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A maggio inflazione al 3,4% per la guerra

L'Istat segnala quella di aprile al 2,7%. L'agenzia S&P conferma il rating italiano

A maggio inflazione al 3,4% per la guerra
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L'onda lunga della guerra in Iran sta arrivando. Il blocco delle petroliere nello stretto di Hormuz e i rincari su petrolio e gas si stanno traducendo in una fiammata inflattiva in tutto il mondo, Italia compresa. Ieri l'Istat ha diffuso i dati sulla crescita dei prezzi di aprile, che ha registrato un'accelerazione dell'1,1% su base mensile e un +2,7% sullo stesso periodo di un anno fa. A sua volta, Confcommercio prevede invece che a fine maggio i prezzi saranno cresciuti del 3,4%. Tornando all'Istat, a pesare maggiormente sono stati i beni energetici (+9,6%) e quegli degli alimentari non lavorati (+5,9%), quest'ultimi del resto sono i primi a subire gli effetti dei costi di trasporto malgrado il governo abbia tamponato la situazione con il taglio delle accise e con i crediti d'imposta per gli autostrasportatori. Il fatto è che i mercati, che guardavano con grande interesse al vertice Usa-Cina anche in ottica Iran, sembrano essere rimasti delusi. A oggi, contrariamente a quello che si è pensato per settimane, la fine del conflitto non è a portata di mano. Alcuni esperti indicavano la fine di maggio come data limite, entro la quale le conseguenze del conflitto sarebbero state riassorbibili. Il fatto è che quell'orizzonte temporale si è fatto ormai molto vicino senza sviluppi positivi. E i mercati lo sentono: ieri lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è risalito a 79 punti, con un rendimento del decennale italiano oltre il 3,9 per cento. Una tensione sui rendimenti dei titoli di Stato che si è sentita anche dall'altra parte dell'Oceano: il decennale americano, il Tresury, ieri ha sfiorato il 4,6% di rendimento. L'euforia dei giorni precedenti per l'intelligenza artificiale ha lasciato posto immediatamente alla paura che le banche centrali alzino i tassi d'interesse, dando una mazzata a quel che rimane della crescita economica. In Europa l'allarme è già forte: "Il clima di fiducia ha subito un netto peggioramento dall'inizio della guerra in Medioriente e gli indicatori desunti dalle indagini segnalano un rallentamento del ritmo di crescita nel secondo trimestre e nel periodo successivo", ha scritto ieri la Banca centrale europea nel suo Bollettino economico. Il sentimento negativo della giornata si è inevitabilmente riversato anche sui listini: ieri la Borsa di Milano ha ceduto l'1,8% allontanandosi dalla soglia di 50mila raggiunta appena il giorno precedente. Dato in linea con i listini di Parigi (-1,6%), Francoforte (-2%) e Londra (-1,7%). Anche Wall Street ha vissuto una seduta negativa, con l'S&P 500, il paniere di azioni principale, in ribasso alle 19 ora italiana dello 0,9%.

Tornando però allo scenario italiano, ieri sono stati diffusi anche i dati di Confcommercio che continua a stimare un maggio in crescita per il Pil italiano (+0,1% e +1,5% tendenziale). Una dinamica che rimane positiva, ma è fortemente minacciata dalla dinamica dei prezzi. In particolare, l'associazione guidata da Carlo Sangalli stima che nel mese di maggio i prezzi dovrebbero crescere trainati dalla tensione nell'area del Golfo dello 0,5% su aprile e del 3,4% su anno.

Intanto, ieri a tarda sera l'agenzia di rating internazionale americana Standard and Poor's ha revisionato il suo giudizio sull'Italia. Le aspettative eranoper una conservazione del rating "BBB+" con outlook positivo, con Roma che comunque conserva conti in ordine ed economia in crescita.

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