
Niente più "pause umanitarie" nell'area di Gaza City, nonostante consentissero la distribuzione di aiuti alimentari: la città è stata proclamata "zona di combattimento pericolosa" dall'esercito israeliano, che ha annunciato di aver iniziato le prime fasi dell'attacco alla città più popolata della Striscia, spingendo decine di migliaia di sfollati alla fuga. E niente visti da parte degli Stati Uniti ai funzionari Olp e Anp in occasione dell'Assemblea generale dell'Onu programmata per settembre a New York, quando la Francia guiderà un'iniziativa per il riconoscimento di uno Stato palestinese. Israele e Stati Uniti si muovono in sintonia. Con Trump che tollera l'offensiva alla città di Gaza senza battere ciglio e intanto ostacola ogni azione pro-Pal, delegittimando le autorità palestinesi.
A Gaza, la pressione militare resta per Israele l'arma principale. Nelle operazioni è stato ucciso il più alto membro dell'Isis a Gaza, Muhammad Abd al-Aziz Abu Zubaida. Le Forze Armate (Idf) hanno chiuso intanto le poche finestre durante le quali i civili si rifornivano di cibo a Gaza City. "Intensificheremo gli attacchi", hanno annunciato. Il quartiere di Zeitoun, sud-est, è finito nel mirino per la settima volta dal 7 ottobre 2023. Una battaglia anche personale per i soldati. Sei dei 48 ostaggi ancora a Gaza sono membri della 7ma Brigata, l'unità corazzata impegnata nell'area e due di loro sono ancora vivi. Secondo un funzionario della sicurezza israeliana, avrebbero potuto salvarsi se Israele avesse accettato l'accordo approvato da Hamas il 18 agosto. E invece si combatte ancora. Per "smantellare Hamas" e per i rapiti. "Non ci fermeremo finché non li avremo portati tutti a casa", ha ribadito il primo ministro Benjamin Netanyahu dopo che le Idf hanno recuperato i corpi di due ostaggi: uno è Ilan Weiss, ucciso nel kibbutz Be'eri il 7 ottobre, e l'altro non è stato ancora identificato. Il ministro dell'estrema destra Bezalel Smotrich avverte Hamas: "Arrendetevi o annetteremo l'intera Striscia". Gli estremisti definiscono le dichiarazioni un "invito a sterminare il popolo palestinese" e minacciano: Israele "pagherà" per l'occupazione e gli ostaggi "affronteranno gli stessi rischi" dei miliziani: "Annunceremo il nome e mostreremo foto e prove di ogni rapito ucciso nell'offensiva".
L'attacco a Gaza City, dove vive circa un milione di palestinesi, aggrava la crisi umanitaria già estrema e spinge sei Paesi, Islanda, Irlanda, Lussemburgo, Norvegia, Slovenia e Spagna, a condannare l'offensiva, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani apre all'ipotesi di sanzioni europee contro i coloni più violenti. I morti per fame da inizio conflitto sono 322 (su 63mila), 5 solo ieri.
A proseguire con il sostegno incondizionato a Israele è Donald Trump. Il Dipartimento di Stato ha annunciato la revoca dei visti ai funzionari di Autorità palestinese (Anp) e Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp), tra cui anche il presidente Mahmoud Abbas (detto anche Abu Mazen), che definisce la misura "illegale". Washington chiede loro di "ripudiare il terrorismo - incluso il massacro del 7 ottobre - e porre fine all'incitamento al terrorismo nell'istruzione". La missione palestinese riceverà comunque dei permessi, come stabilito dall'Un Headquarters Agreement. La mossa è simbolica. All'Anp viene chiesto di "mettere fine ai tentativi di aggirare i negoziati attraverso campagne internazionali, inclusi appelli alla Cpi e sforzi per il riconoscimento unilaterale di un ipotetico Stato palestinese".
Washington attribuisce a tutto ciò il flop nei negoziati: "Entrambe le misure hanno contribuito al rifiuto di Hamas di rilasciare i suoi ostaggi e alla rottura dei colloqui di cessate il fuoco a Gaza". Il ministro degli Esteri israeliano Saar plaude: "Trump è sempre al fianco di Israele".