La Lega firma la tregua, Salvini con Giorgetti rilancia l'asse del Nord

Punta sui governatori Fontana, Zaia e Fedriga. E da settembre ritornerà il raduno di Pontida

La Lega firma la tregua, Salvini con Giorgetti rilancia l'asse del Nord

«Se la sinistra insiste con droga libera, cittadinanza facile e il ddl Zan, faremo vedere di che pasta è fatta la Lega. Ora basta». È tempo di rilanciare il movimento, tessere il filo del dialogo interno, motivare gli eletti e coinvolgere tutti in un nuovo modello di leadership condivisa in cui tutti si assumano le proprie responsabilità, senza che ci sia una figura unica a portare la croce in solitaria. Matteo Salvini si concede un lunedì interamente milanese, una giornata dedicata a far risuonare identità e parole d'ordine, ma anche confrontarsi apertamente con i suoi dirigenti. Guardandoli negli occhi e chiedendo loro di esporsi di più.

Perché per la Lega è ora di ripartire e per farlo è necessario riaccendere il legame con la base del movimento, avviare una fase di ascolto del partito e lavorare di squadra. Una tregua, insomma, rispetto alle incomprensioni vere o presunte degli ultimi mesi e un rilancio dell'asse del Nord, oltre che una sintesi della consueta dialettica tra Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti.

L'appuntamento è fissato alle 9,45 al Grattacielo Pirelli con consiglieri e assessori lombardi e il coordinatore regionale Fabrizio Cecchetti. L'obiettivo è «blindare» la ricandidatura di Attilio Fontana. Poi i dirigenti del partito sono convocati in via Bellerio per analizzare la situazione dopo l'esito deludente delle Comunali e definire il perimetro del sostegno al governo, messo in discussione la scorsa settimana dalle proposte di legge su Ius scholae e depenalizzazione della coltivazione domestica della cannabis. Misure con cui Pd e Cinquestelle cercano di tirare il baricentro del governo dalla propria parte. Un appuntamento, quello di via Bellerio, prosecuzione ideale della riunione in cui lo stesso Salvini, Giorgetti e Cecchetti pochi giorni fa avevano fatto sapere che Fontana non poteva essere in discusso.
«Le emergenze sono aumento di stipendi e pensioni, sono il lavoro e il taglio delle tasse, sono l'autonomia e la lotta all'immigrazione clandestina. Non altro», spiega Salvini parlando con consiglieri e assessori leghisti in Regione Lombardia.

Un intervento accolto da un lungo applauso dei presenti. Il leader della Lega si complimenta con Luca Zaia e Massimiliano Fedriga, che nella ricerca di Noto Sondaggi sul gradimento dei presidenti di Regione pubblicato da Il Sole24Ore risultano i più apprezzati d'Italia: «Sono orgoglioso del buon governo della Lega, con 800 sindaci e 5mila amministratori locali al lavoro», una classifica in cui Attilio Fontana si posiziona al settimo posto, a pari merito con Nello Musumeci. Salvini ora punta a riunire il partito attorno ad alcuni appuntamenti identitari come il raduno di Pontida, (17 e il 18 settembre). La Lega, insomma, prepara la controffensiva e intende dettare le sue condizioni per la permanenza al governo. Con alcune richieste su cui tornare a battere con forza: la pace fiscale, la riforma delle pensioni con obiettivo quota 41 e la rottamazione della Fornero, il rilancio delle autonomie e un piano per il contenimento della bolletta energetica.

Ma non tutto fila liscio perché dirigenti locali e militanti lombardi sono sul piede di guerra. Il Nord sembra chiedere un cambio di passo e soprattutto di rinnegare la «svolta nazionale». Perché «la realtà dei nostri giorni ci obbliga a fermarci e riflettere», si legge nella lettera aperta indirizzata a Salvini. Una lunga e articolata riflessione della base che prende atto della «realtà dei nostri giorni dopo una svolta nazionale del movimento» e anche «degli ultimi insuccessi elettorali». Secondo AdnKronos tre pagine che puntano a raccogliere firme - pare già decine quelle messe nere su bianco - per chiedere ai vertici di tornare ad ascoltare la base «affinché le defezioni e i malumori diminuiscano e i militanti possano ritrovarsi ancora, come ai vecchi tempi».

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