Macron fa il bis ma è boom di astenuti. "Dovremo rispondere alla rabbia del Paese". L'inno alla Gioia per celebrare l'Europa

Champagne. Ma prima la sicurezza. Doveva essere una serata "aperta", tra politica, divertimento e tirati sospiri di sollievo per aver scongiurato la vittoria dell'estrema destra, per i supporter di Emmanuel Macron

Macron fa il bis ma è boom di astenuti. "Dovremo rispondere alla rabbia del Paese". L'inno alla Gioia per celebrare l'Europa

Champagne. Ma prima la sicurezza. Doveva essere una serata «aperta», tra politica, divertimento e tirati sospiri di sollievo per aver scongiurato la vittoria dell'estrema destra, per i supporter di Emmanuel Macron. La «festa» a Campo di Marte, ancor prima che si rendesse noto l'esito del voto, è invece blindata. Accessi filtrati, zaini e borse controllati; prime sedie, di fronte al presidente al centro dell'esagono bleu blanc rouge (lo stesso usato negli ultimi meeting) riservate allo stato maggiore del governo, ai collaboratori e ai politici che hanno sostenuto il bis; a quasi 15 metri, le presenze «civili», giovani venuti a salutare Macron, confermato ieri all'Eliseo col 58% circa, e per la prima volta senza ricorso a coabitazione. «Grazie, a tutti e dappertutto, dopo 5 anni di trasformazione ma anche di crisi, la maggioranza mi ha dato fiducia ma so che molti tra voi hanno votato per me per far barriera all'estrema destra, e voglio ringraziarli, so quello che vi devo, una nuova era».

Arriva mano nella mano con Brigitte, contornato da giovanissimi. La musica elettronica suona già da ore e si ferma. Parte una versione soft dell'Inno alla gioia (che è anche l'inno europeo) e comincia la lunga passeggiata di Macron verso il nuovo mandato. «Sono fiero di servire ancora la Francia».

C'è un senso di regalità nella scenografia, ma pure di gravità. E la voglia di non arrivare in solitaria scacciando l'immagine dell'uomo isolato al comando. Il «tecno-monarca» è un ricordo: «Presidente di tutti e tutte, non si fischia nessuno», dice Macron quando partono i buuu per Marine Le Pen.

Centinaia di bandiere europee e francesi sventolano dietro le transenne. Non più quelle di En Marche: il movimento è scomparso dai manifesti per favorire la strategia dell'apertura di Macron, tanto alla gauche quanto ai verdi. Eppure, il voto registra la più alta astensione dal 1965. Tre francesi su dieci sono rimasti a casa: circa 14 milioni. Alta Corsica e Seine-Saint Denis i dipartimenti più disaffezionati alle urne; ed evidentemente anche a Macron, nonostante gli slogan lanciati nella banlieue di Parigi alla vigilia del voto e le strizzate d'occhio all'indipendenza dell'isola.

Non ci sono appelli alla ribellione, alla contestazione dell'esito elettorale. Almeno non gridati come fu nell'America di Trump. «Un sollievo», commenta a caldo il ministro della Sanità Olivier Véran. Macron vince. E arriva alle 21,30 a Campo di Marte, dopo aver votato nel pomeriggio a Le Touquet con Brigitte ed essersi rintanato all'Eliseo fino a risultato acquisito. È la geografia del presidente, a dare il timing alla festa. Macron è «il peggio eletto dei presidenti della V Repubblica, in quanto a consensi», tuona invece Jean-Luc Mélenchon. Galleggia in un oceano di astensioni, schede bianche e nulle, insiste il leader dell'estrema gauche; il 42% dei suoi voti sono passati a Macron, secondo l'Ipsos.

L'immagine della Tour Eiffel è più forte delle critiche. La dimensione storica del Campo di Marte idem. La «carta» verde di Macron ha convinto giovani e anziani. «Ho un progetto sociale, fondato sul lavoro e sulla creazione, voglio portarlo avanti con forza e fare della Francia una nazione ecologica, per una società più giusta e dell'uguaglianza tra uomini e donne, non sono più il candidato di un campo», dice. E via con la Marsiglies.

Nella Fort Knox della festa, meno persone del previsto: 4mila secondo le stime. Anche perché, a metà pomeriggio, l'ambasciata Usa a Parigi ha messo in guardia dai «raduni», «spontanei» e non. «Possono diventare violenti», «in tutta la Francia», evitate. La polizia ha fronteggiato un gruppo di anarchici che bloccavano una strada e a sera manifestazioni si sono svolte a varie città sotto lo slogan «né con Macron né con Le Pen». Scontri a Rennes e Lione. Ma molti sono rimasti a casa. Anche Parigi ha dato un segnale di disaffezione, tra i primi dipartimenti per astensione. La festa dei macroniani resta fino a tarda notte «sotto stretta sorveglianza: il rischio di attentato è sempre molto alto». Ma Macron è già impegnato. La prima telefonata dopo la rielezione è per il cancelliere tedesco Olaf Scholz.

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