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Leone: "Guai a usare Dio per i conflitti"

Dal Papa nuovo monito agli Usa: "Ciò che è santo diventa sporco e tenebroso"

Leone: "Guai a usare Dio per i conflitti"
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Sette colombe per la pace liberate in cielo sono l'immagine simbolo della quarta giornata del Papa in Africa, la seconda in Camerun. È l'incontro per la pace a Bamenda, epicentro della crisi anglofona in corso dal 2016 e che si trascina ancora oggi in un conflitto civile tra le forze governative e i gruppi separatisti che puntano all'indipendenza, il momento più significativo della giornata di Leone nel Paese. Una giornata all'insegna della richiesta di pace, che continua a essere il tema conduttore del viaggio africano. Per la visita del Pontefice a Bamenda, i separatisti hanno annunciato una tregua di tre giorni per consentire che tutto si svolgesse senza problemi per la sicurezza.

"La pace non è da inventare: è da accogliere, accogliendo il prossimo come fratello e come sorella", dice Leone nella Cattedrale di San Giuseppe, accolto da una folla in festa. Da qui arriva la condanna ai "signori della guerra" che "fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire". "Fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare - chiosa - ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare".

"I vostri piedi, impolverati da questa terra insanguinata, ma feconda, da questa terra oltraggiata" sono "i piedi che vi hanno mantenuto sulle strade del bene". "Sono qui - prosegue - per annunciare la pace, ma subito trovo che voi la annunciate a me e al mondo intero". "In quanti luoghi della terra - auspica il Pontefice - vorrei che avvenisse così! Beati gli operatori di pace! Guai, invece, a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici e politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso". Poi l'affondo sullo sfruttamento delle risorse e delle ricchezze del Continente: "Chi rapina la vostra terra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine. È un mondo a rovescio - ammonisce il Papa - uno stravolgimento della creazione di Dio che ogni coscienza onesta deve denunciare e ripudiare, scegliendo quell'inversione a U la conversione che conduce nella direzione opposta, sulla strada sostenibile e ricca della fraternità umana. Il mondo è distrutto da pochi dominatori ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali!".

Nel pomeriggio la messa all'aeroporto di Bamenda e l'abbraccio di Leone alla folla presente, 20mila fedeli secondo le autorità. "Come pellegrino di pace e di unità, vengo in mezzo a voi e vi esprimo la gioia di trovarmi qui", esordisce il Papa, che poi condanna nuovamente lo sfruttamento delle superpotenze. "Le speranze in un futuro di pace e di riconciliazione" sono "continuamente prosciugate dai tanti problemi che segnano questa bellissima terra". Tra questi il Papa elenca "le numerose forme di povertà", la "crisi alimentare in corso", la "corruzione morale, sociale e politica" legata "soprattutto alla gestione della ricchezza". "E alle problematiche interne, spesso alimentate dall'odio e dalla violenza, si aggiunge anche il male causato dall'esterno - conclude il Papa - da coloro che in nome del profitto continuano a mettere le mani sul continente africano per sfruttarlo e saccheggiarlo". Tuttavia, è l'invito di Prevost, "questo è il momento di cambiare".

"Oggi e non domani, adesso e non in futuro" è "il momento di ricostruire, di comporre nuovamente il mosaico dell'unità mettendo insieme le diversità e le ricchezze del Paese e del Continente, di edificare una società in cui regnino la pace e la riconciliazione".

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