La lezione della Storia: niente pace senza libertà

L'assunto che anche sotto una dittatura, in fondo, si possa vivere felici è un'enorme sciocchezza.

La lezione della Storia: niente pace senza libertà

Tanti anni fa (molti lettori se lo ricorderanno) imperversava in radio un brano musicale assai beffardo intitolato «Quelli che...». Enzo Jannacci stava, pur con molta indipendenza di giudizio, a sinistra, e i bersagli delle sue ironie erano soprattutto i luoghi comuni di una certa borghesia disimpegnata, quella che parole sue - «vota a destra perché ha paura dei ladri...oh yeah». Ma se fosse ancora tra noi forse oggi vi aggiungerebbe volentieri un paio di strofe per dedicarle a «quelli che...»: Putin è l'aggressore ma la resistenza degli ucraini non è la nostra (oh yeah), quelli che meglio vivi sotto una dittatura che morti sotto le bombe (oh yeah), quelli che la guerra non è mai una risposta (oh yeah) e che comunque meglio arrendersi subito per salvare i bambini e poi si potrà sempre attuare una resistenza dopo (oh yeah). Non è il caso di citare qui i nomi degli autori di queste perle di saggezza. Li conosciamo tutti, sono ospiti fissi ai talk show televisivi della sera e sulle colonne di giornali molto «oh yeah», sempre pronti a sdottoreggiare e a svillaneggiare chi non segue il loro mantra finto pacifista. A quelli che... prima la pace e poi eventualmente la libertà se no pazienza, è il caso di ricordare che la loro idea di pace è assai singolare. Essa è infatti basata su un assunto di un'ipocrisia lampante, ossia (per citare il più fisso degli ospiti fissi) che anche sotto una dittatura, in fondo, si possa vivere felici. È un'enorme sciocchezza, che tra l'altro fa piazza pulita dei famosi sacri valori della Resistenza. Ma facciamo finta che chi l'ha pronunciata non sappia nulla di quanto accade in questi giorni nelle regioni dell'Ucraina occupate dai russi: glielo ricordiamo noi. Sta succedendo (a Mariupol e dintorni) che migliaia di cittadini ucraini (tra loro moltissimi bambini) vengono deportati in Russia per esservi «integrati», ovvero russificati a forza: verranno presto rimpiazzati da russi veri, che cambieranno per sempre la composizione etnica di quelle terre. E sta per succedere (è già previsto per il 27 aprile a Kherson) che si terranno dei bei referendum per confermare la sicura volontà degli abitanti dell'Ucraina del sud di diventare parte della madre Russia. Kherson è la città i cui abitanti sono già più volte scesi in strada con le bandiere ucraine a sfidare le fucilate dei soldati occupanti, ma scommettiamo che al referendum cambieranno idea? E che magari aderiranno volentieri (anche questo sta per succedere, cari ospiti fissi) all'invito ad arruolarsi nelle milizie locali per combattere contro i «nazisti» ucraini? È questa la «pace» che si prepara sotto la dittatura di Putin, altro che vivere felici. Oh yeah

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