Lettera aperta al ministro dell'Istruzione: "Aiutare la scuola paritaria non è un favore ai ricchi"

Una scuola pubblica paritaria realizza il diritto costituzionale della libertà di scelta educativa riconosciuto dallo Stato. L’alternativa è il monopolio educativo, il pensiero unico: una porta spalancata al regime

Gentilissima Ministra, on. Lucia Azzolina,

fortemente preoccupata per la scuola italiana tutta, oso rivolgermi direttamente a Lei. La più ampia trasversalità politica, infatti, ora domanda un Suo intervento, accanto a quello del Presidente Conte. Sono fermamente convinta che in questi quindici giorni si sta giocando il futuro della Nazione. È sano preoccuparsi per il presente e per il futuro come è altrettanto sano trovare il coraggio – che sta caratterizzando molti di noi cittadini in queste ore - di infrangere i muri che sono stati costruiti negli anni, quei muri che, mentre tendono a farci apparire dei supereroi dalla faccia di pietra, in realtà ci rendono sempre più disumani. Credo che la pandemia ci abbia insegnato molte cose, tra queste a riscoprire la nostra umanità.

Negli anni e negli ultimi mesi ho argomentato in modo tecnico, giuridico, scientifico, a volte anche un po’ colorito, il tema della libertà di scelta educativa della famiglia, del valore del pluralismo educativo.

A partire dal 2015 ho cercato di mediare la soluzione dei costi standard di sostenibilità per allievo, per evitare che l’idea fosse cancellata dal fuoco amico ancor prima che da quello nemico. Non è stato affatto facile portare avanti l’idea del costo standard per me, me lo consenta, che so di avere ragione e intravedo tutto il pericolo di quell’estenuante tergiversare dei favorevoli e l’accanita ostilità degli sfavorevoli. Non avrà consolato il grande Dario Antiseri il fatto di essere una voce autorevole ma inascoltata, perché è la sorte dei grandi. A questi idealisti non interessa avere ragione, sono mossi dall’ansia di attuare la soluzione.

L’emergenza del covid-19 ci ha fatto vivere situazioni che confermano anni di studio e di proposte: questa constatazione non è certo una consolazione, anzi lascia l’amarezza delle tante occasioni perse. Certamente, se il sistema scolastico italiano si trova nella situazione attuale, ciò non può essere attribuito, se non in parte infinitesimale, a questo governo o a Lei che presiede Viale Trastevere solo da pochi mesi.

Sono venti anni che si parla di libertà di scelta educativa; Luigi Berlinguer credo abbia pagato la Legge 62/2000 con la stroncatura della sua carriera politica e l’esilio in Europa. Centinaia di convegni, di incontri, manuali, proposte, incontri nella sala dei bottoni, fra infiniti compromessi e una continua mediazione. Eppure credo che ci sia stato un cortocircuito. Qualcosa non ha funzionato.

Non è possibile liquidare la cosa dando tutta la colpa alla politica prima ideologica, poi incompetente ma sempre pronta a bleffare, come non è possibile attribuire la colpa solo alla divisione del mondo della scuola o agli interessi dei singoli.

In questi giorni è come se davanti a me si schiudesse una realtà in cui tutto è molto più chiaro; è una chiarezza che aumenta costantemente, mentre mi confronto con le forze politiche: Lega, Forza Italia, Fratelli di Italia, Pd, Udc, Leu, Italia Viva e Cinque Stelle. Il confronto di ieri durante il web-pressing parlamentare ha raccolto la più ampia chiarificazione e trasversalità: la scuola paritaria non chiede soldi per sé, è scesa in campo accanto alla famiglia per salvare la scuola pubblica, statale e paritaria, e dare una possibilità alla Nazione. Altrimenti non si riparte.

Ho compreso che la garanzia del diritto dei genitori a scegliere dove educare i figli, fra buona scuola pubblica statale e buona scuola pubblica paritaria, a costo zero, avendo – i genitori - già pagato le tasse – trova il consenso di tutti.

Per un momento, però, ci siamo illusi che il problema fosse nella soluzione: convenzioni, detrazioni, buono scuola, voucher e cosi abbiamo impiegato gli ultimi anni a dibattere su questi temi. Nel 2017 la ministra Valeria Fedeli - non propriamente una paladina della scuola paritaria cattolica, oggi al governo con Lei – insediava al Ministero il tavolo sui costi standard di sostenibilità per allievo.

Aveva ben compreso, la Ministra Fedeli, che tutti questi strumenti ponevano una domanda irrisolta dalla L. 62/2000: “Chi paga?”. I costi standard di sostenibilità per allievo sono la risposta a quella domanda. “Non paga nessuno, anzi lo Stato risparmia ed investe nella scuola”. Ma non è bastato: abbiamo avuto bisogno di un tempo tipicamente italiano, quello della dissertazione fine a se stessa. In realtà mancava un tassello importante.

Infatti solo quando la scuola paritaria ha trovato la lucidità – e forse ci voleva l’emergenza covid-19 per parlare dei fondamentali senza fronzoli - di dichiarare che non chiede soldi per sè, questo ha prodotto un’ampia concentrazione sulla famiglia e la scuola ha ritrovato la sua giusta dimensione, avvicinando parti che per ragioni lontane erano restie a confrontarsi sul tema.

Piano piano, lungo questi mesi, le Famiglie sono scese in campo, virtualmente, certo, ma in modo massiccio; la loro voce ha raggiunto tutta la Penisola, comprese le aule parlamentari. Anche numerosi politici di tutti i partiti hanno presentato emendamenti, hanno accettato il confronto in dirette Fb seguite da 20mila persone. Io stessa, carissima Ministra, non mi spiegavo i motivi di un simile successo. Mi sono detta: “Sarà solo perché siamo nel campo delle dichiarazioni e sarà la solita bolla”. Invece ha cominciato a radicarsi in me la convinzione che nelle aule Parlamentari, nei prossimi giorni di discussione degli emendamenti, potrà esserci una maggioranza numerica trasversale ai partiti e forse anche politica.

Carissima Ministra, Lei ha l’occasione di diventare l’artefice di quella che rappresenta la soluzione vitale per la scuola pubblica e per la famiglia.

L’emergenza covid-19 ora impone a ciascuno di noi la necessità di garantire i diritti che la Costituzione riconosce: “Libertà per i genitori di scegliere la scuola senza discriminazioni economiche”, in Italia, come in Europa.

La conversione del Dl Rilancio in legge è l’occasione perché lo Stato resti accanto ai genitori e non li abbandoni.

Favorisca Lei, Ministra, la più ampia convergenza numerica, trasformandola in politica con l’apporto del suo schieramento. Come? Votando e approvando i 7 emendamenti e in particolare l’emendamento che reputo tanto rivoluzionario quanto necessario perché, oltre ad aiutare la famiglia e a salvare la scuola pubblica, sana anni di discriminazione subita dai genitori, dai bambini e ragazzi, dai docenti, quelli più poveri. Non è un favore ai ricchi: tutt’altro. I numeri parlano con la loro schiacciante evidenza. La detraibilità integrale del costo delle rette versate alle scuole pubbliche paritarie dalle famiglie nei mesi di sospensione della didattica, tetto massimo 5.500 (che poi è il costo standard di sostenibilità per allievo).

Solo così Lei avrà il sostegno reale dei genitori, degli studenti (più di 8 mln gli studenti delle 40 mila scuole pubbliche statali e 12 mila paritarie), dei docenti, del sistema scolastico integrato, dei cittadini, quello dichiarato dalle associazioni e dalle varie componenti politiche.

Per far ripartire la Nazione dobbiamo fa ripartire la scuola: utilizziamo le 40.749 sedi scolastiche statali e le 12.564 sedi paritarie per consentire agli 8.466.064 studenti di ritornare in classe in sicurezza.

Aiutiamo i genitori a ritornare sereni al lavoro: con quali misure? Eccole: fondo straordinario alle scuole paritarie per scontare la retta ai genitori pagata in tempi di covid 19; esonero dal pagamento dei tributi locali per il 2020 causa emergenza covid 19. Tutti i testi al link https://bit.ly/2UIOo7Z

Carissima Ministra Azzolina, diamo una possibilità all’Italia di rialzarsi. Mi permetta: per caso oggi mi sono imbattuta in un video nel quale la senatrice a vita Liliana Segre, sempre così elegante, cordiale ma anche molto riservata, ecco, in quel video mi ha colpito il gesto affettuoso nell’accarezzarle la testa da parte della Senatrice e la sua emozione chiaramente percepibile, carissima Ministra. Mi sono detta: chissà se la Ministra sa che la senatrice Liliana Segre, cacciata nel 1938 dalla scuola pubblica statale, aperta a tutti ma non agli Ebrei durante le leggi razziali, fu accolta in una scuola che oggi è pubblica paritaria, tacciata di essere la scuola che discrimina. Questa scuola in qualsiasi tempo di regime non solo non ha escluso ma ha salvato vite umane.

Questo fa una scuola pubblica paritaria: realizza il diritto costituzionale della libertà di scelta educativa riconosciuto dallo Stato, ma non garantito nei fatti, dal momento che rimane il vincolo economico del pagamento della retta. L’alternativa è il monopolio educativo, il pensiero unico: una porta spalancata al regime.

So di leggerle nel pensiero e anticipo la sua obiezione: i diplomifici? Sono lo 0,3% delle scuole pubbliche paritarie. Protetti da chi conosce i meccanismi elefantiaci e i poteri occulti del Ministero che Lei incolpevolmente presiede, poteri che bloccano persino i bravi e pochi Ispettori che, come possono, fanno onore al loro dovere.

Non le rubo altro tempo: aiuti la famiglia, dia un futuro ai ragazzi della scuola pubblica tutta, statale e paritaria, dica loro che fra un pezzo di libertà e un pezzo di pane oggi, in tempi di covid-19, potranno scegliere un pezzo di libertà, senza morire di fame.

Un saluto cordiale e un augurio di bene.

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Commenti

pilandi

Mar, 16/06/2020 - 19:29

Le scuole private si devono mantenere da sole, e con le rette che fanno pagare ci possono riuscire tranquillamente. Lo stato investa nella scuola pubblica che ne ha un gran bisogno.