Il caso genovese sul presunto dossier che vede contrapposti il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e il direttore del Secolo XIX Michele Brambilla rischia di produrre effetti politici che vanno ben oltre lo scontro locale tra istituzioni e stampa.
Nel mezzo delle accuse incrociate su presunte pressioni, dossier e rapporti tra politica e informazione potrebbe infatti emergere una conseguenza inattesa, un effetto collaterale: il rafforzamento politico della sindaca di Genova Silvia Salis.
La prima cittadina, a caldo, aveva scelto di astenersi dal commentare la vicenda, nata dalla pubblicazione di alcune chat che secondo il quotidiano genovese dimostrerebbero l'esistenza di pressioni esercitate dal presidente della Regione e dal suo staff nei confronti dell'editore del Secolo XIX Pierfrancesco Vago. Bucci ha respinto con decisione le accuse parlando di conversazioni private e negando che lui o il suo portavoce abbiano mai inviato lamentele o dossier. Brambilla, dal canto suo, ha ribadito la circostanza sostenendo di avere le prove.
E Salis? Il suo nome compare nella vicenda perché sarebbe molto presente nei dossier, nei quali si sottolineerebbe la sua forte esposizione mediatica rispetto allo spazio spesso critico riservato invece al governatore dal quotidiano genovese.
Lei mercoledì è rimasta in silenzio mentre altri esponenti del centrosinistra come Nicola Fratoianni chiedevano chiarimenti o addirittura le dimissioni di Bucci. Ieri però Salis ha deciso di intervenire per sfruttare l'assist politico offerto dalla polemica. Anche perché il fatto stesso di essere citata nei dossier della Regione fossero meri appunti interni o strumenti di pressione ora che la vicenda è diventata pubblica la disegna come un'avversaria temibile per il presidente della Regione.
Ecco dunque che la sindaca esprime solidarietà alla redazione del Secolo XIX, rimarca le prove citate da Brambilla e osserva, quanto alla smentita di Bucci, che "se qualcuno dice qualcosa che non è vero immagino che ci saranno delle reazioni con prove a sostegno".
Poi l'attacco, misurato ma mirato. Nessuna richiesta di dimissioni, ma prima una critica al fatto che "un ufficio stampa pagato con soldi pubblici faccia relazioni sull'attività dei giornalisti durante una campagna elettorale", e infine l'affondo: "Cosa porta un presidente di Regione a mandare dei vademecum all'editore di un giornale?"
A completare il quadro, un distinguo finale che la mette direttamente a confronto con il governatore: "Io da sindaca non mi sognerei di telefonare al più grande player del porto per chiedergli di incidere su una campagna elettorale".
Parole che fanno pensare che la prima cittadina stia già guardando alla Regione, magari immaginando di percorrere dalla sponda politica opposta lo stesso cammino che portò Bucci da sindaco a governatore. Anche approfittando della polemica in corso e scommettendo sulla possibilità che Bucci possa uscirne politicamente indebolito.
L'ambizione, peraltro, potrebbe nel medio periodo andare anche oltre il rafforzamento del proprio peso politico in Liguria. C'è chi osserva che la visibilità nazionale conquistata negli ultimi mesi potrebbe spingere Salis a guardare verso Roma, proponendo il suo profilo di giovane amministratrice capace di portare al successo persino il "campo largo".
E magari candidandosi, dal basso, come possibile leadership alternativa per il centrosinistra.Solo una suggestione, forse. Ma il modo in cui Salis si è mossa ieri sembra indicare che la partita politica, per lei, potrebbe essere appena cominciata.