"Orribile licenziare chi è senza green pass. La riforma Cartabia non può essere stravolta. E la Meloni non strappi per una poltrona in Rai"

L'ex vicepremier a tutto campo: "Nessun obbligo sui vaccini, i cittadini vanno informati per poi scegliere liberamente. A Voghera assessore dipinto come un mostro soltanto perché leghista: attendiamo le scelte dei pm"

"Orribile licenziare chi è senza green pass. La riforma Cartabia non può essere stravolta. E la Meloni non strappi per una poltrona in Rai"

Una giornata lunghissima. Segnata dal dramma di Voghera e dalle polemiche sul Green pass, sulla sua modulazione, e sull'obbligo di vaccinazione per categorie e fasce di persone.

Matteo Salvini corre da un convegno a un comizio, incontra Luigi Di Maio, ma non perde di vista la realtà concreta.

Difende l'assessore: «Non è un mostro», poi si concentra sul «passaporto sanitario» che il governo varerà oggi. E ribadisce i suoi no. Tre no: al vaccino per i ragazzi, all'obbligo per gli insegnanti, al licenziamento o comunque alla linea dura per i lavoratori che non hanno ancora ricevuto la prima dose. E magari non hanno nessuna intenzione di farlo. Mezza Italia è immunizzata, l'altra metà no, è inimmaginabile penalizzare più di venti milioni di persone.

«Noi - spiega il leader della Lega - stiamo lavorando per tutelare la salute, quindi per portare al vaccino i milioni di italiani sopra i sessant'anni che ne sono ancora scoperti, ma senza parlare di multe, di obblighi, di chiusure o divieti o raccapriccianti proposte che sento come l'obbligo per i ragazzi di 13 anni e per gli insegnanti o licenziamenti di operai. Tutelare la salute sì, mettere in sicurezza chi ancora non è vaccinato sì, ma escludere dalla vita sociale domani per decreto 20-30 milioni di italiani assolutamente no».

Quali limiti vanno messi al Green pass?

«Può essere uno strumento utile per accedere a grandi eventi come concerti o partite di calcio, non può diventare un ulteriore appesantimento burocratico per i cittadini. Tradotto: non si può pretendere il green pass, per esempio, per chi ordina un semplice caffè al bar».

Si discute di Green pass leggero: ha senso introdurre certificati a due livelli?

«Ritengo ragionevole la proposta delle Regioni: nessuna scelta traumatica e improvvisa».

Per Confindustria il pass va esteso ai luoghi di lavoro. Attenzione alla sicurezza o discriminazione?

«Parlare di licenziamenti è incredibile. Non sono d'accordo con l'obbligo: ribadisco che mi vaccinerò presto, ma ritengo che i cittadini debbano essere informati per poi scegliere liberamente. Altrimenti si arriva a una imposizione mascherata. Non è un principio liberale e democratico».

Lei metterebbe l'obbligo di vaccinazione per gli insegnanti?

«No. Devono essere obbligati a far bene il proprio mestiere. Peraltro, grazie al cielo, le statistiche confermano che i ragazzi più giovani possono affrontare il covid senza gravi rischi per la propria salute. Aggiungo una cosa: è curioso che per il presidente della Camera Fico il Green pass possa riguardare gli italiani e non i parlamentari».

Come si coniugano libertà e sicurezza?

«L'informazione è libertà, occorre verificare con attenzione i dati scientifici senza farsi prendere da estremismi».

Davvero non serve il vaccino agli under 40? Il ministro Speranza si scaglia contro di lei.

«Il vaccino sotto i 40 anni è meno urgente, visto che a essere più a rischio sono le persone sopra i 60 anni. E in molti paesi europei sconsigliano apertamente il vaccino ai più giovani: lo dicono i medici, non lo dice Salvini. Lei farebbe il vaccino a un bimbo di 8 anni? Anche su questo tema, a sinistra cercano di fare polemica per colpire la Lega».

Siamo alla vigilia di una decisione sofferta e invasiva sui vaccini. Che posizione terrà la Lega?

«Domani (oggi, ndr) decidiamo in cabina di regia e in Consiglio dei ministri sulla vita di tutti. Non sono decisioni che riguardano il Parlamento, riguardano tutti. Mi sto confrontando con Palazzo Chigi, Giorgetti e le Regioni, ovviamente il diritto alla salute deve essere il primo diritto. Ma mi auguro non ci siano scelte draconiane, improvvise, imponderate, che escludono la maggioranza degli italiani dal diritto al lavoro, allo spostamento».

Quando si vaccinerà?

«Presto, come detto più volte: mi sarei già vaccinato settimane fa se non avessi poi avuto un impegno inderogabile in Piemonte. Ero atteso in tribunale, ma per una volta come parte lesa. Ci tengo a fare il vaccino in Lombardia, dove la campagna vaccinale è andata benissimo: non salto la fila come hanno fatto politici o giornalisti di sinistra».

Sulla giustizia sono arrivati centinaia di emendamenti 5 Stelle...

«Mettono a rischio il governo ma soprattutto i fondi europei: mesi fa avevo previsto che i maggiori pericoli, per Draghi, sarebbero arrivati da M5S e Pd. I fatti mi stanno dando ragione».

È possibile trovare un'ulteriore mediazione sulla prescrizione?

«Il nostro obiettivo è evitare che gli imputati restino ostaggio a vita dei processi. Mi fido di Draghi e Cartabia, non credo si possa discutere all'infinito».

La Lega è disposta a rivedere il testo uscito dal consiglio dei ministri?

«Noi chiediamo che si faccia presto e con piccole correzioni, in particolare sul diritto degli imputati di impugnare in Cassazione. Ma il testo per il resto non dev'essere stravolto».

Per Gratteri la nuova prescrizione non porterà a processi più rapidi ma all'estinzione di un gran numero di procedimenti.

«Premetto che stimo il dottor Gratteri. Come noto, la maggior processi si prescrive durante la fase delle indagini preliminari. Come mai nessuno si preoccupa di questo annientamento dei processi e ci si preoccupa soltanto degli appelli? Credo che occorra accelerare la procedura per permettere agli imputati di avere sentenze in tempi ragionevoli».

Anche il procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho mette in guardia: si indebolirà la lotta a Cosa nostra. Rischiamo un passo indietro nel contrasto alla criminalità organizzata?

«Mi sembra una osservazione piuttosto singolare perché nella riforma Cartabia quel tipo di reati viene escluso dalla norma sulla prescrizione. Sono stato ministro dell'Interno e ho combattuto la criminalità organizzata con i fatti: con la Lega al governo non ci saranno mai passi indietro su questo tema».

La raccolta delle firme come procede?

«Al di sopra delle più rosee aspettative. In tre weekend abbiamo mobilitato quasi 5mila gazebo da Nord a Sud, raccogliendo 300mila firme. La risposta dei cittadini è straordinaria, sono contento perché anche da sinistra ci sono molto adesioni. E molti avvocati e magistrati apprezzano».

La vera riforma arriverà dai referendum?

«La riforma Cartabia va nella giusta direzione ma la vera svolta si avrà con i referendum. Ecco perché è importante sostenerli».

Giorgia Meloni è in polemica con gli alleati. In Calabria correrete divisi?

«Per quel che mi riguarda, no. Non voglio credere che il centrodestra possa rompersi per una poltrona in più o in meno nel cda della Rai. Pensi che la Lega aveva proposto le dimissioni in blocco di tutto il Copasir, per ripartire con una composizione più equilibrata dell'organismo: alla fine si sono dimessi solo i nostri due esponenti».

Sul ddl Zan si va a dopo l'estate. Un'occasione persa anche per causa vostra?

«Paghiamo le liti interne al Pd, che con Letta ha scelto il muro contro muro. Prima ha rischiato di affossare la legge, poi ha scelto di rinviarla. Un atteggiamento irrispettoso per gli italiani e perfino per il Santo Padre. Ribadisco: su Giustizia e Ddl Zan, 5Stelle e Pd sembrano far di tutto per cercare l'incidente».

Eccoci al fatto del giorno. Una vicenda terribile: a Voghera un assessore della Lega ha ucciso con un colpo di pistola un marocchino. C'è chi parla di far west. Dinanzi a un lutto, Matteo Salvini deve rivedere la sua politica muscolare contro i migranti?

«Qualcuno sta dipingendo l'assessore come un mostro, solo perché è leghista. Invece è un avvocato con un passato tra le forze dell'ordine. Chi lo conosce non lo giudica un violento: si era preoccupato di chiamare la polizia proprio perché una persona stava creando problemi di ordine pubblico. Purtroppo è morto un uomo, pare per un colpo partito accidentalmente: la vittima era nota alle forze dell'ordine e ai cittadini per i comportamenti violenti. Irregolare e con due decreti di espulsione. Attendiamo con fiducia gli approfondimenti della magistratura».

In questa giornata così drammatica, ha anche incontrato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

«Abbiamo parlato di immigrazione ma soprattutto di sostegno delle imprese italiane nel mondo. Dobbiamo recuperare centralità in Medio Oriente e in Nordafrica. Ho parlato anche con Colao, perché c'è la necessità di innovare, a partire dalla Pubblica amministrazione visto che il Pnrr prevede 6 miliardi per la sua valorizzazione. Altri 7 miliardi serviranno per avere connessioni più veloci, utili a un'Italia più moderna. Sono obiettivi che dobbiamo raggiungere. L'Italia deve ripartire e correre».

Da settimane il centrodestra è un cantiere: partito unico o federazione. A che punto siamo?

«Siamo al lavoro, la raccolta firme sulla giustizia è un primo passo concreto in quella direzione».