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Liberi 314 prigionieri. Ma Putin e Zelensky arenati sul Donbass

Mentre ad Abu Dhabi si parlava di pace, a Kiev il leader ucraino riceveva il premier polacco Tusk

Liberi 314 prigionieri. Ma Putin e Zelensky arenati sul Donbass
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Dai tavoli ovattati di Abu Dhabi alle strade gelate di Kiev, la guerra in Ucraina continua a muoversi su due binari paralleli: quello della diplomazia, che prova a rimettere insieme i fili di un negoziato fragile, e quello del conflitto sul terreno, che resta durissimo. I colloqui trilaterali tra Ucraina, Russia e Stati Uniti negli Emirati Arabi Uniti si sono conclusi dopo due giorni definiti "costruttivi" da Kiev. Zelensky ha ammesso che i negoziati "non sono facili", ma ha confermato che proseguiranno, "forse addirittura in America". Al centro, scambi di prigionieri, quello di ieri ha coinvolto 314 persone, e le condizioni per un cessate il fuoco. Mosca insiste sul riconoscimento del Donbass come territorio russo. Una linea respinta con nettezza da Zelensky: "I territori sono nostri, anche se temporaneamente occupati. La Russia non deve avere alcun premio". Ottimista Trump: "Stiamo lavorando per porre fine alla guerra. Siamo molto vicini a farlo. Ci siamo quasi riusciti". E Witkoff sottolinea: "Proseguiremo i colloqui nelle prossime settimane".

Mentre ad Abu Dhabi si parlava di pace, a Kiev il leader ucraino riceveva il premier polacco Tusk. La visita ha prodotto la firma di una dichiarazione di intenti per la produzione congiunta di armi e munizioni. L'intesa apre anche allo sviluppo di nuove tecnologie di difesa e alla disponibilità di caccia MiG-29. Sul fronte militare, Kiev rivendica un successo tecnologico: la disattivazione dei terminali Starlink non autorizzati avrebbe privato le forze russe di comunicazioni e controllo dei droni, costringendo a sospendere attacchi in varie aree. Persino blogger militari russi parlano di "una grave vulnerabilità per Mosca".

La guerra, però, continua a colpire soprattutto i civili. A Kiev oltre 1.100 edifici resteranno senza riscaldamento per mesi dopo un attacco russo a una centrale; blackout e razionamenti colpiscono varie regioni, mentre Zelensky invoca colpi alle postazioni di lancio russe e rivendica attacchi ucraini su obiettivi militari nemici.

Sul piano internazionale, l'Europa riflette sul proprio ruolo. A Bruxelles prende corpo l'idea di nominare un inviato speciale dell'Ue per l'Ucraina. Una mossa che segnala la volontà di non restare ai margini dei negoziati, mentre la Francia esplora canali di dialogo con Mosca e Macron valuta una telefonata a Putin. Da Mosca, però, il ministro degli Esteri Lavrov liquida queste aperture come "diplomazia patetica. Senza contare che ci sono leader europei che ci chiamano e chiedono di non rendere ufficiali le conversazioni".

Intanto emergono nuove crepe nel sistema delle sanzioni. Un'inchiesta del Financial Times descrive una rete di pagamenti paralleli che consentirebbe alla Russia di aggirare le restrizioni occidentali attraverso "rubli fittizi", contante e criptovalute, per un volume di transazioni stimato in decine di miliardi di euro.

Tiene banco anche la polemica sugli attacchi hacker legati a Milano-Cortina: Mosca, tramite la Zakharova, accusa Tajani di calunnia, mentre la Farnesina ribadisce l'assenza di pregiudizi e sottolinea che i tentativi di cyberattacco "sono stati rivendicati da gruppi filo-russi".

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