni, alla sua famiglia e a sua figlia Ginevra ne sono l’esempio, al netto delle scuse di circostanza del direttore Giannini (che si aprono con la frase “in un pur ottimo articolo su Meloni…”) e del giornalista Alberto Mattioli, colpisce il silenzio assordante da parte del mondo politico, culturale e giornalistico della sinistra.

Viene da chiedersi dove siano le femministe nostrane che puntualmente, in ogni occasione in cui viene offesa una donna di destra, scompaiono come se esistessero donne di serie a e donne di serie b.

Un doppio standard che in realtà riguarda anche il mondo culturale e l’intellighenzia progressista che, oltre a mancare della sensibilità necessaria in queste occasioni, è carente anche dell’onesta intellettuale che dovrebbe essere alla base di ogni attività di pensiero.

È dura a morire la mentalità per cui tutto è concesso se si ha a che fare con una persona di destra, anche se è donna. Mentre gli intellettuali di sinistra hanno per anni attaccato i sovranisti e i conservatori per i toni utilizzati accusandoli di “parole d’odio”, quando vengono usate espressioni offensive e ingiuriose verso le persone di destra, tacciono.

Se è lecito criticare la linea di Fratelli d’Italia (così come quella di ogni partito politico), un altro conto è utilizzare toni offensivi.

Il rispetto non solo nei confronti di un leader come Giorgia Meloni ma anche di una lunga storia e tradizione e di una comunità politica, deve essere alla base di ogni analisi anche per dare vita a un dibattito costruttivo.

La posizione di Fratelli d’Italia è una scelta di carattere politico e come tale deve essere rispettata senza scadere in insulti o attacchi personali.

In questi giorni abbiamo letto parole dure nei confronti della Meloni anche da parte di chi la incensava fino poco fa come ipotetico futuro leader del centrodestra. In men che non si dica sono state rispolverate parole d’ordine ed espressioni che appartenevano a un tempo che pensavamo finito. Il percorso compiuto da FdI con l’elezione della Meloni a presidente dei Conservatori europei, il posizionamento conservatore, l’allargamento del partito a nuove anime, sembrano essere state dimenticate d’improvviso. La virulenza delle critiche e degli attacchi colpisce anche alla luce delle sue parole dopo le consultazioni. Un conto se la Meloni avesse adottato un’opposizione ideologica con posizioni che strizzano l’occhio a visioni complottiste contro Draghi, un altro la linea di opposizione responsabile che ha delineato. L’ultima cosa di cui c’è bisogno in questa fase è esacerbare lo scontro politico in un momento molto delicato per il nostro paese, occorre un dibattito serio sulle motivazioni che hanno spinto i leader ad adottare le rispettive posizioni senza prestare il fianco ad attacchi o demonizzazioni che dovrebbero essere sempre condannate a prescindere da dove provengono.

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