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Ecco il trucco di Padoan per aggirare Bruxelles

L'ipotesi: aumentare il deficit per avere più soldi per lavoro e pensioni senza aggiungere tasse

Ecco il trucco di Padoan per aggirare Bruxelles

RomaIl ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, vuole imitare l'allenatore della sua amata Roma, Rudi Garcia e «mettere la chiesa al centro del villaggio». Questa volta, però, la metafora non rappresenta una spumeggiante tattica 4-3-3, ma una più austera spending review . Promettendo un impegno sui tagli di spesa (oltre alle tanto attese riforme), l'Italia chiederà a Bruxelles l'autorizzazione a spendere di più.

Potrebbe sembrare un paradosso ma è proprio questo che il governo ha in mente. Lo rivelano gli stessi progetti fatti trapelare da Palazzo Chigi. In primo luogo, l'esecutivo guidato da Matteo Renzi conta di rendere strutturali le decontribuzioni per le nuove assunzioni e le stabilizzazioni dei contratti a tempo determinato. La misura costa circa 6 miliardi nel suo complesso. Anche se il tasso di disoccupazione è salito al 12,7%, i dati diffusi ieri dall'Inps hanno evidenziato che la quota di assunti con rapporti stabili sul totale è passata dal 33,6% del primo semestre 2014 al 40,8% dei primi sei mesi 2015. Le nuove assunzioni nel periodo sono state 952mila, le trasformazioni circa 332mila.

Gli occupati non crescono, ma per lo meno hanno un contratto più stabile. Infatti, il premier non ha perso occasione per fare propaganda via Twitter . «Il Jobs Act è un'occasione imperdibile. Come era quella che aumenta i precari? L'Italia riparte, tutto il resto è noia...», ha scritto evidentemente infastidito dalle critiche degli ultimi giorni. L'altro perno focale per aumentare le possibilità occupazionali è la flessibilizzazione dell'età pensionabile secondo la proposta del presidente Inps Boeri (quota 100 tra età e contributi partendo da 62 anni, ndr ). La norma costa e se dovesse prevalere la linea di coloro che vogliono limitare le penalizzazioni la spesa potrebbe salire di 10 miliardi annui.

A queste cifre vanno aggiunti gli importi delle promesse da mantenere. In primis i 4,5 miliardi per l'eliminazione dell'Imu-Tasi sulla prima casa e dell'Imu agricola e sugli imbullonati. Poi ci sono i 500 milioni di indicizzazione delle pensioni e gli 1,5 miliardi per la rivalutazione degli stipendi degli statali, come previsto dalle sentenze della Consulta. Ultimo ma non meno importante lo sminamento delle clausole di salvaguardia su Iva e accise: servono 16,5 miliardi circa per evitarne l'aumento.

Questo è il motivo per il quale si sta pensando di aumentare l'importo della legge di Stabilità a 33 miliardi dai 25-26 miliardi inizialmente preventivati. Ma come coprire la differenza senza aumentare la pressione fiscale che vanificherebbe tutto? Chiedendo a Bruxelles il permesso di poter fare un po' più di deficit e, anziché attenersi all'1,8% sul Pil programmato per l'anno prossimo, poter salire almeno al 2,3% se non al 2,8%, due soglie al di sotto del 3% massimo consentito. Nel primo caso si recupererebbero 8 miliardi di manovra e nel secondo addirittura 16. Difficilmente la Commissione Ue potrebbe autorizzare un bis di quanto già accaduto l'anno scorso, soprattutto considerato che a Bruxelles non è spendibile una spiegazione in base alla quale gli effetti positivi in termini di entrate prodotti da queste misure le autofinanzierebbero a posteriori. Perché c'è prima una spesa e dopo, eventualmente, un introito.

«Stiamo lavorando a un progetto preciso e la spending review è un pezzo fondamentale per la serietà dello schema», fa sapere il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei. I risparmi attesi nel 2016, al momento, dovrebbero attestarsi a circa 6 miliardi da recuperare sugli enti locali (ai quali però è stato promesso di restituire il mancato gettito Imu), ma potrebbero aumentare. La sensazione, però, è che il governo intenda chiedere all'Europa il permesso di spendere promettendo di stringere la cinghia in futuro.

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