L'ultimo "cinepanettone" della casta Questa volta è Natale in Parlamento

Senatori e deputati in Aula per votare in fretta la manovra

L'ultimo "cinepanettone" della casta Questa volta è Natale in Parlamento

Roma Peccato che per la fretta imposta da tempi tecnici l'ultimo nato dei fratelli Vanzina, Natale a 5 stelle, sia già uscito nelle sale e su Netflix. Si sono persi il meglio della sceneggiatura, un cinepanettone visibile da qualche settimana solo ai privilegiati che frequentano il Parlamento. Film giallo, con allegre sfumature verdo-padane, che avrebbe potuto ambire a titoli da superincasso: «La manovra di Babbo Natale arriva a babbo morto». Oppure: «Si salvini chi può, a Natale ci s'ingrilla tutti con la manovra».

Demenzialità per demenzialità, la situazione è roba forte, da sfondare i botteghini. Rispetto al cliché, forse, manca ancora soltanto la bonazza di turno che fa impazzire i protagonisti. Ma d'altronde lo sono già di loro, in questa trama fantastica, i due coprotagonisti. Coperti dal loro maggiordomo (poi si scoprirà che è un avvocato), gli capita inopinatamente di dover mettere a punto il bilancio del Paese. Avulsi da qualsiasi conoscenza aritmetica, le due simpatiche canaglie decidono di portare in giro per l'Europa un plico di fogli totalmente in bianco, fingendo che dentro ci sia la soluzione finale ai tanti guai che affliggono i concittadini. Nel frattempo, però, gli ignari deputati e senatori, in un esilarante crescendo di situazioni paradossali, si ritrovano a discutere e votare sul nulla. Promesse gigantesche e inesistenti, che tutti immaginano esser scritte nel benedetto plico, che invece giace su una scrivania di Bruxelles (o Francoforte, fate voi) in attesa che l'Euroburokrate trovi il tempo di occuparsene. Classico finale da baraonda, quando i parlamentari si accorgeranno d'esser stati ingannati, Natale sarà passato invano, e avranno dato la fiducia a numeri mai visti prima (sperando che non arrivi la Troika - che non è affatto la bonazza di cui sopra). Essendo troppo bella per finire nel cestino, pare che questa sceneggiatura sia stata ripescata e se ne siano girate le prime scene. Tipo l'entusiasmo sciocco di un protagonista: «Siamo irresistibili, inarrestabili, sogno di cambiare l'Italia» (Di Maio dixit). O il borbottio infastidito del collega: «Abbiamo fatto quello che dovevamo fare, se ci chiedono di tagliare ancora, noi diciamo no basta. Però stiamo lavorando bene, or ora abbiamo inviato l'ultima copia a Bruxelles» (Salvini). Il maggiordomo, intanto, a Palazzo Chigi impazzisce negli incomprensibili numeri assistito dal ministro Tria. Lo aspettano a Bruxelles, ma lui si nega fingendosi filippino con la voce in falsetto: «Signor Conte non c'è, uscito...». Deputati e senatori restano fuori dalla grazia di dio, mentre il finale è svelato da Mara Carfagna: «Gliela porta Babbo Natale con slitta, renne e campanellini... Sarà Juncker a dettarla prima della Vigilia». Che sorpresa: giusto in tempo per far la festa. Al capitone.

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