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L'eterna piazza dello spaccio nella città con il record di reati. Ma Sala evoca il "complotto"

L'ultima retata a dicembre, poi tutto come prima. Sos crimini: 7mila denunce ogni 100mila milanesi

L'eterna piazza dello spaccio nella città con il record di reati. Ma Sala evoca il "complotto"
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"C'è un complotto politico per fare del male a Milano, per raccontarla come non è" diceva pochi giorni fa il sindaco milanese Giuseppe Sala.

Eppure quando c'è da raccontare il boschetto di Rogoredo, le parole sono sempre quelle: droga, delinquenza, degrado, prostituzione. Da anni. Non è questione di interpretazioni, né di "lanciare" il pacchetto sicurezza del governo. Più che mai necessario. L'effetto far west è palpabile e - sempre parafrasando il sindaco - non è solo "una percezione". La piazza dello spaccio più grande di Milano ha più volte dimostrato di essere inattaccabile. La smantelli e lei ritorna, subdola, più organizzata. Intercetta "il mercato", smercia droghe più economiche che ti mandano fuori con due euro. Non si camuffa nemmeno più. Gli spacciatori fanno affari in pieno giorno, senza particolari scrupoli. E la sera, sopra un tappeto di siringhe da anni Ottanta, girano zombie solitari, inconsapevoli: si gettano a terra tra l'immondizia e stanno lì, mezzi morti. Se non fosse per i volontari che presidiano l'area, forse morti lo sarebbero davvero.

La cancellata installata in via Orwell, per evitare l'ingresso dei tossicodipendenti diretti alla "spianata della droga", viene regolarmente vandalizzata e aperta con i flessibili: l'ultima volta è successo pochi giorni prima di Natale. Dalle tende montate dietro ai cespugli, ogni tanto spuntano prostitute che si vendono a 10 euro. Un girone dantesco quello del boschetto. Ancora e ancora, da sempre.

Quando le forze dell'ordine si presentano fanno una specie di "pesca a rete": ogni controllo è un reato, quasi sempre. Alla fine di novembre, il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica si riunisce in prefettura, per impostare il nuovo servizio straordinario ad "alto impatto": i controlli rafforzati e le telecamere già installate non sono sufficienti - si dicono le forze dell'ordine - e serve un intervento più forte. Ne va della sicurezza di un intero quartiere, San Donato, e di una stazione ferroviaria e metropolitana dove transitano ragazzini, pendolari e donne. Dove la gente ha diritto di vivere in sicurezza e non può convivere con paura, scippi e violenza. Risultato: vengono identificate 604 persone di cui 15 indagate per reati vari e 10 denunciate per possesso di droga. Scattano 13 ordini di allontanamento, oltre al sequestro di sostanze stupefacenti e armi da taglio.

Non basta. E il 19 dicembre scatta una seconda operazione per "ripulire" l'area: 1.085 le persone controllate tra irregolari, spacciatori e tossicodipendenti. Ma nonostante qualche arresto e le decine di ordini di allontanamento, in quel boschetto maledetto tutto torna come prima dopo pochi giorni.

Ma se Rogoredo è lo specchio di quanto sradicare il degrado sia difficile, in generale la situazione a Milano è preoccupante: nel 2025 la città si è rivelata la meno sicura d'Italia, con 7mila denunce ogni 100mila abitanti.

I reati di strada, furti, rapine (+1,8%), reati di droga (+3,9%) e violenze sessuali (+7,5%) sono in aumento. Le zone più critiche includono la stazione Centrale, Lambrate, Navigli e aree periferiche. Ma la microcriminalità cresce anche in centro.

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