Guerra in Ucraina

L'Italia costretta a muoversi da sola trova 25 miliardi per il caro energia

Draghi conta di reperire risorse da usare subito per un nuovo pacchetto di aiuti a famiglie e imprese. In vista il taglio del reddito di cittadinanza e del bonus 110%

L'Italia costretta a muoversi da sola trova 25 miliardi per il caro energia

Il terzo fallimento consecutivo del Consiglio Ue dell'energia conclusosi senza un accordo sul tetto ai prezzi del gas mette ulteriormente in difficoltà l'Italia. Le dichiarazioni di Mario Draghi e Giorgia Meloni di giovedì scorso, presagendo tale esito infausto, prefiguravano anche la necessità per il nostro Paese di organizzarsi autonomamente, pur invocando solidarietà all'interno dell'Unione.

Dunque, i 10 miliardi circa rivenienti dall'andamento migliore del previsto del deficit/Pil (5,1% contro il 5,6% della manovra 2022) saranno interamente impiegati alla riduzione del caro-bollette. Altre risorse proverranno dal versamento del saldo della tassa sugli extraprofitti delle società energetiche che potrebbe portare fino a 5 miliardi di euro, mentre l'extragettito Iva sarà utilizzato come già avvenuto nei mesi scorsi per questo scopo anche se per intervenire prima della fine dell'anno si quantificherà questa voce sulla base degli incassi di novembre. Già in questo modo si potrà arrivare a una cifra vicina ai 20 miliardi di euro raggiungendo uno stanziamento simile a quello del decreto Aiuti-ter. Per aumentare le disponibilità si dovrà prelevare dai fondi non utilizzati per altri provvedimenti di spesa varati in passato e in base a precedenti ricognizioni i residui ammonterebbero a circa 7,8 miliardi.

Insomma, toccare quota 25 miliardi per riproporre il taglio delle accise e dell'Iva sui combustibili e sul gas e per erogare nuovi bonus ai redditi bassi in difficoltà con le bollette nonché alle imprese energivore non dovrebbe essere particolarmente complesso, se non fosse per il fatto che la transizione tra l'esecutivo Draghi e il pressoché certo governo Meloni comporterà qualche rallentamento. Lo stesso discorso vale per i sollievi sulle accise di benzina e diesel che, pur con i prezzi del petrolio in calo, necessitano un ulteriore intervento.

La vera incognita è quella attinente il 2023. Se da una parte, il rapporto deficit/Pil atteso ora si attesta al 3,4% contro il 3,9% stimato dal Def, è anche vero che lo scenario - vista l'incertezza geopolitica - è dipendente da una serie di variabili di difficile determinazione. «Le prospettive potrebbero cambiare significativamente, anche in un arco temporale breve», ha sottolineato ieri l'Ufficio parlamentare di Bilancio, l'Authority sui conti pubblici direttamente collegata a Bruxelles, validando il quadro macroeconomico della Nadef. Questo significa che quei 0,5 punti (in sintesi, altri 10 miliardi di potenziale «tesoretto») sono tutt'altro che certificati. Non è un caso che il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ieri ha sottolineato che la Bce non dovrebbe legarsi le mani alla Fed con l'ipotesi di ritocchi al costo del denaro «straordinariamente elevati» che inciderebbero negativamente sull'evoluzione della crescita. Ma, allo stesso tempo, il primo inquilino di Palazzo Koch ha evidenziato che «è necessario proseguire sul percorso di rientro del debito, iniziato da due anni, per tornare a una crescita forte e duratura».

Questo significa che se la crisi energetica, come prevedibile, dovesse proseguire non resterà che aggredire alcune voci di spesa per recuperare risorse. In primo luogo, il centrodestra potrebbe rivedere il reddito di cittadinanza nella parte riguardante le politiche attive (finora fallimentare) per recuperare 4-5 miliardi e poi tagliare il Superbonus 110% per risparmiare una cifra simile. Un'eventuale rimodulazione accelerata del Pnrr per la parte energia potrebbe consentire di destinare altri fondi alla causa. Un'altra ventina di miliardi per arrivare a giugno si possono trovare. Poi, sarà terra incognita.

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