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Martelli-Quartapelle. Le carriere separate dividono i coniugi

L'ex ministro è per il Sì, la deputata Pd voterà No. Confronto in teatro a Milano

Martelli-Quartapelle. Le carriere separate dividono i coniugi
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Lunedì 23 marzo sapremo se le carriere dei magistrati si separeranno tra pubblici ministeri e giudici. Nel frattempo però, il referendum separa le famiglie. Casa Martelli-Quartapelle come casa Vianello. Moglie e marito separati (e felici) in casa tra No e Sì. Che barba. Che noia. Claudio, ex ministro della Giustizia, numero due del partito del Psi ai tempi di Bettino Craxi, discetta sull'importanza di tenere distinte le carriere tra accusa e organo giudicante. Lia, deputata del Pd, riformista, dissidente coraggiosa, che si infuria. Si gira (come faceva Sandra) dall'altra parte del letto. E non rinuncia all'idea: "Questa riforma è animata da furia ideologica della destra, stavolta caro Claudio non ti seguo". Un divorzio politico che diventerà divorzio pubblico il 19 marzo prossimo al Teatro Parenti di Milano. La coppia Martelli-Quartapelle sarà intervistata da Christian Rocca. In quell'occasione moglie e marito metteranno agli atti la propria separazione. Solo referendaria. Per il resto è una coppia politica affiatata. E i temi di convergenza sono tanti: Ucraina, lavoro, Medio Oriente. Formidabile la scena di due sere fa, al programma di Paolo Del Debbio 4 di Sera. In studio il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, un meloniano di ferro. Dall'altra parte, Claudio Martelli, che con la sua simpatica oratoria inizia un lungo intervento contro l'attuale sistema giudiziario dove il pubblico ministero domina sul giudice. Intervento che si celebra sotto lo sguardo sorridente e compiaciuto del meloniano. Chissà cosa avrà pensato sul divano di casa, in attesa del rientro del marito, la moglie Lia Quartapelle. È stato siglato un patto. Di sera non si parla dei talk. Non si commentano le performance dell'una (per il No) dell'altro (per il Sì). Durante la giornata il confronto è ammesso nel merito della riforma. Martelli sostiene che la separazione delle carriere è un vecchio pallino di Giovanni Falcone. L'ex simbolo della lotta alla mafia collaborò con Martelli ai tempi in cui quest'ultimo fu scelto come ministro della Giustizia.

Per Martelli la separazione delle carriere è un passaggio necessario per garantire terzietà e imparzialità al giudice. E Martelli sarebbe perfino d'accordo con porre il pubblico ministero sotto l'esecutivo: "Non è scandaloso". Allarme rosso. Guai a nominare Falcone in chiave meloniana a una democratica. Si rischia il divorzio.

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