L'ultima allerta di Big Tech: "L'intelligenza artificiale può portarci all'estinzione"

Il messaggio di manager OpenAi e Google: "Rischi come con una pandemia o una guerra nucleare"

L'ultima allerta di Big Tech: "L'intelligenza artificiale può portarci all'estinzione"
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«Mitigare il rischio di estinzione derivante dall'Intelligenza Artificiale dovrebbe essere una priorità globale insieme ad altri rischi su scala sociale, come le pandemie e la guerra nucleare». Una dichiarazione di una sola frase, 22 parole in tutto nell'originale inglese, per equiparare la tecnologia che sta nascendo dalla nuova «corsa all'oro» della Silicon Valley all'asteroide che 66 milioni di anni fa colpì la Terra, o a un qualche virus letale frutto di esperimenti proibiti, o all'olocausto atomico. Firmatari dell'avvertimento, oltre 350 manager e ricercatori impegnati nell'IA e raccolti sotto la sigla, «Center for AI Safety». Tra loro, tre dei nomi più importanti del settore: il ceo di OpenAI, Sam Altman, l'azienda che ha ideato ChatGPT; il ceo di Google DeepMind, Demis Hassabis; e l'italo-americano Dario Amodei, ceo di Anthropic, fondata insieme alla sorella Daniela. Con loro, anche Geoffrey Hinton e Yoshua Bengio, vincitori del Premio Turing, considerati tra i «padri» della moderna Intelligenza Artificiale. Cosa abbia spinto alcune delle menti più brillanti del Pianeta a lanciare un allarme sul «rischio estinzione» non è chiaro. Se si tratti di scenari alla Hal 9000, il supercomputer di «2001 Odissea nello Spazio», che si ribellava agli umani, o alla «Wargames», in cui un altro supersistema minacciava di scatenare una guerra nucleare tra Usa e Urss, i firmatari dell'appello, volutamente succinto, non lo specificano.

Quel che è certo, è che da tempo - ultimo esempio, la finta immagine di un attentato al Pentagono che giorni fa ha gettato per qualche minuto Wall Street nel panico - si sottolineano i rischi di un uso scellerato della nuova tecnologia, utilizzabile per diffondere propaganda e fake news su larga scala. Senza contare i milioni di posti di lavoro, soprattutto «white collar», che potrebbero essere spazzati via da sistemi sempre più in grado di svolgere mansioni umane, dai call center, alla scrittura di una lettera commerciale, dalla gestione della contabilità, alla realizzazione di testi e funzioni via via più complessi.

Quel che è paradossale, rispetto ad altre rivoluzioni industriali e scientifiche, è che gli stessi protagonisti, manager e scienziati, mettano in guardia il mondo da ciò che loro stessi hanno creato e continuano a sviluppare, nel tentativo di battere sul tempo la concorrenza. Sono pochi i precedenti nella Storia. Forse Alfred Nobel, che inventò la dinamite per scopi minerari, salvo poi pentirsene, quando la sua scoperta comparve sui campi di battaglia. O Robert Oppenheimer, che pure non si pentì mai, ma che all'esplosione della prima Atomica nel deserto del New Mexico, sentenziò: «Sono diventato la Morte, il distruttore dei mondi».

L'appello di martedì fa seguito a un'iniziativa analoga dello scorso marzo, circa un migliaio di firmatari, tra i quali anche Musk, ma snobbata dai nomi più importanti della nuova industria dell'IA. E fa seguito all'incontro che Altman, Hassabis e Amodei hanno avuto nelle scorse settimane alla Casa Bianca con il presidente Joe Biden e la vice Kamala Harris, per discutere una possibile regolamentazione della nuova tecnologia. Dopo l'incontro, in un'audizione al Senato Usa, lo stesso Altman ha ribadito la necessità di regole nazionali e internazionali, sul modello dell'Agenzia Onu per l'energia atomica, per tenere sotto controllo i sistemi più avanzati di IA.

Anche l'Europa si sta muovendo ed entro quest'anno è prevista l'approvazione in sede Ue

dello «AI Act», che punta a regolamentare il nuovo mercato. Come spesso accade con le industrie in rapida evoluzione, il rischio è che le nuove leggi nascano già inadeguate rispetto alle improvvise sterzate della tecnologia.

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