"Ma quale amico dei boss, ho commesso un errore. A me i camorristi dietro le sbarre me l'hanno giurata per il mio impegno sul carcere duro". L'ex sottosegretario Andrea Delmastro risponde piccato al Giornale dopo la sua audizione in commissione Antimafia sulla vicenda che l'ha costretto a dimettersi dal ministero della Giustizia. Si è parlato della società Le Cinque Forchette realizzata insieme a Miriam, la figlia del ristoratore Mauro Caroccia (condannato settimane dopo come prestanome del clan Senese): "Lui era simpatico, lei incensurata e il locale carino, appena ho capito che era un contesto distante anni luce dalla mia formazione culturale sono uscito velocemente, io e tutti i soci, perdendoci anche i soldi e informando solo il collega Giovanni Donzelli, non la premier Giorgia Meloni", è la ricostruzione offerta dal deputato Fdi a Palazzo San Macuto.
"Ho conosciuto Caroccia andando a cena lì, nessuno di quelli venuti con me a mangiare (tra cui molti dirigenti del Dap, ndr) ha commesso reati, io non conoscevo la loro storia altrimenti non sarei più andato. Ma nessuno dall'antiriciclaggio mi aveva dato alcun alert, anche se forse servirebbero più tutele per chi vive sotto scorta e deve frequentare luoghi sicuri".
Dalla consapevolezza all'uscita dall'attività commerciale Bisteccheria d'Italia il passo è stato brevissimo, ("non mi risulta di essere indagato", rivela Delmastro). D'altronde l'ipotesi riciclaggio non reggerebbe perché i 40mila euro investiti nel locale sono soldi del deputato e dei suoi amici, non della camorra.
Il parlamentare biellese è rimasto così scottato dalla vicenda da essere diventato vegetariano: "Mi sono convertito, non mangio più carne", la battuta alla presidente Chiara Colosimo. Anche la parte "secretata" su potenziali collegamenti con altre inchieste (da Assedio a Hydra) è durata pochissimo, segno che di strascichi giudiziari questa storiaccia non dovrebbe causarne più.
L'opposizione ovviamente non ci sta: "Bastava andare su Google per capire chi erano i Caroccia", sostengono i grillini, di "audizione evasiva e imbarazzante" parla la deputazione Pd in Antimafia. "Come è possibile che abbia potuto con tanta leggerezza e inconsapevolezza stringere frequentazioni e rapporti di affari con una famiglia nota come prestanome del clan Senese?", si chiedono i parlamentari dem. "A noi sembra tutto incredibile e terribilmente grave", sottolinea Elisabetta Piccolotti (Avs), che evoca i legami di Fdi con ambienti della curva laziale legato all'omicidio (irrisolto) del capo ultrà Fabrizio Piscitelli detto Diabolik e con il clan Senese sgominato a Milano. "Solo mistificazioni, nessuno che voglia intrattenere rapporti imprenditoriali con soggetti riconducibili alla criminalità organizzata lo farebbe in chiaro e con il proprio nome e cognome - è la replica del gruppo parlamentare Fdi in commissione Antimafia - l'audizione ha fugato ogni dubbio o opacità su una vicenda che le opposizioni ormai da mesi usano come clava".
A Delmastro i clan l'avevano giurata, le minacce raccolte dietro le sbarre sarebbero legate al piano per la revisione del 41bis anticipato dal Giornale e osteggiato dalla sinistra, che prevede sette istituti dedicati al carcere duro ma anche per la stretta su Alta sicurezza e misure alternative che in molti casi hanno reso le carceri un colabrodo, dove arrivano droga e telefonini grazie ai droni. Un piano che le dimissioni del sottosegretario con delega al Dap avrebbe potuto far saltare, facendo sì un favore alla criminalità organizzata, e che invece dovrebbe andare avanti.
Delmastro paga anche le sue rivelazioni sui rapporti tra Pd e l'anarchico Alfredo Cospito, che ai dem aveva chiesto, anche a nome di alcuni boss, l'abolizione del carcere duro. La mafia voleva toglierlo di mezzo e ci è (quasi) riuscita.