E alla fine spunta il tiramisù. Il tiramisù a Pechino? Sì (resistiamo alla tentazione di giocare su come possa essere pronunciata quella "r" per non urtare il politicamente corretto). Tra i piatti che il cerimoniale del regime cinese ha proposto alla delegazione americana nella cena ufficiale alla Golden Room del Grande Palazzo del Popolo c'era anche il popolare dolce italiano, preceduto da aragosta in zuppa di pomodoro, costine di manzo croccanti, anatra alla pechinese, e poi verdure di stagione stufate, salmone in salsa di senape e panini di maiale fritto in padella. E anche pasticcini e gelato. Un menu costruito per accontentare i gusti un po' infantili di The Donald e che trasgredisce alla tradizione cinese di servire la marziale cucina tipica di Huaiyang alle cerimonie diplomatiche (fu ammannita tra gli altri nel 2002 a George W. Bush).
Una cena il cui clou - oltre all'irresistibile momento in cui è stata diffusa YMCA, brano dei Village People di cui Trump è da sempre appassionato malgrado qualche leggero problema di coerenza - è stato il brindisi tra Xi e Trump, che da sempre in Cina rappresenta l'occasione per misurare il proprio potere. Chi abbassa anche di poco il calice riconosce in maniera implicita la sua inferiorità rispetto alla controparte. Ma le decine di occhi che assistevano al "Ganbei!" non hanno notato flessioni da parte di nessuno dei due.
Certo è che a Pechino è andato in scena uno scontro culturale piuttosto rimarchevole: il leader più irrefrenabile e incline alla gaffe che esista alla prese con una civiltà millenaria e raffinata, che ai massimi livelli diplomatici si nutre di sofisticati rituali e simboli millimetrici. In questo caso sono stati i Cinesi ad ammorbidire alcune rigidità per venire incontro a un ospite notiriamente ingestibile, ma lo stesso Trump è sembrato sforzarsi eroicamente di non offendere i padroni di casa e di mostrarsi beato e ammirato a ogni passo. Il Guardian arriva a sostenere che "non è la prima volta che Trump si comporta molto meglio in uno dei regimi più repressivi del mondo di quanto faccia nelle democrazie europee, dove spesso arriva come una palla di demolizione umana". Fatto sta che il tycoon ha ammirato le decine di bimbette con mazzi di fiori e bandierine a stelle e strisce impegnate ad acclamarlo in un modo che in Europa e spesso anche in patria può tranquillamente dimenticarsi.
Nella visita pechinese di Trump c'è stato tempo anche per una visita al magnifico Tempio del Cielo, costruito nel 18° anno del regno Yongle della dinastia Ming corrispondente al nostro 1420, esattamente 72 anni prima della scoperta delle Americhe.
Solitamente Trump si mostra indifferente al peso della storia, preferendo il turgore dei muscoli. Ma lì ha messo su lo sguardo del bambino che entrava a Gardaland: "È un posto fantastico, la Cina è bellissima", ha lasciato detto negli annali. La Cina è vicina, a Mar-a-Lago.