L'indottrinameto jihadista è (molto) più forte nelle carceri che in moschea. Soprattutto negli istituti per i minori: gli adolescenti di seconda generazione (i maranza) - arrestati per rapina, violenza, spaccio - odiano tutto ciò che è Occidente, sono sperduti, isolati, in cerca di riscatto e quindi facilmente plasmabili. E poi sono tanti: solo nel carcere minorile Beccaria di Milano, 7 detenuti su 10 sono musulmani. Una sproporzione tale rispetto agli italiani da rappresentare un'autentica bomba sociale. Da disinnescare al più presto.
"Il terrorismo jihadista endogeno si nutre da sempre anche di rabbia sociale e risentimento anti-occidentale, sia che la radicalizzazione avvenga fuori o dentro il carcere - è la diagnosi di Elettra Santori, esperta di radicalizzazione per la fondazione Icsa (Intelligence culture and stratecic analysis) - Ma mentre in passato il jihadismo si formava sui testi sacri e si imperniava sulla devozione religiosa, oggi assistiamo alla crescita di un terrorismo sempre più incolto e ideologicamente povero: un fenomeno dovuto sia alla diffusione via social dei contenuti jihadisti (sempre più frammentari e semplificati) sia all'abbassamento dell'età della radicalizzazione. Dell'ideologia non resta che un macinato di informazioni amalgamate dall'estetica jihadista, utile più che altro a dare forma a un generico desiderio di vendetta sociale".
Basta che gli adolescenti più irrequieti (e fragili) incontrino in carcere un "bro" più sicuro e incisivo che fomenti il loro rancore ed è facile che sposino concetti estremi e trasformino la loro fede religiosa (magari nemmeno tanto consapevole) in fanatismo. Superficiale, ma pur sempre pericoloso.
La situazione non migliora nelle carceri italiane per adulti: circa il 16% della popolazione è di fede musulmana e nel 2025 il ministero della Giustizia ha contato 37 conversioni.
A rendere gli istituti penitenziari un potenziale focolaio di estremismo islamico c'è un altro dato: almeno 194 detenuti musulmani sono considerati a rischio radicalizzazione. Tra loro almeno 65 secondo il Ministero guidato da Carlo Nordio sono considerati "pericolosi" per la possibilità che, una volta usciti dal carcere, possano commettere un qualche tipo di attentato. Altri 68 non sono considerati per nulla pericolosi, ma 61 avrebbero mostrato un'appartenenza a qualche movimento islamico radicale. Tra i 14mila musulmani in carcere, 50 sono nelle sezioni ad alta sicurezza di Rossano, Sassari e Nuoro con accuse di terrorismo internazionale.
E ancora: un musulmano ogni 115 residenti in Italia è attualmente detenuto in un carcere italiano. Il dato proviene dall'ultimo report sull'amministrazione della giustizia del ministro Nordio: i detenuti provenienti dai Paesi di religione musulmana sono 13.814 su un totale di 63.198 detenuti. Considerano che il totale dei residenti stranieri musulmani in Italia è di circa 1,6 milioni, parliamo dello 0,86%. I musulmani praticanti sono circa la metà, 7.477. Ma c'è un altro numero che fotografa il rischio di radicalizzazione jihadista nelle carceri: gli imam. Sono 36 quelli che "operano" in carcere.
Non necessariamente fanatici: tra loro ci sono anche quelli - come al carcere Beccaria - che sono stati spalleggiati dalla Diocesi e dal Tribunale per i Minorenni per "stemperare" gli animi. Ovviamente non si tratta di istigatori che invocano la sharia. L'idea è quella di introdurre una figura moderata che aiuti a placare gli odi e a evitare il fanatismo che sfocia in atti terroristici.