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L'Europa sceglie la diplomazia dei pasticci e ci condanna all'irrilevanza in un'area chiave

Dalla gaffe sui gilet gialli alla Via della Seta agli Emirati: nomina sciagurata

L'Europa sceglie la diplomazia dei pasticci e ci condanna all'irrilevanza in un'area chiave

Il colpevole torna sempre sul luogo del delitto. Ma stavolta a mandarcelo, purtroppo per noi e l'Europa, è una lettera firmata da Josep Borrell Alto Rappresentante per la politica estera di Bruxelles. Proprio così, superando la più perversa delle fantasie l'Ue ha scelto il nostro ex-ministro degli Esteri Luigi Di Maio come inviato nei paesi del Golfo.

Una scelta che se non fosse masochistica sarebbe comica. Il Golfo, e più in particolare gli Emirati Arabi, sono l'ultimo luogo dove Luigi Di Maio è riuscito a far danni all'Italia e alle sue aziende. Tutto inizia nel gennaio 2021 quando Luigi Di Maio e Giuseppe Conte, rispettivamente Ministro degli esteri e presidente del Consiglio di un governo giallo-rosso già al crepuscolo, decretano l'embargo sulle vendite di armi agli Emirati Arabi accusati di partecipare ai bombardamenti dello Yemen. Una decisione non solo sconclusionata, visto che Abu Dhabi ha interrotto la campagna militare due anni prima, ma anche autolesionista. Oltre a bombe e munizioni il decreto Conte-Di Maio blocca infatti anche i nuovi contratti e l'assistenza agli Aermacchi MB339 forniti alla pattuglia acrobatica degli Emirati. Ma peggiore dell'autolesionismo è la rappresaglia. In pochi mesi un indispettito Mohammed Bin Zayed, il principe ereditario demiurgo di tutte le politiche emiratine, cancella tutti i contratti con le ditte italiane della Difesa. E non pago del danno economico ci umilia con il divieto di sorvolo imposto, nel giugno 2021, all'aereo del ministro della Difesa Lorenzo Guerini diretto in Afghanistan. Un'umiliazione seguita dalla chiusura di Al Minhad, la base dell'aeroporto di Abu Dhabi dove dai primi anni Duemila fanno scalo i voli delle nostre missioni in Afghanistan, in Somalia, Kuwait e altre regioni del Golfo. Quel precedente fa capire perché fonti della Lega definiscano la scelta di Borrell un'«indicazione vergognosa» e «un insulto all'Italia e a migliaia di diplomatici in gamba». Anche perché il pasticcio Emirati è solo l'ultimo dei disastri internazionali inanellati dall'ex-leader a Cinque Stelle. Memorabile da questo punto di vista la crisi innescata nel 2018 quando - indossati i panni di vice-presidente del Consiglio del governo Conte Uno - sceglie d'incontrare uno dei leader più controversi dei gilet gialli francesi innescando una delle più complesse e difficili crisi con l'Eliseo. Ma se a ricucire quella crisi ci pensò Mattarella resta ancora da capire come ci libereremo dell'altro pesante fardello ereditato da Di Maio ovvero quel il Memorandum sulla Via della Seta che ci lega mani e piedi alla Cina. E se quella è l'eredità degli anni passati ai vertici dell'Italia c'è da chiedersi quali saranno le conseguenze dei 21 mesi di mandato che dal primo giugno trasformano Di Maio nell'inviato dell'Europa sul complesso e conflittuale scenario del Golfo Persico.

Uno scenario dove la Cina gioca il ruolo di mediatore tra sauditi e iraniani nel tentativo di estromettere gli Stati Uniti, gli Emirati Arabi sono uno dei ponti per le triangolazioni del greggio russo venduto all'Europa in barba all'embargo e il Qatar gioca il ruolo di grande corruttore pronto a comprarsi i voti del Parlamento europeo. Insomma un autentico inferno capace di far tremare i polsi al più smaliziato e inveterato diplomatico. Un inferno in cui Bruxelles sceglie di spedire un politico che dopo aver varato il fallimentare reddito di cittadinanza pensò bene di presentarsi sul balcone di Palazzo Chigi annunciando la cancellazione della povertà. Nel Golfo, insomma, il peggio per l'Europa deve ancora arrivare.

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