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Leyen chiude alla Russia "Sanzioni, ma dialogo"

La presidente Ue avverte Roma sui conti: «Seguiremo con attenzione la situazione»

Leyen chiude alla Russia "Sanzioni, ma dialogo"

Ursula von der Leyen affonda un doppio colpo alla Lega nella prima uscita pubblica da presidente della Commissione europea. Incontrando la stampa, nella foresteria del ministero della Difesa tedesca, la presidente della commissione Ue lascia intendere, almeno su tre temi (nomina commissario, conti pubblici e migranti) che per l'Italia non saranno tempi facili. E anche sul terzo dossier delicato, quello sulle sanzioni alla Russia di Vladimir Putin, che si incrocia in queste settimane con il destino dell'esecutivo gialloverde in Italia, la pupilla di Angela Merkel usa toni durissimi: «Siamo testimoni da un po' di un atteggiamento ostile da parte della Russia. Che spazia dalla lesione di leggi internazionali, come l'annessione della Crimea, al tentativo di dividere l'Europa il più possibile. Il Cremlino non perdona nessun tipo di debolezza. Dalla nostra posizione di forza dovremmo mantenere le sanzioni e offrire allo stesso tempo il dialogo. Stiamo anche migliorando nello smantellamento delle campagne diffamatorie e delle campagne via social media nutrite da fake news. Il nostro privilegio, in quanto democrazie, è quello di rispondere con trasparenza, libertà di stampa e un dibattito aperto». Ma è su nomina del commissario italiano, migranti e conti («La Commissione che presiederò monitorerà molto da vicino la situazione economica in Italia») che la presidente lancia segnali al governo Conte. «È diritto di ciascuno Stato membro proporre i propri commissari, così come è diritto del presidente chiedere altri nomi qualora se ne ravvisino delle buone ragioni», dice, rispondendo sulla possibilità che l'Italia proponga un commissario della Lega. «Per iniziare bene - aggiunge - è importante che io non dia delle condizioni, l'unica cosa che mi sembra essenziale è che nella composizione del collegio ci siano tante donne quanti sono gli uomini».

Nulla, dunque, è scontato. E soprattutto non c'è alcuna certezza che il nome indicato dalla Lega sia accolto senza batter ciglio dalla presidente della commissione. Dal successore di Juncker arriva anche una frecciatina al ministro dell'Interno italiano Matteo Salvini sul tema immigrazione: «Salvare vite umane in mare è un obbligo. Ma la richiesta italiana di una riforma del sistema disfunzionale di Dublino è giusta. Per von der Leyen l'approccio politico dovrebbe concentrarsi sul prevenire che le persone si mettano in mare su una barca. Abbiamo avuto un discreto successo nella lotta alla criminalità organizzata con la Turchia, il Marocco o l'Algeria. Ma una volta che le persone si avventurano in questi viaggi della morte, abbiamo l'obbligo di aiutarli» aggiunge.

«Salvare vite è sempre un obbligo, ma salvare vite umane non risolve nulla del problema principale. E quando i rifugiati sono sulla costa, bisogna essere chiari: chi arriva irregolarmente e non ha il diritto di chiedere asilo, dovrebbe tornare indietro. Ma ciò che l'Italia vuole è una riforma del sistema disfunzionale di Dublino che obbliga il Paese di primo approdo a gestire la richiesta di asilo e devo ammettere che mi chiedo come sia stato possibile firmare un accordo così infruttuoso. Posso capire - conclude - che i Paesi del confine esterno non vogliono essere lasciati soli nella gestione della sfida migratoria. Meritano la nostra solidarietà».

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