L'ultima follia di Di Battista: "Il problema è l'islamofobia"

Il Che Guevara dei Cinque Stelle, con prevedibile cadenza, deve sempre spararne una per finire sui giornali.

L'ultima follia di Di Battista: "Il problema è l'islamofobia"

Di Battista proprio non ce la fa. È più forte di lui. Sarà l'invidia nei confronti dei suoi colleghi grillini governisti che, in un modo o nell'altro, sono sempre sotto i riflettori; sarà il desiderio di dire sempre qualcosa di sbagliato. Ma il Che Guevara dei Cinque Stelle, con prevedibile cadenza, deve sempre spararne una per finire sui giornali. Ieri, in vista della «giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese» ne ha sparata una colossale: «È triste vedere quanto l'islamofobia, che ha colpito molta opinione pubblica a livello mondiale, nonostante le prime vittime del terrorismo fondamentalista islamico siano gli stessi musulmani, abbia evidentemente spinto molte persone a fare di tutta l'erba un fascio e a dimenticarsi dei diritti sacrosanti di un popolo come quello palestinese». Ora, a prescindere dal fatto che in ogni manifestazione anche vagamente di sinistra crescono come funghi bandiere della Palestina, ma in quale mondo vive Alessandro Di Battista? Sicuramente non in Europa, se pensa che il problema sia «l'islamofobia» e che le prime vittime degli attentati nel nome di Allah siano i suoi stessi fedeli. Le vittime dei fondamentalisti islamici sono quelli che rimangono riversi sull'asfalto senza vita: accoltellati, squartati o decapitati, come è successo lo scorso 16 ottobre al professor Samuel Paty, colpevole di aver mostrato delle vignette di Charlie Hebdo. E sono quasi tutti europei. Dall'inizio dell'anno, nel nostro continente, si sono registrati dieci attacchi di matrice fondamentalista, per un totale di undici morti e quarantadue feriti. Un bollettino di guerra, in un Europa già devastata dal Covid e di fatto semichiusa. Ma d'altronde Di Battista è coerente nello stare sempre dalla parte dei peggiori. Nel 2014 scriveva così sul blog di Beppe Grillo: «Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato a distanza io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana». E poi ancora: «Dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano con il quale nemmeno intavolare una discussione». No, caro Di Battista, chi mozza le teste è disumano. Ma anche chi dimentica il sangue delle proprie vittime pecca, non poco, di umanità.