"L'Europa ha toccato il fondo. È l'ora di una Difesa comune"

L'ex commissario Ue interviene nel dibattito sollevato da Berlusconi: "Prima abolire il voto all'unanimità"

"L'Europa ha toccato il fondo. È l'ora di una Difesa comune"

L'Afghanistan come specchio dell'impotenza europea. «Forse adesso che abbiamo toccato il fondo e misurato la nostra irrilevanza, noi europei possiamo comprendendo che è arrivato il momento di far compiere un salto alle nostre istituzioni». Emma Bonino non è certo un'ingenua, ma questa volta dalle sue parole traspare un filo tenace di entusiasmo: «Dobbiamo darci una politica estera e una difesa comuni. Sono questioni complesse, non facili, ma mi pare si sia acceso un lumicino. Anche dopo le critiche aspre mosse da personalità come il presidente Mattarella».

Bonino, icona della politica italiana, più volte ministro e parlamentare, torna sul tema posto da Silvio Berlusconi con il suo intervento sul Giornale. Fra l'altro, fu proprio il Cavaliere nel 94 a volerla a Bruxelles come commissario europeo. «È trent'anni che seguo queste tematiche e ora questo disastro a Kabul costringe l'Europa a fare una riflessione».

Si parla di una forza d'intervento rapida.

«Mi sembra sia un obiettivo più alla portata rispetto ad un esercito vero e proprio che presuppone un capo di stato maggiore e un ministro che non ci sono».

Per ora c'è poco o niente. Come mai?

«I ventisette continuano a ragionare col principio dell'unanimità».

Dobbiamo superarlo?

«Mi pare una necessità. Si può procedere a diverse velocità: un primo nucleo di Paesi fa il passo, altri restano alla finestra e si muoveranno magari in seguito. È successo con l'euro, è accaduto con Schengen. L'alternativa è la paralisi. Mi pare che il nostro continente sia stato tagliato fuori dagli accordi di Doha».

Hanno fatto tutto americani e Talebani?

«Sembra di sì. E siamo rimasti al traino dell'alleato che aveva deciso di smobilitare».

Lei li conosce bene i Talebani.

«Ma non so chi componga l'attuale gruppo dirigente. Io ho incontrato la vecchia guardia. Nel 1997, da Commissario europeo per gli aiuti umanitari, andai a Kabul con una delegazione in cui c'erano giornaliste come Stella Pende e Christiane Amanpour. I Talebani ci arrestarono».

Perché?

«Perché eravamo andati a visitare un ospedale e qualcuno di noi aveva scattato foto delle pazienti. Il nostro interprete fu picchiato e noi condotti in un carcere a cielo aperto. Dopo tre ore, tre ore non facili, finalmente fummo liberati».

Lei è tornata a Kabul nel 2005.

«Era un periodo di grandi speranze e si doveva votare. Io guidavo il gruppo di osservatori della Ue che dovevano seguire le elezioni e per sei mesi ho abitato nella Capitale. Le donne erano finalmente libere di poter esprimere il proprio voto».

Oggi cosa può fare l'Europa?

«Ci sono studi e documenti che spiegano la strada da seguire sulla politica estera e la difesa. Dobbiamo abbandonare il principio del voto all'unanimità e questo deve valere anche per temi fondamentali come l'immigrazione e la salute. Dobbiamo rivedere il Trattato di Dublino in questa chiave, altrimenti rischiamo di rimanere appesi ai veti di questo o quel Paese».

Sarà davvero così?

«La strada è questa, ma i passaggi sono molto faticosi. Purtroppo non c'è niente di semplice».

Berlusconi nel suo intervento sul Giornale ha sottolineato che la popolazione europea rappresentava il 21,7 per cento di quella mondiale nel 1950, nel 2000 siamo scesi ad un drammatico 12,2 per cento. Un dato che da solo mostra il declino del Continente.

«Certo, l'Europa sta invecchiando e se ognuno va per la sua strada non si va lontano. Però credo che dopo quello che è successo, dopo la fuga degli americani, si sia aperto un dibattito positivo. Non c'è nulla di scontato, certo è arrivato il momento di intervenire: c'è un'Europa dell'economia, ci potrebbe essere un'Europa con una difesa e una politica estera finalmente riconoscibili».

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