Marino il marziano fa il martire e prepara la vendetta nelle urne

Passeggiata per le vie della Capitale per l'ex sindaco: sostegno dai romani, poche contestazioni Scherza con i cronisti: «Non ho programmi di morte imminente». E lavora alla sua lista civica

Marino il marziano fa il martire e prepara la vendetta nelle urne

RomaLa sera del 6 gennaio 1954, stanco e amareggiato, Kunt si dirige verso la sua astronave. Marte è un puntino rosso che brilla quasi solitario nel cielo, e circola da un po' di giorni la voce che se ne voglia tornare a casa. Ma c'è un problema da risolvere... Ecco, è di quel problemino preconizzato da Ennio Flaiano nel suo formidabile Marziano a Roma che si vorrebbe dire. Non senza aver prima riscontrato, ancora una volta, la superiorità della letteratura rispetto alle umane diatribe chiamate politica . Una trafila di umiliazioni e segnali accompagnano la discesa di Kunt, come quella di Ignazio Marino. Dalla sua «degradazione» nell'elenco delle persone importanti per il Papa, al fatto che «la promessa di una nuova epoca sia del tutto sfumata, diluita nei cocktail» eccetera. Seguiranno forse gli ingaggi di una rivista di sinistra (neppure Flaiano poteva arrivare a supporre che nel 2015 non ce ne fosse più una), i ruoli minori in un film, l'insignificanza nei giornali.

Ma questo avverrà un giorno lontano. Dopo che l'ex primo cittadino si sarà preso le sue rivincite e giocato tutte le sue carte. D'altronde la propria olimpica impenetrabilità era sfolgorante, nelle passeggiate di ieri, attorniato dai cronisti per i vicoli della Capitale: dall'uscita di casa, di buon mattino in via di Santa Chiara (dietro il Pantheon), alla salita delle scale del Campidoglio, al suo essere «orgoglioso per il lavoro fatto», alla cortesia verso giornalisti e passanti, molti dei quali lo salutano con simpatia se non con fervore («Le persone perbene stanno con lei», gli dicono. E lui: «Lo so, lo so»). Poche le contestazioni. Abito blu, cravatta rossa e zainetto, buona lena al mattino, buona lena e sosta da Giolitti per un gelato al ritorno. Scherza con i cronisti e si mostra più che serafico. «Sto bene. Non ho programmi di morte imminente, questa è la mia città», dice.

Il martirio gli ha giovato, non c'è che dire. Al punto da poterlo considerare alla stregua di mossa studiata ad arte. Certo, è presto per dirlo, ma il marziano Marino si sta sapientemente rimaterializzando in San Marino vergine e martire (alla faccia della citazione di Allende: «Non sono un martire sono un lottatore sociale»). Il dottor Jekyll non avrebbe condotto la metamorfosi con altrettanta sagacia. Per colpa anche dell'insipienza colpevole del Partito dalla-coda-di-paglia, le tante manchevolezze passano in secondo piano e le persone dabbene cominciano a nutrire moti di simpatia. Altri segnali, quali il messaggio rabbioso sfuggitogli l'altra notte («Ora questa città si merita i grillini!») indicano con certezza che di Sant'Ignazio si continuerà a sentir parlare, e non per prodezze dal buen retiro di Sydney.

«Tutte le Moleskine», aveva scritto nell'appunto dell'altro giorno tra le cose importanti da recuperare in ufficio. Sono, assieme ai quaderni colorati, la messe di appunti raccolti in questi mesi e che siamo ormai certi non utilizzerà nel libro di memorie. La Lista Marino, alle prossime amministrative, tirerà fuori ogni tipo di fuoco d'artificio pur di annichilire qualsiasi velleitaria riscossa pidina. Quegli appunti, quei documenti «sono la sua cintura di bombe a mano... Persone, circostanze. Materia per inquirenti», scrisse la giornalista di Repubblica quando ancora la consegna del Pd era di tenerselo buono. Con Marino in giro per Roma, nessuno del Nazareno potrà mai dirsi tranquillo, il Mandante per primo. La vendetta è un piatto da cena fredda. Anzi siderale.

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