Letta in festa per i numeri? Perché è già scattato l'allarme

Nel Pd c'è sorpresa per l'eccesso di entusiasmo del segretario. Dopo la scarsa affluenza di Torino, rischio gazebo vuoti anche a Roma: "Dobbiamo arrivare a 40mila votanti"

Letta in festa per i numeri? Perché è già scattato l'allarme

Un eccesso di entusiasmo di Enrico Letta per un sondaggio positivo. Perché da Torino è arrivato un segnale tutt’altro che incoraggiante, e nel frattempo preoccupa sempre di più Roma, dove nel fine settimana si deciderà ai gazebo il candidato sindaco del centrosinistra. Nel Partito democratico c’è stato un moto di sorpresa di fronte alle affermazioni del segretario. “Ipsos è il miglior sondaggista italiano. Aver dato per la prima volta, dopo 4 anni, il Pd davanti a tutti vuol dire che ci siamo, che ce la giochiamo, che non è vero che siamo ai margini di chissà che cosa”, ha scandito il leader dem. Parole che hanno suscitato varie perplessità.

“Partiamo dal presupposto che a tutti noi fa piacere se torniamo a essere il primo partito. E ci sta un pizzico di autocelebrazione di Letta. Ma si tratta di un solo sondaggio. Ma, se anche fosse vero questo sorpasso sulla Lega, dovremmo ricordare al segretario che il centrodestra unito stravince, staccandoci di oltre dieci punti…”, dice una fonte parlamentare a IlGiornale.it. Insomma, la gioia lettiana è apparsa sopra le righe.

Primarie a Roma: l'asticella dell'affluenza

Del resto, dietro sondaggi ci sono i numeri veri. Come quelli delle primarie a Torino. L’affluenza inchiodata sotto quota 12mila è un segnale che ha fatto scattare l’allarme. “C’è già rassegnazione per quello che può essere l’esito del voto”, dicono dalle parti di Base riformista. La sconfitta è messa nel conto. La consolazione, per la corrente degli ex renziani, è arrivata con la vittoria di Stefano Lo Russo, tenace oppositore dell’amministrazione grillina, guidata da Chiara Appendino: “Non proprio un teorico della linea-Letta che vuole l’alleanza con il Movimento 5 Stelle”.

La prossima frontiera del Pd è quella di Roma: domenica 20 giugno ci sono le primarie per il candidato al Campidoglio. L’ex ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, è il vincitore annunciato, sostenuto dall'apparato del Pd. Ma la campagna elettorale per la competizione interna ha confermato che si tratta di un profilo “poco empatico”. I dubbi sulla sua spendibilità stanno insomma aumentando. Sotto questo punto di vista è stato molto più battagliero il suo rivale, Giovanni Caudo, ex assessore della giunta Marino e presidente del III Municipio della Capitale. Anche l’esponente della sinistra radicale, il deputato di Leu Stefano Fassina, è stato più incisivo, andando in giro e animando incontri. L’affluenza è un punto di partenza: il tracollo della partecipazione, sul modello di quanto avvenuto a Torino, sarebbe un “segnale pessimo”, osservano. Nel 2016, nelle primarie vinte da Roberto Giachetti, ci furono 47.300 votanti, già in pesante calo rispetto ai 100mila del 2013, quando vinse Ignazio Marino. “Andare sotto quella soglia sarebbe un fallimento”, ammettono, senza giri di parole, nel Pd.

Letta legato a Gualtieri

I segnali non sono positivi per Largo del Nazareno. “In molti nemmeno sanno di queste primarie, non c’è confronto, zero passione. Per questo è fondamentale un sussulto anche dalla segreteria nazionale per fare un po’ di dibattito. Dobbiamo smuovere un po' di interesse”, è il ragionamento raccolto da IlGiornale.it. L’ipotesi è il lancio di un evento a poche ore dall’apertura dei gazebo, ma è tutto in alto mare.

E c’è un’altra questione che toglie il sonno ai vertici dem: Gualtieri deve trionfare nelle primarie con percentuali significative. L’asticella, negli incontri tra dirigenti, è stata fissata “almeno al 60 per cento”. Una vittoria di poco sopra il 50 per cento sarebbe una debacle. La sua candidatura, nata in maniera tribolata dopo il tira-e-molla di Nicola Zingaretti, partirebbe azzoppata. Non proprio il viatico verso il successo per un appuntamento considerato decisivo per il futuro di Letta.