Il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, esponente di Fratelli d'Italia, è netto: l'Ue non dovrà limitarsi a dichiarazioni di facciata.
Qual è la valutazione del governo sull'attuale fase del conflitto con l'Iran?
"La valutazione del governo è improntata a realismo e senso di responsabilità. Si tratta di uno scenario complesso, che incide sugli equilibri globali ma che non coinvolge direttamente l'Italia come parte attiva. L'Italia è un alleato solido degli Stati Uniti, con cui condivide valori democratici e visione strategica, ma ogni Paese mantiene la propria autonomia decisionale. Comprendiamo le ragioni americane e israeliane così come riteniamo che non sia mai troppo tardi per riaprire un canale negoziale. Desidero esprimere parole chiare di solidarietà e piena vicinanza ai Paesi del Golfo e della Regione, ingiustamente colpiti da attacchi indiscriminati e di natura terroristica da parte del regime iraniano. Si tratta di azioni gravi e inaccettabili, che mettono a rischio la sicurezza dei civili e la stabilità di un'intera regione di importanza strategica".
Qual è oggi la priorità assoluta dell'Italia nella gestione della crisi nel Golfo?
"La priorità è la sicurezza dei nostri connazionali e dei nostri militari presenti nell'area. Siamo tra le prime nazioni ad organizzare il rimpatrio dei nostri connazionali che chiedono di rientrare. I contingenti italiani hanno seguito con rigore i protocolli previsti per il personale alleato nelle basi a guida Usa. La tutela delle nostre forze armate e la protezione degli interessi nazionali sono centrali. Parallelamente lavoriamo per evitare un'ulteriore escalation che potrebbe destabilizzare l'intero Golfo e anche aree a noi ancora più vicine con ripercussioni sui mercati energetici, sulle rotte commerciali e sugli equilibri economici internazionali".
La presenza italiana nell'area subirà modifiche alla luce degli ultimi sviluppi?
"Al momento non sono previste modifiche strutturali. L'Italia continuerà a garantire il proprio contributo alle missioni internazionali e alla sicurezza regionale, monitorando costantemente l'evoluzione del quadro. Ogni eventuale adeguamento operativo sarà valutato con prudenza e in stretto coordinamento con gli alleati, senza decisioni impulsive ma sulla base di valutazioni oggettive di sicurezza".
Che ruolo concreto può giocare l'Italia in questa fase a livello internazionale?
"L'Italia può svolgere un ruolo di mediazione credibile. La nostra tradizione diplomatica e la posizione nel Mediterraneo ci consentono di essere un ponte tra Occidente e Medio Oriente. Restando ferma l'alleanza atlantica, crediamo nel valore del dialogo e nella funzione della diplomazia per ridurre le tensioni. In un contesto segnato da polarizzazioni, possiamo favorire iniziative di confronto e sostenere ogni percorso che riporti la crisi su un terreno politico".
Cosa si aspetta Roma dall'Unione Europea di fronte a questo scenario?
"Ci aspettiamo unità e pragmatismo. È giusto richiamare la via diplomatica, ma è fondamentale che l'Europa si presenti con una posizione coesa, capace di tutelare la sicurezza energetica e gli interessi economici comuni. Le crisi nelle aree strategiche mettono sempre a rischio investimenti e stabilità: per questo l'Unione deve essere protagonista di una soluzione politica e non limitarsi a dichiarazioni formali".
Questa crisi rischia di ridefinire in modo strutturale la strategia italiana in Medio Oriente?
"Non in modo strutturale.
Piuttosto ne conferma i pilastri: alleanza solida con gli Stati Uniti, difesa del multilateralismo, sostegno alla stabilità regionale e promozione del dialogo. L'Italia resta convintamente ancorata all'Occidente, ma continua a credere che la diplomazia sia l'unico strumento capace di trasformare una fase di tensione in un percorso di equilibrio e pace duratura".