Leggi il settimanale

Il Made in Italy attende con fiducia. Ma le Borse non festeggiano

Le tariffe su acciaio, alluminio e auto restano intatte nonostante la sentenza

Il Made in Italy attende con fiducia. Ma le Borse non festeggiano

Brindisi sì, ma niente sbornia. Le Borse europee hanno reagito alla sentenza della Corte Suprema Usa con una serie di rialzi (Milano ha guadagnato l'1,4%, Parigi l'1,3%, Francoforte lo 0,87%, Madrid lo 0,9%, Londra lo 0,56%), ma senza quell'euforia contagiosa che accompagna i veri scampati pericoli.

Il motivo della cautela? Innanzitutto, Trump ha già un piano di riserva ("Ballano per strada ma non per molto", ha detto ieri). La "cassetta degli attrezzi" comprende l'applicazione dei dazi ai sensi della Section 301 (pratiche commerciali sleali), Section 232 (sicurezza nazionale), Section 122 (problemi di bilancia dei pagamenti) e Section 338 (discriminazione contro le esportazioni statunitensi). Secondo, come ha sottolineato la stessa Ue, vanno analizzati i contenuti della sentenza. Terzo, la pronuncia si applica esclusivamente ai dazi introdotti ai sensi dell'International Emergency Economic Powers Act). La decisione elimina dunque uno degli strumenti più rapidi a disposizione della Casa Bianca per imporre tariffe su larga scala. Ma quelli imposti in base ad altre leggi su acciaio, alluminio, automobili e altri prodotti giustificati da accertamenti sulla sicurezza nazionale ai sensi della Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962, restano intatti. Secondo gli esperti di Ing, le indagini ai sensi delle Section 301 e 232 possono colpire settori specifici con maggiore precisione rispetto all'approccio generalizzato dell'IEEPA.

Attenzione, inoltre, a un tema cruciale per le aziende esportatrici: la Corte Suprema non ha affrontato la questione se e in quale misura gli importatori abbiano diritto a rimborsi. La materia tornerà ora ai tribunali di grado inferiore. Il procedimento è già iniziato, con oltre 1.000 aziende coinvolte in una battaglia giudiziaria. Ma i rimborsi non saranno automatici, "Parliamo di circa 120 miliardi di dollari, pari allo 0,5% del Pil Usa", ha sottolineato Gregorio De Felice, capo economista di Intesa Sanpaolo. Una seconda incognita sarà la reazione di Trump che è alla ricerca di soluzioni alternative. Secondo De Felice, "una potrebbe essere l'introduzione di quote, ossia dei limiti alle importazioni di prodotti, quindi un dazio diverso, quantitativo e non monetario". Trump potrebbe anche utilizzare il Trade Act, legge degli anni Settanta, che consente al presidente di imporre dazi generalizzati per 150 giorni senza il via libera del Congresso.

La Corte Suprema si è pronunciata sui limiti costituzionali, non sulla politica commerciale. Una impalcatura è stata rimossa, ma l'edificio resta in costruzione e l'agenda tariffaria di Trump può sopravvivere con nuove basi legali e una fase di transizione complessa. Le imprese dovranno, insomma, affrontare mesi di incertezza su rimborsi che potrebbero non materializzarsi e su dazi sostitutivi che probabilmente ripristineranno i livelli precedenti. Trump, infatti, ieri ha già annunciato una tariffa globale del 10%. In generale, l'export del Made in Italy ha chiuso il 2025 con un valore di 643 miliardi, in crescita del 3,3% sull'anno precedente. Con una quota del 10,4% del totale, gli Usa sono però il secondo Paese cliente dell'Italia, dopo la Germania (11,3%). Coldiretti e Filiera Italia accolgono con favore la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di bocciare i dazi di Trump, che hanno fatto subire un pesante rallentamento dell'export agroalimentare italiano, con perdite consistenti fino a quasi 400 milioni di euro totali con cali di oltre l'8% per alcuni settori. Ora, ribadiscono i vertici delle due associazioni, "è fondamentale costruire un confronto e non uno scontro tra Europa e Usa per favorire le nostre economie ed evitare il caos che l'annuncio delle prossime mosse di Trump sta già generando". Anche il mondo del vino paradossalmente non può ancora festeggiare.

"Si profila una più che probabile reimposizione delle tariffe attraverso vie legali alternative a cui si aggiunge il forte rischio incertezza che tale decisione può determinare nei rapporti commerciali tra Europa e Stati Uniti", ha detto ieri il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica