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L'Europa promuove il modello Albania. "Il Cpr è in regola". Meloni: persi 2 anni

L'Avvocatura della Corte Ue approva il Protocollo con Tirana: sinistra smentita

L'Europa promuove il modello Albania. "Il Cpr è in regola". Meloni: persi 2 anni
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Il diritto batte l'ideologia: il Cpr in Albania rispetta la normativa Ue su diritto d'asilo e rimpatri. Quando a metà mattinata l'avvocato generale della Corte di Giustizia Ue riconosce la compatibilità del Protocollo con l'Albania con il diritto comunitario, nel parere che anticiperebbe la sentenza. Il centrodestra esulta e zittisce la propaganda della sinistra che per mesi ha raccontato balle e alimentato polemiche sul nulla. "Abbiamo perso due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate. Ora andiamo avanti perché sul contrasto all'immigrazione illegale servono serietà, coraggio e soluzioni concrete", è il ragionamento del premier Meloni. "Governare i flussi e combattere la tratta degli esseri umani è possibile nel rispetto delle regole Ue", sottolinea il ministro degli Affari Ue Tommaso Foti, mentre la responsabile Immigrazione di Fdi Sara Kelany, tra i deputati Fdi l'altro giorno in delegazione a Gjader, spiega: "Proprio ieri Elly Schlein ci spiegava che i centri in Albania andrebbero smantellati perché lo sostiene il diritto Ue, oggi sappiamo che è vero esattamente il contrario - dice la deputata al Giornale - è la prova che la giurisprudenza italiana che ha riportato in Italia i clandestini che andavano espulsi è basata più sull'ideologia che sul diritto".

"L'Italia ce l'ha chiesto e noi abbiamo risposto sì a un Paese che si è sempre comportato bene nei nostri confronti anche in momenti difficili. E quando il primo ministro italiano è una donna, è ancor più impossibile dire di no", è stata la battuta del primo ministro albanese Edi Rama al Forum economico di Delfi.

Il Cpr di Gjader può ospitare 96 posti, nei giorni scorsi ne sono arrivato una ventina portando la capienza a 80 circa. Su 495 stranieri irregolari provenienti da Cpr italiani e trasferiti in Albania, 270 sono stati riportati in Italia (e solo 39 come fragili o inadatti alla detenzione) perché venisse esaminata la loro tardiva domanda di asilo. Dopo le prime ordinanze di mancata convalida a firma di Silvia Albano, presidente di Magistratura democratica, il cui pregiudizio giuridico rispetto al Protocollo era già noto ben prima che Gjader finisse sulla sua scrivania, la quasi totalità degli stranieri condotti in Albania ha chiesto la protezione internazionale ed è stata rimessa in libertà dopo la mancata convalida del trattenimento, ma ogni domanda è stata respinta con un provvedimento di manifesta infondatezza da parte della Commissione territoriale di Roma, a dimostrazione di quanto fossero pretestuose e strumentalità.

Sono infatti già 81 i clandestini espulsi dopo essere stati reclusi nel Cpr aperto sul territorio extra Ue tra il porto di Shengjin, sulla costa a nord di Durazzo, e l'ex aeroporto militare di Gjader. Almeno l'80% di chi è stato portato in Albania ha curricula criminali da carcere duro e condanne plurime, con una pericolosità sociale certificata: traffico internazionale di droga, rapine efferate, tentati omicidi anche in ambito familiare, reati sui minori - dalla detenzione di materiale pornografico all'adescamento fino alla violenza sessuale aggravata - violazioni del codice della strada anche con guida senza patente, aggressione ai poliziotti, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Eppure molti di questi soggetti, grazie a domande d'asilo palesemente strumentali, hanno aggirato l'ordine di espulsione e sono tornati in libertà: almeno uno su tre è già stato pizzicato a delinquere e verrà presto rimpatriato.

La lotta all'immigrazione iniziata da questo esecutivo nel 2022 anche attraverso la stretta sulle Ong, il pattugliamento della Libia e gli accordi bilaterali coi Paesi del Mediterraneo ha già portato altri frutti: nel 2023 gli arrivi di irregolari, il calo negli anni successivi è stato esponenziale: -36% nel 2024 e -57% nel 2025.

A ieri i migranti irregolari sbarcati in Italia sono appena 8mila contro i 13mila dell'anno scorso e i 16mila di due anni fa, per la maggior parte provenienti da Bangladesh e Egitto, due dei Paesi sicuri individuati dalla Ue. Così è più facile individuare chi ha diritto d'asilo e chi no. Ora finalmente l'ha capito anche l'Europa.

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