L'omofobia approda in Senato. Forza Italia: non è una priorità

Pd, M5s e Leu vogliono discutere il ddl Zan, Lega e Fdi sono contro e gli azzurri frenano. Oggi la decisione

L'omofobia approda in Senato. Forza Italia: non è una priorità

Torna la legge sull'omofobia, con le divisioni che si sollevano quando si parla di questa fattispecie di crimini d'odio. Il primo scoglio è all'ingresso del Senato, sul via libera preliminare ad avviare la discussione in commissione Giustizia, atteso per questo pomeriggio. L'obiezione principale che circola in Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia è che in questo momento altri temi sono prioritari, urgenti e condivisi. Il segretario del Pd, Enrico Letta, replica in tv da Floris: «Il ddl Zan rischia di spaccare l'alleanza? Non abbiamo intenzione di ammainare le nostre bandiere. Siamo proiettati nel futuro».

Perplessità da Forza Italia. «Il ddl Zan non mi pare una priorità, noi abbiamo votato contro. Ci sono migliaia di italiani in ospedale, centinaia di morti ogni giorno di Covid, centinaia di migliaia di posti di lavoro in pericolo e dobbiamo occuparci di questo e lasciare da parte scelte ideologiche» dice Antonio Tajani, coordinatore nazionale di Forza Italia, nonostante alla Camera il disegno di legge fosse passato anche grazie ad alcuni «dissidenti» azzurri. Anche il segretario della Lega, Matteo Salvini, e la presidente di Fdi, Giorgia Meloni, si erano pronunciati in questo senso.

D'altra parte, appena insediato, il segretario del Pd Enrico Letta ha posto l'approvazione del ddl Zan come una priorità. Così se Pd, M5s, Leu sono convinti che la legge Mancino e più in generale la legislazione esistente non sia sufficiente a tutelare le persone omosessuali da discriminazioni e violenze, Lega, Fi e Fdi sono di parere opposto. Anzi temono che, così formulato, il ddl invece di difendere omosessuali, transessuali, transgender, queer e (quasi) tutti coloro che si riconoscono nella sigla Lgbt, rischi di lasciar penetrare con maggiore facilità la dottrina gender negli asili e nelle scuole e di introdurre reati di opinione che in altri Paesi hanno portato a sentenze paradossali contro la libertà di espressione e di religione.

Adesso, a complicare la vicenda, è la particolare natura non politica del governo Draghi, nato per vincere la pandemia e far rinascere l'economia del Paese, ma con una maggioranza composta da forze con visioni molto diverse tra di loro. A dire il vero, nel suo discorso d'insediamento Draghi non aveva parlato di omofobia, scontentando le comunità gay che se ne erano lamentate, spingendosi a rimpiangere il predecessore Giuseppe Conte che invece ne aveva fatto una bandiera personale e di governo. In questi giorni a favore della legge si sono espressi anche volti noti come Mahmood, Carlo Cracco, Fedez.

La Camera ha approvato il ddl Zan contro i crimini d'odio il 4 novembre scorso con 265 voti favorevoli, 193 contrari, 1 astenuto e la certezza che al Senato non sarebbe filato tutto liscio. Come ricorda la senatrice dell'Udc, Paola Binetti, che sottolinea anche l'urgenza «di cui non parla nessuno» della legge sulle malattie rare, «ci sono definizioni poco precise, come afferma la commissione Affari costituzionali della Camera che vuole licenziare una legge che riguardi l'omofobia senza che questa comprometta la libertà di espressione e di pensiero». È stato necessario introdurre una clausola di salvaguardia dell'articolo 21 della Costituzione (secondo il quale tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero) che aveva lasciato perplessi molti giuristi: più che una tutela, un'ammissione delle carenze della legge. Il ddl è arrivato dalla Camera al Senato con punti interrogativi grandi e difficili da sciogliere in fretta.

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