È stato il fine settimana dell'orgoglio democristiano. La riva destra della Balena Bianca si è ritrovata ad Avellino con un'assemblea aperta agli esterni, "un modello che adottò Flaminio Piccoli nel 1981" spiega Gianfranco Rotondi, promotore dell'iniziativa e segretario dello scudo crociato 2.0. La gauche è invece nella Sala delle Colonne all'Eur, a due passi da Palazzo Sturzo - scelta non casuale - per ricordare il congresso diccì del 1976, quello che portò all'elezione di Benigno Zaccagnini. Qui l'animatore è Dario Franceschini, punta di diamante del cattolicesimo democratico e figlioccio di Zac. Una celebrazione estesa anche ai democristiani che non stavano con "l'onesto Zac", come Beppe Fioroni, allora andreottiano e Pier Ferdinando Casini, allora forlaniano. Si scorgono poi Calogero Mannino, Giuseppe Gargani ed Enzo Scotti. E ancora l'ex segretario del Ppi Pierluigi Castagnetti, Ernesto Maria Ruffini, figlio di Attilio e aspirante candidato alle primarie del centrosinistra, e chi come Franco Gabrielli, da molti indicato come futuro aggregatore della futura Margherita 2.0, è stato segretario dei giovani della Dc di Massa e poi capo staff di Renzo Lusetti.
Due Dc che si separano all'indomani della fine della Prima Repubblica e non si ricongiungono più. Il bipolarismo impone di fatto una scelta al Partito popolare: o di qua o di là. Rotondi sposa la coalizione di centrodestra, Franceschini la compagine progressista. In un amen si dividono l'associazionismo cattolico, il sindacato, la conferenza episcopale. Da una parte Camillo Ruini, dall'altra Matteo Zuppi. Celebre la battuta del diccì Carlo Bernini: "In Vaticano ogni tanto bisogna andare per non averli contro perché a favore non sono".
Eppure Rotondi, eletto nel 2022 con Fratelli d'Italia, ritiene che sia più naturale collocarsi nel centrodestra: "La Dc, per dirla con lo storico Giorgio Galli, fu il polo conservatore della politica italiana". Franceschini & Co sposano invece l'idea di Aldo Moro di guardare alla sinistra. Fin quando c'è stata la Margherita riescono comunque ad avere una certa autonomia da Botteghe Oscure. Poi con la nascita del Pd gli ex dc iniziano a subire l'egemonia degli ex comunisti. Non a caso la compagine progressista attuale a guida Schlein-Conte-Fratoianni ha sempre più marginalizzato le culture più centriste.
Per Rotondi, la diaspora del '94 apre dunque le porte del mondo moderato a Silvio Berlusconi che ne eredita larga parte dell'elettorato. E oggi "questo ruolo lo svolge Giorgia Meloni".
Resta da capire cosa succederà da ora in avanti, se le due Dc inizieranno a confrontarsi. "L'iniziativa di Avellino e quella messa in campo da Franceschini segnano la ripresa del dialogo". Facile a dirsi, difficile a farsi. D'altro canto, diceva Forlani, "se proverete a riunire i democristiani, al massimo scoprirete perché si sono divisi". Tanto dipenderà da come le due coalizioni di centrodestra e centrosinistra si muoveranno in vista delle politiche del 2027. Rotondi non ha dubbi: "Giorgia può vincere. Al centrodestra serve il turbo democristiano. Ma non penso a un partito che si aggiunga a quelli che già ci sono, piuttosto a un nuovo protagonismo della nostra cultura". Dall'altra la riva gauche della Dc studia il modo di incidere sulla selezione del candidato premier del centrosinistra. Gabrielli, presentissimo per Zac, viene considerato il frontman di una nuova Margherita. "Ma con quali voti?", si domanda retoricamente un diccì realista che siede sulla riva destra.
"L'ex capo della polizia vola alto e poi alla fine abbozzerà con un ministero". Scenari che si intrecciano con la corsa per il Quirinale. Obiettivo della gauche: sostituire Mattarella con un altro della sinistra diccì. E chissà se, nel segno di Zac, anche gli ex Dc di destra saranno d'accordo.