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L'ex autista delfino di Chavez e la spietata avvocatessa

La coppia presidenziale tra potere, scandali e repressione. Fino alla fine

L'ex autista delfino di Chavez e la spietata avvocatessa
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Uniti fino alla fine. Nicolas Maduro e la moglie Cilia Flores, presi, arrestati, portati via e di fatto destituiti insieme, così come avevano vissuto (e governato) negli ultimi anni. A loro è andata meglio dell'ultima coppia presidenziale caduta in contemporanea. Era il Natale del 1989 e il dittatore rumeno Nicolae Ceausescu e la moglie Elena, arrestati tre giorni prima, vennero giustiziati in mondovisione. Destino diverso per la coppia venezuelana ma ancora una volta sentimenti, interessi e soprattutto potere si mescolano nello scrivere la storia umana e politica di due persone. Unite, fino alla fine. Quale che sia.

Lui, il dittatore mascherato da liberatore. Nicolas Maduro, 63 anni, che guidava con la forza il Venezuela dal 2013. "Il camionista", per i suoi detrattori, per il suo passato da conducente d'autobus e sindacalista. "El gallo pinto", il gallo combattente per i suoi sostenitori. E lei, Cilia Flores, 69 anni. Non una comune first lady ma l'autonominata "prima combattente", che ha sposato Maduro nel 2013 e per molti il vero volto del potere venezuelano, capace di manipolare e manovrare il presidente a suo piacimento.

Maduro è nato a Caracas, da madre colombiana e da padre venezuelano. La militanza nell'estrema sinistra comincia già ai tempi della scuola tanto da trasferirsi a Cuba, nel 1986, per frequentare per due anni la scuola quadri del Partito Comunista. Dopo la breve carriera da conducente di autobus, viene folgorato sulla via del chavismo. Nel 1993 incontra il colonnello, pochi anno dopo entra a far parte della sua ristretta cerchia partecipando alla campagna elettorale del 1998, anno in cui Chavez diventa presidente. Maduro è un fedelissimo, si forma alla sua scuola e diventa l'erede designato del presidente. Prima ministro degli Esteri, poi vicepresidente dal 2012 a marzo 2013. E dopo la morte di Chavez prende il suo posto a capo della Repubblica Bolivariana. Criticato dalla comunità internazionale, indagato dalla Corte penale per crimini contro l'umanità, sopravvissuto a una crisi economica devastante, agli scandali e a un tentativo di omicidio. Nel 2014 ha represso nel sangue le manifestazioni studentesche, dissolto il Parlamento nel 2017, ha vinto, per la terza volta, le presidenziali del 2018 con elezioni fasulle in cui ha impedito agli avversari di partecipare. E ha sempre governato col pugno di ferro, forte del supporto dell'esercito che controllava 12 dei 34 ministeri, tra cui quello del Petrolio, principale risorsa del Venezuela.

Ma secondo molti il vero potere era nelle mani della consorte Cilia. Cupido fu, guarda un po' i casi della vita, proprio Chávez che li fece incontrare nel 1993. Lui delfino del leader, lei avvocato che dal paesino di Tinaquillo, si offre per difendere il colonnello per il tentato colpo di Stato, entra nelle sue grazie e diventa procuratore generale dello Stato prima e presidente dell'Assemblea nazionale poi. Entrambi lasciano i rispettivi coniugi e iniziano a frequentarsi, condividendo "lo stesso sogno". Lui il capo, lei descritta come dura, spigolosa e a tratti spietata. "Ti ama o ti odia, non fa negoziati", dicono di lei a Caracas. Si sposano nel 2013, lei lavora dietro le quinte ed esercita un potere fortissimo. È lei a gestire le purghe contro gli oppositori ma gli scandali non mancano.

Piazza parenti nei ruoli di potere, conduce un programma tv per avvicinarsi al popolo ma nel 2015 l'antidroga statunitense arresta il figlio della sorella di Flores e un altro nipote della donna, trovati con ben 800 chili di cocaina. Da qui le accuse di narcotraffico che 10 anni più tardi si concretizzano nella sua caduta. Con il marito-capo. Insieme. Nel potere autoritario prima nella caduta nella polvere poi.

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