Leggi il settimanale

"La nostra categoria è ormai allo sfascio. Ma non riesco a votare per il Sì"

L’ex pm di Milano Alfredo Robledo rievoca lo scontro con Bruti Liberati: "Mi minacciò"

"La nostra categoria è ormai allo sfascio. Ma non riesco a votare per il Sì"
00:00 00:00

"La magistratura oggi è alla fine di un percorso, non ha la forza di sollevarsi, siamo allo sfascio. Ma la soluzione di separare le carriere o di sorteggiare i membri del Csm non può risolvere il problema. Per questo voterò No al referendum".

L'ex pm milanese Alfredo Robledo è sorpreso dalla pubblicità che sui social viene data a una sua lettera all'allora Procuratore capo meneghino Manlio Minale datata 16 marzo 2010, nella quale Robledo svelava il peso delle correnti nelle nomine attraverso la "minaccia" del numero due della Procura Edmondo Bruti Liberati - che di lì a poco sarebbe diventato il capo - rispetto al modo in cui andava organizzato il suo lavoro di aggiunto per le inchieste su urbanistica e corruzione. "Ricordati che al Plenum sei stato nominato Aggiunto per un solo voto di scarto, e che questo è un voto di Magistratura democratica. Avrei potuto dire ad uno dei miei colleghi al Consiglio che Robledo mi rompeva i coglioni e di andare a fare la pipì al momento del voto, così sarebbe stata nominata la Gatto (Nunzia, ndr), che poi avremmo sbattuto all'Esecuzione". Eccolo, il metodo Md per decidere le carriere a tavolino a cui Robledo si è opposto e per cui, nel giro di pochi anni, è stato allontanato da Milano.

Cosa disse Minale?

"C'è scritto in calce, disse che erano parole inappropriate ne stigmatizzò la volgarità. Gli fece una ramanzina ma non avviò il disciplinare".

Così fan tutti, le disse Bruti Liberati

"Questo è il mondo, e tutti sappiamo che va così, furono le sue esatte parole. Il tuo mondo va così, il mio no, replicai. Andai via dal suo ufficio, capì che quello fu l'inizio della spaccatura della Procura. Non potevo farmi condizionare da una corrente, per me sarebbe stata una cosa disonesta. Ma lui non si aspettava questa mia reazione".

Cos'è cambiato da allora?

"Io rivendicavo e rivendico la mia indipendenza dal potere delle correnti, rispondo alla mia coscienza, alla legge, alla Costituzione. Avevo un curriculum eccellente sui reati contro la Pubblica amministrazione, avevo indagato su Silvio Berlusconi, Oil for Food, i derivati, non potevano cacciarmi. Il problema è che là bisognava resistere...".

Come diceva Francesco Saverio Borrelli?

"(Ride), sì ma contro le correnti. Era un avvertimento, io non mi sono arreso ma mi sono ribellato. L'avessimo fatto in tanti molte cose sarebbero cambiate".

Che farà al referendum?

"Ho fatto 40 anni in magistratura con la schiena dritta, a me nessuno può dire niente, hanno cercato di infamarmi ma non ci sono proprio riusciti. Anche Luca Palamara nei suoi libri ha scritto che ero una vittima da sacrificare perché ingombrante, sono saltato sull'Expo perché non ero controllabile".

Voterà Sì? Contro le correnti?

"Io non mi fido della magistratura, non è più affidabile. Mi fido solo dei magistrati che conosco e che so come lavorano. Ma questa riforma della magistratura non cambierà la giustizia".

Due Csm e due carriere separate eviteranno che un giudice di Md decida la carriera di un pm indipendente come Lei...

"Tantissimi anni fa ho fatto il pretore, quella strana figura tra giudice e pubblico che a me ha fatto molto bene. Ho capito la differenza tra chiedere tre anni di carcere e concedere tre anni".

Come se ne esce allora?

"Bisogna rendere obbligatorio alle nuove toghe la carriera da giudice per tre anni a valutare bene le prove. Non si possono mandare i vincitori di concorso a fare i pm subito, a parlare con la polizia, non tutti hanno l'equilibrio necessario, mancano i maestri a ricucire un dialogo intergenerazionale".

Ma le correnti servono ancora?

"Moltissimi anni fa l'ex ministro dei Trasporti Enrico Ferri (padre dell'ex leader di Mi Cosimo, ndr) mi disse che le correnti come forma

culturale di nobile confronto erano morte. In realtà erano e sono una metastasi. Il nostro non è un potere, è un servizio. E la separazione non tocca minimamente l'equilibrio del giudice e le capacità professionali dei pm".

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica