L'Europa promette (ancora): lotta ai trafficanti di uomini e distribuzione dei migranti. Ma è il solito libro dei sogni

Il commissario Ue Johansson chiede regole più incisive per asilo e rimpatri ma ammette: "La solidarietà è carente. Abbiamo bisogno di arrivi legali perché la nostra società invecchia"

L'Europa promette (ancora): lotta ai trafficanti di uomini e distribuzione dei migranti. Ma è il solito libro dei sogni

L'Europa pontifica, chiacchiera, promette, ma sulla questione migranti non fa altro. La ultima parole del commissario europeo per gli Affari interni, Ylva Johansson, ne sono la dimostrazione. Il suo appare più come un sogno fantastico che come un progetto reale che possa aiutare il nostro Paese a uscire dall'impasse dei flussi che attanaglia l'Italia da anni.

«Le migrazioni - ha detto la Johansson nell'ambito dell'esame congiunto delle proposte della Commissione relative a Un nuovo patto sulla migrazione e l'asilo - sono un fenomeno naturale, esistono da sempre. Dobbiamo però gestirle meglio. Nell'Ue sono molti i migranti che vengono per studiare, per la protezione internazionale, per sposarsi. Ogni anno abbiamo 1,5 milioni di presenze legali e ne abbiamo bisogno perché la nostra è una società che invecchia. Poi abbiamo gli arrivi irregolari. L'anno scorso erano 124mila gli irregolari, l'anno prima 140mila. Ed è questo fenomeno che dobbiamo gestire, per evitare l'illegalità». Per il commissario «sono 600mila i richiedenti asilo che arrivano regolarmente, a fronte di circa 150mila irregolari». La soluzione? «Dobbiamo combattere contro i trafficanti - prosegue -, lavorando con i Paesi terzi per impedire queste partenze. La maggior parte di quelli che arrivano irregolarmente oggi non sono rifugiati: sarà necessario un rimpatrio».

Un'ovvietà che viene ripetuta come un mantra. «Vogliamo migliorare il sistema che consente il rimpatrio - ha continuato il commissario - di quelli che non hanno il diritto di rimanere nell'Ue. Dobbiamo quindi rivedere il sistema di asilo e di rimpatri». E parla di accessi facilitati per minori e donne. Ha quindi specificato: «Ogni anno sono circa mezzo milione le decisioni di rimpatrio nell'Ue per soggetti che non possono rimanere. E solo il 30% di questi in effetti fanno ritorno al proprio Paese d'origine». Poi l'ammissione: «Per quanto riguarda la solidarietà tra gli Stati membri - ha detto poi la rappresentante Ue - , oggi è carente». La Johansson chiarisce che qualcosa sarebbe stato fatto: «Abbiamo messo a punto - ha raccontato - un meccanismo di solidarietà apposito per l'Italia che si basa su casi di ricerca e soccorso. Ogni anno dovremo stabilire quali saranno i numeri da gestire dal punto della distribuzione nel corso dell'anno successivo. Così dopo un'operazione di ricerca e soccorso dovrebbe esserci una disponibilità a distribuire queste presenze in altri Stati membri, un meccanismo speciale appositamente ideato».

Per la ricezione dei migranti «ogni Stato membro - ha chiarito - dovrebbe contribuire sulla base della dimensione della propria popolazione e della condizione economica».

E ha concluso: «È necessaria la registrazione, con le impronte digitali, e poi la valutazione se il soggetto sia o meno vulnerabile e possa ricevere la protezione. E capire qual è lo Stato membro responsabile nel caso il soggetto dovesse fare richiesta di asilo. Oggi il meccanismo ricade sui Paesi di primo ingresso».

Sul nuovo accordo la proposta è stata avanzata a settembre. I meeting riprenderanno a giugno.

Le reazioni politiche non hanno tardato ad arrivare. «Fratelli d'Italia - spiegano i deputati Galeazzo Bignami, Augusta Montaruli ed Emanuele Prisco - ha chiesto di regolamentare il mondo delle Ong e di evitare punti di contatto tra queste e gli scafisti». Per Alessandro Bellocchio (Fi), «la Johansson ha preso atto della necessità di un salto di qualità rispetto al passato nella gestione dei flussi migratori, di un meccanismo di solidarietà obbligatoria da richiedere agli Stati membri in base a dimensione e condizioni economiche, di nuove cogenti regole sul rimpatrio e del contrasto agli arrivi irregolari».

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