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Di Maio casca in piedi. "Inviato Ue nel Golfo". Centrodestra infuriato

Per Borrell l'ex ministro è "il candidato più adatto". Governo italiano contrario

Di Maio casca in piedi. "Inviato Ue nel Golfo". Centrodestra infuriato

Giggino d'Arabia. Sparito dagli scranni del Palazzo, eclissatosi anche da Facebook e Tik Tok, Di Maio riappare sulla scena internazionale, con la benedizione di Bruxelles. Battezzato come «candidato più adatto» per il ruolo di inviato dell'Unione Europa per il Golfo dall'alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Josep Borrell, che ne ha caldeggiato il nome in una lettera inviata ai 27 stati membri. Nella quale Borrell ha indicato il nome dell'ex ministro degli Esteri italiano proprio in virtù dell'incarico alla Farnesina, che gli avrebbe dato «il necessario profilo politico a livello internazionale per questo ruolo».

«I suoi ampi contatti con i Paesi del Golfo scrive ancora Borrell - gli permetteranno di impegnarsi con gli attori rilevanti al livello appropriato». E dunque, conclude l'Alto rappresentante che chiede di assegnargli un primo periodo di 21 mesi per quell'incarico, «conto sul sostegno a Di Maio per attuare la nostra partnership strategica con i partner del Golfo». Quello Persico, non quello di Napoli che l'ex leader pentastellato ha bazzicato in gioventù. E subito in Italia, sulla scelta di Borrell, si scatena la bagarre. La prende con aplomb britannico solo il successore di Giggino alla Farnesina, Antonio Tajani, che parla di «scelta legittima» dell'alto rappresentante per la politica estera Ue, pur precisando che Di Maio «Non è il candidato del governo italiano». «Si era candidato prima che ci fosse questo governo ha spiegato il ministro degli Esteri - ho sempre detto a Borrell che non è il nostro candidato: è una libera scelta dell'alto rappresentante, ed è nelle sue facoltà».

Anche fonti dell'esecutivo rimarcano la legittimità della scelta, ma anche il «disagio» del governo italiano per quel nome. Pure la delegazione di Fdi al Parlamento europeo in una nota chiarisce come quella nomina, pur «legittima sul piano formale», non è stata «avallata né sostenuta in alcun modo dal governo Meloni», circostanza che motiva «un giudizio negativo sulla gestione dell'intera vicenda». Meno diplomatico il senatore azzurro Maurizio Gasparri, che bolla la proposta di Borrell come «assurda e vergognosa», una scelta che «squalifica chi la propone e l'Unione europea stessa». Per Gasparri, «Di Maio è del tutto inadeguato», e «il solo fatto di prenderlo in considerazione mette nel ridicolo chi lo fa». Il Golfo Persico, conclude l'esponente azzurro, «richiede persone serie, non nullità come Di Maio». Durissima anche la Lega, che in una nota firmata dai senatori del Carroccio in commissione Esteri e Difesa, Marco Dreosto, Andrea Paganella e Stefania Pucciarelli, parla di scelta «politicamente oltraggiosa». La decisione, per i tre esponenti leghisti, «rappresenta, inoltre, un affronto alla volontà degli italiani che lo scorso 25 settembre si sono chiaramente espressi scegliendo il centrodestra e non grillini o Dem».

E se le reazioni stizzite di ieri alla nomina di Di Maio arrivano tutte dalla maggioranza, per capire come la pensano dall'altra parte non c'è da sforzarsi troppo. A dicembre scorso Piernicola Pedicini, Rosa D'Amato e Ignazio Corrao, eurodeputati eletti con M5s e poi passati al gruppo Verdi/Ale, avevano presentato una interrogazione al Consiglio dell'Unione europea per chiedere conto di quella che allora era solo una candidatura, raccogliendo l'adesione di altri europarlamentari Socialisti, Liberali e del gruppo Misto. Nell'interpellanza, i tre domandavano e si domandavano «perché una persona come Di Maio, che avrebbe a malapena i titoli per uno stage, dovrebbe rappresentarci in un'area strategica come quella del Golfo», sottolineando come l'ex ministro fosse «sprovvisto di credibilità, titolo di studio e competenze specifiche».

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